

Alcuni dei cinquanta imputati accusati di intestazione fittizia sembrano ora uscire dai guai, incluso l’imprenditore edile del clan, Antonio Simeoli, che ha ottenuto la scarcerazione. La potente cosca dei Polverino nell’area Marano-Quarto sembra veder sgretolato il muro di accuse.
La storia si trascina da un decennio, ma sembra che Antonio Simeoli stia quasi completando la sua pena, trovandosi attualmente agli arresti domiciliari. Simeoli, noto anche come “Ciaulone”, è il fondatore della Sime costruzioni e titolare di altre società edili confiscate dallo Stato. Decine di pentiti del clan Polverino e dell’area giuglianese-casertana avevano testimoniato contro di lui.
Simeoli e i suoi figli sono rinviati a giudizio anche in altri procedimenti, con richieste di pesanti condanne a breve scarcerazione. Il clan Polverino ha visto quasi 150 anni di reclusione richiesti per 57 imputati, tra cui diversi membri della famiglia Simeoli.
Il fatto su cui si basavano le accuse, secondo i giudici del tribunale di Napoli, sembra non sussistere. La situazione sembra quindi aver avuto una svolta per Simeoli e i suoi familiari imputati. La sentenza è attesa a breve e potrebbe rivelarsi determinante per il futuro della famiglia coinvolta in questa vicenda legale complessa.
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