Condannato a 17 anni di carcere il gioielliere che uccise due rapinatori

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Mario Roggero, gioielliere di 68 anni di La Morra, è stato condannato in primo grado a 17 anni di carcere per il duplice omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo, avvenuto il 28 aprile 2021 nel suo negozio di Grinzane Cavour.

La sentenza, emessa dalla Corte d’Assise di Asti, è stata più severa di quanto richiesto dal pubblico ministero, Davide Greco, che aveva chiesto 14 anni.

Roggero, che non ha mai manifestato alcun rimorso per le sue azioni, ha commentato la sentenza dicendo: “Ognuno ha il proprio destino, loro hanno avuto il loro”.

    Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini si è schierato a favore del gioielliere, scrivendo sui social: “Dopo una vita d’impegno e di sacrifici, ha difeso la propria vita e il proprio lavoro. In carcere dovrebbero esserci altri, veri delinquenti”.

    Per l’accusa, invece, Roggero non ha agito in legittima difesa. Il procuratore Greco lo ha definito “un giustiziere privato, impulsivo, irascibile” e ha ricordato che in passato era stato condannato per minaccia per aver mostrato una pistola al fidanzato di una delle figlie.

    Nelle immagini delle telecamere di sorveglianza si vede che i rapinatori, dopo aver fatto irruzione nel negozio, escono e si dirigono verso un’auto. Poco dopo, Roggero esce con la pistola in pugno e spara prima all’autista e poi al bandito che stava salendo dal lato del passeggero. In due riescono a fuggire, ma Roggero li insegue e uno di loro viene colpito e cade a terra.

    La difesa di Roggero ha sostenuto che la sparatoria sia stata causata dalla paura che i rapinatori avessero rapito la moglie del gioielliere, che si trovava nel negozio al momento dell’assalto.

    Il tribunale, però, ha ritenuto che Roggero non fosse in stato di legittima difesa, né putativa.

    La sentenza è stata accolta con soddisfazione dal pubblico ministero, che ha annunciato di voler ricorrere in appello.

    Il caso di Mario Roggero è stato molto seguito dai media e ha suscitato un acceso dibattito sulla legittima difesa.

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