Il giornalista napoletano di Fanpage, Ciro Pellegrino denuncia: “Sono il secondo reporter spiato”

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Napoli – Un nuovo caso di sorveglianza digitale scuote il mondo dell’informazione italiana. Ciro Pellegrino, caporedattore della sede napoletana di Fanpage, ha denunciato di essere stato vittima di un attacco spyware mirato al proprio telefono cellulare.

A lanciare l’allarme è stata direttamente Apple, che ha informato il giornalista con un messaggio ufficiale: “È probabile che questo attacco ti stia prendendo di mira specificamente per via della tua identità o delle tue attività”.

Si tratta del secondo caso in pochi mesi che colpisce la testata giornalistica: prima di lui, a essere avvertito di un’analoga attività di spionaggio era stato il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, notificato però da Meta (la casa madre di Facebook e Instagram).

Non è ancora chiaro se, in entrambi i casi, sia stato utilizzato lo stesso spyware – si sospetta il software “Graphite” della società Paragon, già associato a episodi analoghi in Italia, inclusi alcuni attivisti di Mediterranea.

Intervistato dall’ANSA, Pellegrino ha raccontato di aver ricevuto prima una mail e poi un sms da Apple. In un primo momento aveva pensato a un tentativo di phishing, ma la verifica con esperti di sicurezza e con lo stesso Cancellato – che si trovava a Napoli con lui – ha confermato la fondatezza dell’allarme. Due aziende private sono state incaricate di analizzare il dispositivo e ne hanno confermato la compromissione.

“Provo rabbia e sorpresa – ha dichiarato Pellegrino – ancora non riesco a credere che stia succedendo a me”. Il giornalista ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia formale nei prossimi giorni. Intanto, la Procura e le autorità competenti si preparano a indagare per fare chiarezza sull’origine e le finalità di questo nuovo episodio di sorveglianza ai danni di un operatore dell’informazione.

Il caso riapre il dibattito sulla tutela della privacy e della libertà di stampa, in un contesto sempre più complesso in cui strumenti digitali sofisticati possono mettere a rischio giornalisti, attivisti e oppositori.

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