AGGIORNAMENTO : 18 Febbraio 2026 - 08:45
6.3 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 18 Febbraio 2026 - 08:45
6.3 C
Napoli

Il Rolex rifiutato dall’ex dg dell’Asl che smaschera il “sistema Ferraro”

Napoli– Un Rolex da 8mila euro come “biglietto da visita” per entrare nel mondo degli appalti pubblici.

SULLO STESSO ARGOMENTO

Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...

Napoli– Un Rolex da 8mila euro come “biglietto da visita” per entrare nel mondo degli appalti pubblici. Ma il dono, invece di aprire porte, è stato rispedito al mittente e ha finito per diventare una prova a carico del cosiddetto “sistema Ferraro”, la rete di interessi, appalti pilotati e tangenti ricostruita dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dai Carabinieri del Comando provinciale di Caserta.

Il protagonista in positivo di questa vicenda è Gennaro Volpe, ex direttore generale dell’Asl di Benevento, oggi a capo dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Nel maggio 2023, Volpe rifiutò l’orologio di lusso che gli era stato consegnato dall’imprenditore Giuseppe Rea, attivo nel settore della sanificazione, che sperava così di ottenere due appalti per servizi di disinfestazione negli uffici dell’Asl sannita. Volpe non solo non accettò il regalo, ma lo consegnò alla sua segreteria affinché venisse restituito.

L’indagine e gli arresti

L’episodio emerge ora nell’ambito di un’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di dieci persone (tre in carcere, sette ai domiciliari) e a ulteriori sette misure cautelari tra divieti di dimora e interdizioni dai pubblici uffici.

Tra i nomi eccellenti figurano:

Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur, già condannato a 7 anni per concorso esterno in camorra e considerato uno storico colletto bianco del clan dei Casalesi, ritenuto il regista del sistema;

Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo e coordinatore provinciale di Forza Italia a Caserta (ai domiciliari);

il rettore dell’Università Parthenope di Napoli, Antonio Garofalo, sospeso dall’incarico;

amministratori locali del Beneventano (tra cui San Giorgio del Sannio) e del Napoletano (come Frattamaggiore).

Secondo l’accusa, il “sistema Ferraro” ruotava intorno alla gestione di appalti nel campo della raccolta dei rifiuti e della sanificazione di locali sanitari e ospedalieri, settori storicamente controllati dall’imprenditore casalese.

Tangenti, favori, appoggi elettorali e la capacità di sfruttare la sua “autorevolezza mafiosa” avrebbero consentito a Ferraro di influenzare gare e affidamenti in Campania e non solo: tracce del suo sistema emergono anche a Catania, dove un’azienda a lui vicina avrebbe ottenuto lavori grazie alle sue relazioni.

I soldi e i tentativi di infiltrazione

Rea, considerato parte integrante del sistema, fu trovato nell’ottobre 2023 con quasi due milioni di euro in contanti nascosti nella sua casa di Caserta, ritenuti fondi riconducibili a Ferraro. È lui ad aver tentato di infiltrarsi all’Asl di Benevento attraverso l’orologio offerto a Volpe, senza riuscirci.

Diverso, invece, l’esito a Caserta, dove Rea avrebbe cercato di condizionare la gara sulla disinfestazione per la legionella. La procedura venne sospesa e poi annullata grazie – secondo la Procura – ai rapporti con l’allora direttore generale Amedeo Blasotti (indagato) e all’intervento del politico Luigi Bosco, ex consigliere regionale e oggi coordinatore regionale di Azione, anch’egli indagato.

L’analisi

L’inchiesta porta alla luce un meccanismo collaudato di corruzione e pressioni che coinvolge imprenditori, politici e amministratori locali, con Ferraro al centro come cerniera tra il mondo della camorra casalese e le istituzioni. In questo contesto, la scelta di Volpe di respingere il Rolex rappresenta un gesto raro e significativo: un rifiuto che non solo lo ha sottratto a un giro di corruzione, ma ha contribuito a rafforzare il quadro accusatorio contro gli indagati.

Il “sistema Ferraro” dimostra ancora una volta come i clan e i loro referenti abbiano saputo reinventarsi nel tempo: non più solo violenza e intimidazione, ma corruzione e clientele per controllare settori strategici dell’economia, dalla sanità ai rifiuti. Un modello silenzioso ma pervasivo, che rende ancora più preziosi i gesti di resistenza, come quello di un dirigente pubblico che davanti a un Rolex ha scelto la strada della legalità.

LEGGI ANCHE

Zannini davanti al Gip: «Nessuna corruzione, respingo ogni accusa»

di A. Carlino 4 Febbraio 2026 - 16:16 16:16

Napoli - Ha respinto ogni addebito il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini, ascoltato ieri dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, concussione, falso e truffa ai danni dello Stato. L’audizione rientra nel procedimento avviato dalla Procura sammaritana, guidata da Pierpaolo Bruni, che…

Continua a leggere

Corruzione e truffa, domani l’interrogatorio del consigliere regionale Zannini

di Vincenzo Scarpa 3 Febbraio 2026 - 20:39 20:39

Si terrà domani l’interrogatorio preventivo davanti al gip per Giovanni Zannini, consigliere regionale della Campania in forza a Forza Italia, coinvolto in tre diverse inchieste coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse contestate sono pesanti e spaziano dalla corruzione alla concussione, dal falso alla truffa ai danni dello Stato.

Le contestazioni riguardano fatti risalenti alla precedente consiliatura, quando Zannini sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno del presidente Vincenzo De Luca e ricopriva il ruolo di presidente della commissione regionale Ambiente. Secondo l’impianto accusatorio, il consigliere avrebbe fatto parte di un presunto sistema politico-clientelare capace di influenzare nomine in enti pubblici, tra cui aziende sanitarie locali, e dinamiche amministrative in diversi Comuni del Casertano, compresi centri rilevanti come Caserta e Castel Volturno.

Continua a leggere

Corruzione, chiesto l’arresto per il consigliere regionale Zannini

di Vincenzo Scarpa 20 Gennaio 2026 - 20:31 20:31

Un presunto sistema di favori, regali e interventi politici è al centro dell’inchiesta che vede coinvolto il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini, per il quale la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto l’arresto. La decisione è ora nelle mani del gip, chiamato a pronunciarsi il prossimo 4 febbraio. Nello stesso procedimento risultano indagati anche due imprenditori del settore caseario, padre e figlio, per i quali i pubblici ministeri hanno avanzato la richiesta del divieto di dimora.

A Zannini viene contestato il reato di corruzione. Secondo l’accusa, gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo avrebbero “regalato” al consigliere regionale una gita a Capri a bordo di uno yacht di lusso, dal valore stimato in circa 7.300 euro, in cambio di un suo intervento presso gli uffici della Regione Campania per agevolare un impianto di produzione casearia nel comune di Cancello Arnone.

Continua a leggere

Fonte Verificata
PUBBLICITA
PUBBLICITA

Primo piano

PUBBLICITA