Napoli – Ha ottenuto gli arresti domiciliari e ha potuto lasciare il carcere dopo circa un anno Antonio Gianpaolo Galletti arrestato nel marzo dello scorso anno insieme con altre 21 persone accusate di introdurre telefonini, droga e armi nelle c arceri di tutta Italia con i droni.
Il maxi blitz della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, portò alla luce un sofisiticatissimo sistema di introduzione di tutto il possibile in una dozzina di carceri dal Nord al Sud Italia grazie al mago dei droni Vincenzo Scognamiglio. Il traffico era stato organizzato da un dei figlio del boss di Bagnoli, Massimiliano Esposito o’ scugnato.
Antonio Gianpaolo Galletti, difeso dall’avvocato Rosario Arienzo, era accusato di associazione per delinquere con l’aggravante mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga sempre con l’aggravante mafiosa e introduzione di droga e telefonini in carcere.
Nuove tecnologie contro gli sversamenti illegali e gli incendi dolosi nella Terra dei Fuochi. È la linea tracciata dal commissario di governo per la riqualificazione delle periferie, Fabio Ciciliano, al termine del tavolo tecnico che si è tenuto oggi a Caivano. Al centro del vertice la necessità di rafforzare la videosorveglianza nei territori più colpiti delle province di Napoli e Caserta. “Prenderemo come riferimento – ha spiegato Ciciliano – l’esperienza della Regione Calabria, che negli anni ha messo a punto un sistema basato su droni e intelligenza artificiale, considerato oggi una best practice a livello europeo”. L’obiettivo è duplice: potenziare l’azione delle forze dell’ordine attraverso strumenti tecnologici avanzati e trasformare la gestione del fenomeno da emergenziale a strutturale. “Droni e telecamere – ha aggiunto – permetteranno alle diverse forze di polizia di lavorare in maniera sinergica e più efficace. Ma è fondamentale anche il monitoraggio sanitario, perché non basta rimuovere i cumuli di rifiuti abbandonati: bisogna impedire che vengano creati di nuovo”. Il commissario ha sottolineato la necessità di un approccio integrato che coinvolga enti locali e cittadini: “Serve un sistema di civiltà nello smaltimento dei rifiuti e nel conferimento in discarica. Solo così sarà possibile ridurre il fenomeno in modo concreto e restituire sicurezza e dignità ai territori della Terra dei Fuochi”.
Napoli – La vicenda che ha svelato un business milionario, capace di trasformare i cieli sopra i penitenziari italiani in una pista di atterraggio per droni carichi di droga e telefonini, torna ora davanti ai giudici. Sono partiti infatti i ricorsi in appello contro la maxi-condanna inflitta lo scorso anno a 29 imputati, un totale di oltre 250 anni di reclusione a seguito del rito abbreviato.
Secondo gli atti d’accusa, la rete riusciva a rifornire 19 istituti di pena sparsi da Sud a Nord – dalla Sicilia al Piemonte – con pacchi recapitati dall’alto: smartphone, cellulari per sole chiamate vocali e soprattutto stupefacenti. Tutto gestito con tariffe chiare: mille euro per uno smartphone, 250 euro per un cellulare base, fino a 7.000 euro per mezzo chilo di droga. La regia, secondo la Dda, faceva capo a Vincenzo Scognamiglio, supportato da Giorgio Ciriello (difeso dagli avvocati Massimo Viscusi e Arienzo), e dall’incensurato Antonio Castiello, imprenditore avellinese titolare della ditta che forniva i droni. Scognamiglio era considerato il “pilota esperto”: disegnava rotte sofisticate, capaci di eludere i sistemi anti-intrusione delle carceri.
Ci vorranno appena quindici minuti per trasportare sacche di sangue o materiale biologico dall’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli all’ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno. Lo scorso 18 febbraio, sono andati bene i primi voli di prova dei droni cargo hi-tech, che promettono di “avvicinare” l’isola verde alla terraferma, contribuendo a ridurre i tempi…
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