Ritrovati nuovi reperti e quello che sembrerebbe essere l’ingresso di un tempio durante le riprese di un reportage di Mi Manda RaiTre realizzato nell’area archeologica di Pompei.
Le immagini, realizzate e montate in presa diretta, e che verranno mostrate nel corso della puntata di domani, a partire dalle 9 su RaiTre, mostrano l’incredibile ritrovamento di quella che, secondo gli archeologi presenti, potrebbe essere appunto l’apertura di un tempio.
All’interno del sito di Civita Giuliana, area a circa 700 metri a nord-ovest delle mura dell’antica Pompei, la giornalista Amalia De Simone, insieme al regista Danilo Di Nucci, ha dapprima attraversato (per la prima volta in assoluto) i cunicoli realizzati dai tombaroli all’interno dell’area nel corso di uno scavo clandestino durato, secondo gli inquirenti, quasi 30 anni, per poi giungere insieme agli esperti al punto del ritrovamento.
A dar forza all’ipotesi che si tratti di un tempio la testimonianza di un ladro di reperti che alle telecamere del programma ha raccontato di aver partecipato agli scavi clandestini e di aver trafugato dal tempio che sta emergendo una statua di Ercole di circa 1,60 m e 12 tavole corrispondenti a 12 dipinti sulle fatiche dell’eroe ellenico.
Secondo la fonte, la statua sarebbe stata immessa sui circuiti internazionali da un boss della camorra per circa 1 miliardo delle vecchie lire, mentre ai tombaroli sarebbero andati 70 milioni di lire.
Nel corso dell’inchiesta si mostra anche un sito in cui sono stati trafugati due dipinti attualmente esposti al Paul Getty Museum di Los Angeles e su cui il procuratore Nunzio Fragliasso ha avviato una rogatoria internazionale.
La guerra silenziosa contro i tombaroli continua, e Pompei non arretra di un passo. Venerdì 25 luglio, il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, e il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, hanno firmato la proroga biennale del protocollo d’intesa che unisce giustizia e cultura nella difesa dell’inestimabile patrimonio vesuviano. Un’intesa nata nel 2019 e già rinnovata nel 2021 e 2023, che si conferma un modello pilota a livello nazionale per contrastare il traffico illecito di reperti e i continui scavi abusivi.
Le operazioni condotte in questi anni raccontano una sinergia vincente. Il caso Civita Giuliana è emblematico: qui, oltre all’arresto dei tombaroli che saccheggiavano un’antica villa suburbana, sono emerse scoperte scientifiche di rilievo mondiale. Stesso discorso per la Villa dei Misteri, dove la demolizione di un casolare abusivo ha dato il via a nuovi scavi che hanno confermato sospetti di attività clandestine. Tra cunicoli nascosti e strumenti da scavo ritrovati, la legalità si fa strada anche sotto terra.
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