La Corte di Appello di Napoli (V sezione penale) ha assolto – con la formula il fatto non sussiste – Giovanna Allegretta, moglie di Camillo Belforte, figlio del capoclan Domenico Belforte, dall’accusa di essere una prestanome dell’organizzazione malavitosa casertana in relazione a una villa con piscina da circa 300mila euro che si trova a Marcianise.
Non solo. Ha anche escluso l’aggravante mafiosa contestata in relazione alla proprietà di un altro immobile, anche questo a Marcianise, riconducibile secondo la DDA a Salvatore Belforte, fratello di Camillo. La procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne e della confisca. Annullate quindi le condanne a tre e due anni di reclusione inflitte, rispettivamente, a Salvatore Belforte e Giovanna Allegretta.
La prima intestazione ritenuta fittizia risale al 2004, la seconda del 2008. Il risultato è stato ottenuto grazie al collegio difensivo composto dal cassazionista Dario Vannetiello e dagli avvocati Massimo Trigari e Nicola Musone.
A seguito di capillare attività di intercettazione, la Procura Distrettuale avviò indagini patrimoniali che portarono alla luce l’investimento di grosse somme di danaro, dell’ordine di centinaia di migliaia di euro in beni di lusso e per la realizzazione di immobili, tra cui una villa con piscina, ritenuti intestati fittiziamente da Belforte Camillo ai suoi familiari per il timore di subire sequestri in materia di misure di prevenzione.
Ipotesi smentita dalla Corte d’appello con la sentenza oggi emessa a seguito del laborioso lavoro difensivo svolto nel corso degli anni, collegio difensivo di cui hanno fatto parte anche gli avvocati Massimo Trigari e Nicola Musone.
La decisione riveste particolare importanza in quanto la Corte di appello ha deciso di revocare anche la confisca dei beni immobili, di cui uno di particolare valore, stimato di 300 mila euro.
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