Camorra, il boss latitante Dario Federico: “Marina di Stabia? Oramai è il mio feudo…”

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“E chi mi muove da li sopra… ormai è il mio feudo”.Il boss Dario Federico, alias Dariuccio, latitante per associazione mafiosa e estorsione descrive così il Porto di Marina di Stabia a Castellammare di Stabia dove ha imposto, attraverso un clamoroso raid criminale, il suo predominio e la gestione di posti barca per la sua attività di noleggio.

Il pluripregiudicato, uscito dal carcere nel 2020 dopo diversi anni, secondo gli inquirenti ha ricostruito la sua cerchia criminale e organizzato, attraverso la Tremar srl, una società con sede a Pompei intestata alle figlie, un affare lucroso: il noleggio di barche e gommoni.

Il porto di Marina di Stabia, il suo ‘feudo’, viene conquistato nel 2022 con un raid al quale partecipano tutti i fedelissimi. A ricostruire l’episodio aiutano alcune intercettazioni, agli atti dell’inchiesta della Dda di Salerno che la scorsa settimana ha portato 31 persone in carcere  mentre 5 compreso il boss Dario Federico sono sfuggiti all’ordinanza cautelare firmata dal gip Pietro Indinnimeo.



    Dalle intercettazioni contenute nelle 224 pagine dell’ordinanza cautelare i partecipanti al raid esaltano le gesta di ‘Dariuccio’ Federico ed è lo stesso ras a vantarsi di come ha terrorizzato S.L.M., il responsabile del porto turistico stabiese.

    “Scendemmo a dieci motociclette … io, il ninja (Aquino Francesco alias “il ninja”, ndr), Tore (Di Paolo Salvatore, ndr), mio cognato (Nappo Raffaele, ndr), tutti quanti i nipoti miei! – racconta Dario Federico -. Quando entrammo dentro, i mezzi non finivano più! Disse: “uè Dariù buongiorno!”. “Buongiorno al cazzo”, dissi: “scemo vieni qua!”.

     La minaccia al responsabile di Marina di Stabia: “Chiudi il porto, alza i gommoni da mare e prepara 200mila euro”

    Lo acchiappai per i capelli … Dissi: “immediatamente devi chiudere il parcheggio, devi chiudere il porto”. Dissi: “manda ad alzare i gommoni da mare” … dissi: ” e preparami duecentomila euro!”. Dissi: “mi devi preparare i duecentomila euro!”. “Ma chi ha detto niente… io non ho detto niente!”. “Azz, non hai detto niente?”. Ae…!”.

    Il raid di Federico nel porto costrinse la vittima a cedere alle sue richieste. Innanzitutto, secondo quanto si evince dalle intercettazioni, Dariuccio ottenne otto posti barca a un prezzo di favore, 2500 euro al mese anziché 6/7mila euro.

    Inoltre per evitare ritorsioni il manager fu costretto a cedere al ras un posto barca gratuito. In questo modo la vittima, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, aveva evitato il pagamento di un’estorsione da 200mila euro.

    Dariuccio Federico si vantava di aver fatto uno ‘show’ nelle intercettazioni captate dagli investigatori nel corso delle indagini che hanno portato nei giorni scorsi all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, che vede indagate 43 persone tra Scafati, Pompei e Castellammare,  per associazione camorristica e estorsione e per la quale Dario Federico risulta irreperibile.

    Secondo la Procura, Dario Federico faceva affari attraverso la Tremar, una società intestata alle figlie e con sede al centro di Pompei, a pochi passi dal Santuario. Una società schermo, attraverso la quale faceva affari apparentemente legali, ma con la quale imponeva il suo predominio nel porto stabiese.

    Era riuscito a conquistare il ‘feudo’ come lo descrive egli stesso nelle intercettazioni grazie ai ‘buoni uffici’ di esponenti del clan Cesarano, rimasti al momento senza identificazione, che gli avevano consentito di entrare nel porto. Ma a Dario Federico non interessava essere trattato come un cliente qualsiasi. Anzi. Pretendeva prezzi di favore e la libertà di poter gestire due pontili a suo piacimento.

     Benzina a prezzi scontati e possibilità di bloccare posti barca

    Dario Federico si vanta di poter entrare e uscire dal porto senza rispettare gli orari e a suo piacimento, ‘tengo le schede, tengo tutto’ dice. Inoltre, ottiene benzina a prezzi scontati per le sue barche e i suoi gommoni.

    Inoltre è emerso anche dalle intercettazioni telematiche sull’utenza cellulare di Dario Federico che il ras aveva la possibilità di impedire l’accesso a barche di altre società o comunque di farle togliere per consentire l’accesso e la collocazione nel posto barca di altri gommoni riferibili a lui.

    Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al raid avvenuto nell’aprile del 2022 avrebbero partecipato almeno dieci persone, in sella a motociclette di grossa cilindrata.

     Il boss si vantava sui social dell’estorsione show a Marina di Stabia

    Lo ‘show’ aveva consentito al gruppo di ottenere ciò che voleva. Poco tempo dopo, infatti, Federico aveva pubblicizzato sui social i posti barca a Marina di Stabia e il noleggio dei suoi gommoni. Tanto che Salvatore Di Paolo, anch’egli arrestato nel blitz dei giorni scorsi, e suo sodale nell’organizzazione criminale, lo aveva subito chiamato per evidenziare il successo del raid e per farsi raccontare le ‘gesta’ del capoclan.

    Questo uno stralcio delle intercettazioni: DI PAOLO Salvatore: ‘Già hai messo le storie? FORTE Antonio: ‘Hai messo anche la storia … ci siamo fatti due risate, ci siamo fatti! DI PAOLO Salvatore: Comunque devi togliere queste barche da mare eh, che devo mettere le mie! Vedi come dcvi fare! FEDERICO Dario: Devi mettere le tue? Uè Antò, lo senti? Ha detto che deve mettere le sue…”.

    I due poi si videochiamano e ironizzano ancora su come hanno ottenuto l’accesso al porto e su come Dario Federico ha imposto la sua ‘legge’ a Marina di Stabia.

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