Napoli, dona il cadavere per la ricerca ma il Policlinico non ha l’autorizzazione

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Donare il proprio corpo dopo la morte per scopi scientifici, formativi e di ricerca è consentito da una legge italiana approvata nel gennaio 2020.

Tuttavia, questa legge è diventata inattuabile in Campania, in particolare a Napoli, poiché il ministero della Salute non ha autorizzato il policlinico universitario Federico II ad accettare tali donazioni.

La vicenda coinvolge una donna napoletana, G.D.V, che un anno fa, quando era malata terminale, aveva espresso nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT) la volontà di donare il proprio corpo alla ricerca scientifica del policlinico universitario della Federico II. Dopo la sua morte, avvenuta di recente, -come riporta Il Mattino-sono emersi ostacoli nell’ottenere l’autorizzazione necessaria per accogliere il corpo della defunta nel policlinico.

    L’avvocato Andrea Raguzzino, rappresentante della donna, ha cercato soluzioni alternative e ha individuato un centro autorizzato a Bologna. Tuttavia, l’obitorio del Policlinico di Napoli ha inizialmente rifiutato di accogliere la salma, affermando che mancava l’autorizzazione necessaria.

    Dopo vari tentativi e grazie all’aiuto della professoressa Castaldo del Policlinico Federico II, l’obitorio ha finalmente dato il via libera per accogliere la defunta, in attesa del trasferimento a Bologna.

    Gli ospedali della Campania non hanno le autorizzazioni per accettare questo tipoi di donazioni

    Si è scoperto che il ministero della Salute ha indicato le strutture autorizzate ad accettare tali donazioni, ma la Campania non è inclusa in queste. Le strutture abilitate si trovano a Roma, Milano, Padova, Palermo e Messina, ma l’unico centro operativo in Italia è a Bologna.

    Il professore Massimo Niola, docente di Medicina Legale, ha espresso la sua disponibilità ad accogliere queste donazioni in futuro, a condizione che il policlinico di Napoli ottenga l’accreditamento necessario.

    Questa situazione ha evidenziato la necessità di un chiarimento da parte delle autorità e ha sottolineato l’importanza di consentire agli studenti di medicina di avere esperienze dirette con organi veri, anziché con modelli in plastica, per fini di formazione e ricerca.




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