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Avellino, minaccia infermieri di tornare armato. Nursing up: “Clima di terrore”

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Un uomo, parente di un paziente, ha minacciato tre infermieri, intimando loro che di lì a poco sarebbe tornato con una pistola.

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E’ accaduto all’ospedale Moscati di Avellino dove l’uomo avrebbe promesso di andare in auto a prendere l’arma affermando “poi vi faccio vedere io”. A ricostruire la vicenda, accaduta nella notte tra il 9 e il 10 gennaio, è il sindacato degli infermieri Nursing Up che definisce quello che si respira negli ospedali italiani “un clima di terrore” con “continui atti di intimidazione” e “brutali aggressioni fisiche”.

Un “fenomeno che rischia di diventare incontrollabile e ingestibile”, e che mostra come “i piani di prevenzione e quelli di messa in sicurezza sono al momento inefficaci”. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, rispetto a quanto si pensava all’inizio – si legge in una nota – pare che l’uomo non fosse in possesso di nessuna arma, ma avrebbe fatto capire di avere tutta l’intenzione di usarla, riferisce ancora il sindacato.

“La riflessione doverosa di fronte a quanto sta accadendo, e la Campania detiene in tal senso il drammatico record di una media di oltre un’aggressione al giorno tra dicembre 2023 e gennaio 2024 – commenta Antonio De Palma, presidente Nursing Up – può essere una soltanto: i professionisti della salute sono oggi totalmente abbandonati a se stessi”.

E ancora: “Siamo di fronte – denuncia il sindacalista – a un evidente immobilismo da parte del Governo e delle Regioni, inutile nascondersi, ma anche a un inutile e controproducente scaricabarile. In primis ci sembra chiaro – continua – che il piano di ripristino dei presidi delle forze dell’ordine, tanto decantato dal ministero degli Interni, evidentemente non è ad oggi sufficiente e non è abbastanza radicato ed efficace.

In secondo luogo il tempo delle leggi che inaspriscono le pene, degli osservatori antiviolenza, dei vademecum di prevenzione è bello che finito: ci appare chiaro che non hanno portato ad alcun effetto. E allora – conclude – prima che accada davvero l’irreparabile, prima che un’infermiera o un infermiere rischino davvero la vita, occorre mutare totalmente le strategie, occorre un cambiamento radicale che coinvolga tutte le parti in causa.

E le stesse aziende sanitarie non facciano vittimismo, limitandosi ad addossare le colpe al Governo e alle Regioni, dal momento che per legge sono responsabili dell’incolumità psicofisica degli infermieri loro dipendenti”.


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