L'INTERVISTA

Il maestro Raffaele Patalano racconta la sua passione per gli sport da combattimento e per Bruce Lee

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Nella sua palestra di Forio sita a Monterone in via Provinciale Panza e che sull’isola d’Ischia rappresenta un vero e proprio Tempio delle arti marziali, il Maestro Patalano si racconta a cuore aperto. Com’è nata da giovanissimo la sua passione per gli sport da combattimento e per Bruce Lee. La sua carriera, i successi internazionali dei suoi allievi e tanto altro ancora. Con l’entusiasmo che nonostante delusioni e tradimenti, aumenta sempre di più con il passare degli anni. E lunedì prossimo, 11 settembre, tra passato glorioso ed ambizioni future, la sua palestra riapre i battenti per la stagione sportiva 2023/2024. Intervista di Gennaro Savio.

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Ad accoglierci la prima statua di Bruce Lee, altezza naturale messa in posa in Italia la quale nella sua bellezza estetica ci dà il benvenuto nella storica palestra foriana. Varcando la soglia del suo dojo (palestra) si resta ammaliati. Gigantografie di Bruce Lee, armi tradizionali orientali, riproduzioni in legno e in ceramica raffiguranti figure marziali, diplomi e foto ricordo di trofei vinti adornano le sue pareti.

L’atmosfera marziale che si respira attraversa il nostro spirito. Subito si resta colpiti dalla ferrea disciplina, dall’incredibile serietà dal rispetto verso il maestro, dal controllo del corpo, della mente e della respirazione, e mentre con naturalezza, destrezza e fluidità giovani allievi portano a bersaglio le tecniche marziali ci si rende conto di non visionare un’attività sportiva, bensì di aver varcato la soglia dell’arte.

A fare gli onori di casa aprendo le porte ai nostri taccuini è il Maestro di Karate e Kickboxing Raffaele Patalano, di professione Fisioterapista, responsabile tecnico Federkombat  per l’ isola d’Ischia, settori Point Fighting e Light Contact. Maestro con esperienza ultraquarantenne, ha fatto delle arti marziali la sua filosofia di vita e del karate gi (uniforme per la pratica) la sua seconda pelle.

Dalla sua umiltà traspare tutto l’amore per l’insegnamento, la luce dell’entusiasmo e della passione brilla nei suoi occhi e risponde alle nostre domande con la saggezza dei grandi maestri raccontando le sue esperienze di vita, con un pizzico di amarcord.

Maestro, quando ha cominciato a praticare? Ci racconti la sua storia

“La memoria corre nel passato. Eravamo negli anni 70 e giocavo a calcio, ma ero affascinato dal Karate, dal mito che il più debole potesse sconfiggere il più forte, finche’ un giorno nell’ assistere alla proiezione di un film di Bruce Lee, dove calci e pugni, parate e contrattacchi erano portati con destrezza e velocità rimasi incantato da cotanta maestria. Non ero ancora consapevole ma quello fu il primo passo sulla strada di una grande passione che ancora oggi porto nel cuore”.

“Desideroso di apprendere, in assenza di internet, social, palestre e quant’altro cominciai a leggere libri e riviste specializzate. Il destino volle che all’ epoca lavorando come bagnino all’Hotel Splendid, oggi Eden Park, conobbi il campione di judo della Baviera, il quale mi avviò alla pratica marziale. La gioia di scoprire ed imparare, ricordo mi spingevano di mattina presto diverse ore prima che iniziasse la giornata lavorativa a seguire i suoi allenamenti”.

“Mi regalò un libro con tanto di dedica firmata datata 25 settembre 1979 che talvolta risveglia nostalgici ricordi di gioventù. Poi partì, ma ormai questa passione mi era entrata nel sangue fino a diventare la mia vita. Allora sull’Isola di marzialmente serio non c’era nulla, ne tantomeno una palestra. Conobbi il maestro Pasquale Dragon Di Costanzo, pioniere delle arti marziali ad Ischia, nel 1981 ne divenni allievo nella prima palestra ischitana in via delle Terme ad Ischia (San Ciro)”.

“Memorabili le nostre esibizioni nelle varie discoteche isolane (Area di Forio, Charly e Ciao Mare di Ischia), nelle piazze isolane, nel Cinema delle Vittorie in occasione di eventi e manifestazioni, senza contare le innumerevoli apparizioni televisive nei programmi sportivi delle allora TV private Telelacco Europa TV, Telestella del Golfo, Teleischia”.

“Ovunque strappavamo applausi e consensi. Era un’epoca pionieristica, un pugno di amici cercava di divulgare le arti marziali ad Ischia. Un gruppo storico nel quale la crema degli attuali maestri isolani Di Costanzo, Patalano, Di Paola, Giorgio Lauro arrivato dal Canada, Franco Migliaccio muoveva i suoi primi passi, oggi tutti affermati professionisti nelle loro discipline”.

“Durante il servizio militare mi allenai con il Maestro Baldiotti a La Spezia. Successivamente la voglia smisurata di apprendere, conoscere, perfezionarmi, mi portò ad allenarmi a Napoli dal Maestro Gianni Di Bernardo, attuale Presidente regionale Federkombat. Furono anni di intensi sacrifici dove dovetti conciliare il lavoro di guardiano notturno al Grand Hotel Regina Isabella con le lezioni impartitemi di mattina”.

“Consegui le qualifiche di Allenatore, Istruttore, fino a diventare Maestro. Nel 1997 insegnai alla palestra Oxygen a Lacco Ameno. Nel 1998 realizzai il sogno della mia vita con la fondazione dell’asd Bruce Lee’s Fighting Method, una società sportiva che trasmette gli antichi valori educativi delle arti marziali e che nel corso degli anni ha raggiunto risultati sportivi mai conseguiti finora da alcuna società sportiva isolana”.

Quali discipline pratica ed insegna?

“KARATE SHOTOKAN, Uno degli stili più praticati al mondo, KICKBOXING, nelle sue differenti discipline sport da combattimento nato in Giappone e sviluppatosi negli anni 70 in America. Inoltre insegno Difesa Personale”.

Cos’è per lei il karate?

“E’ uno stile di vita, una filosofia di vita che promuove l’aspetto educativo e formativo. Il Karate rafforza lo spirito attraverso l’ esercizio fisico, non insegna solo a combattere ma conferisce al praticante educazione, rispetto, fiducia in se stessi, pace interiore, equilibrio psicofisico e autocontrollo, virtu’ e valori che quando l’allievo avrà fatto propri, lo accompagneranno sulla retta via per il resto della sua vita, facendo di se stesso una persona migliore e un cittadino esemplare per umanità e caratura morale”.

Il kickboxing è uno sport violento?

“Sicuramente è uno sport da contatto fisico, chi lo pratica è preparato fisicamente e mentalmente a prendere e dare colpi, però assolutamente non è affatto uno sport violento. Statistiche alla mano ci si fa più male giocando a calcio che combattendo sui quadrati di gara, sui ring in virtu’ di speciali protezioni che tutelano l’integrità fisica”.

Quali risultati sportivi ha conseguito?

“Da adolescente sognavo di diventare un campione, avevo la tecnica ed i mezzi fisici per diventarlo. Purtroppo una pallonata al viso, con conseguenti fratture e successive operazioni per facilitare la respirazione mi impedirono di realizzare il mio sogno. I dottori mi impedirono tassativamente di combattere. Allora non esistevano caschetti con la mascherina protettiva, erano tutti aperti ed i rischi seri. Messo al tappeto dalla sfortuna non mi arresi, mi alzai e giurai a me stesso che ciò che il destino mi aveva tolto come atleta me lo sarei ripreso come tecnico. Dentro di me sapevo di non essere uno sprovveduto’ ed il grande bagaglio di esperienze acquisite poteva aiutare altri giovani a realizzare quel sogno. Negli anni a seguire un crescente numero di successi conseguiti fece sobbalzare Ischia agli onori delle cronache marziali. Non si contano i titoli conseguiti tra campionati regionali, campionati italiani, trofei approdati ad Ischia per la prima volta quali Coppa del Presidente, Coppa Italia, Trofei Internazionali quali Golden Belt e World Cup Best Fighter, convocazioni in Nazionali con la partecipazione a due Mondiali Wako (Italia e Croazia), e un Mondiale WTKA a Viareggio, un Campionato Europeo Wako in Portogallo, vincendo mondiali e campionato europeo. La mia buona stella volle premiare il mio impegno e la mia passione regalandomi ciò che il destino mi aveva tolto. Risultati conseguiti con sangue e sudore che fecero della mia scuola la più titolata dell’isola d’ Ischia. E alla luce di quanto vinto fa male oggi il tradimento degli isolani, da sempre amanti degli stranieri, che pur rispettando la loro scelta, in taluni casi hanno preferito altre discipline marziali passando dalle mie vittorie internazionali a medagliette e piazzamenti insignificanti esaltati come vittorie olimpiche. Comunque il tempo è galantuomo e giudice severo, alla fine dirà dati certi in mano documentati e testimoniati che le arti marziali senza presunzione a FORIO si chiamano RAFFAELE PATALANO”.

Ritiene di essere un maestro vincente?

“Vincente è un termine grosso che si presta a diverse chiavi di lettura. Vincente non è uno status che si acquista in relazione al numero di trofei vinti, vincente è chi messo al tappeto dalla vita ha la forza e il coraggio di rialzarsi. Si è vincenti nella misura in cui si è amati dagli allievi nei quali hai inciso profondamente nella loro crescita psicofisica, anche se la natura umana è diabolica ed il tradimento sempre dietro l’angolo. In pratica uno potrebbe non aver vinto mai nulla, ma essere un vincente per la nobiltà d’animo che lo contraddistingue”.

Che rapporto ha con le sconfitte?

“Le sconfitte sono un processo di crescita sia interiore che sportiva, ti aiutano a guardarti dentro, a capire perché’ hai perso. E’ un passaggio quasi obbligato. In Giappone si dice: “ Se non assaggi l’ amaro, non puoi comprendere il dolce”.

Quale motivazione l’ha spinta a dedicare questa struttura a Bruce Lee?

“E’ stato un atto di riconoscenza nei confronti del mio idolo giovanile, il mitico Bruce Lee, il più grande maestro, ed attore marziale di tutti i tempi. Vissuto nel mito della sua invincibilità e della sua incarnazione terrena di un drago e morto nella leggenda della sua eterna immortalità, continua a vivere nel cuore e nella memoria di tutti i praticanti di arti marziali di tutto il mondo. Fonte unica di ispirazione, sono cresciuto con i suoi film, il suo magnetismo ed il suo carisma bucavano lo schermo, aveva una sincerità ed una intensità espressiva che al cinema ricordo i bambini entusiasti saltavano dalle poltroncine e gli uomini eccitarsi perché‘ era un eroe d’azione nei quali potevano identificarsi. Colleziono gelosamente tutti i suoi film ed i suoi libri, il mio cammino marziale sin dall’ inizi si è ispirato alle sue metodiche di allenamento ed al suo pensiero filosofico.  Dedicargli l’intestazione della palestra, e la messa in posa della prima statua in Italia a lui dedicata, ubicata all’ ingresso della mia palestra rappresentano il mio contributo per mantenerne vivo la memoria”.

In che modo uno sport da combattimento, una disciplina marziale diviene arte?

“L’arte è l’espressione esteriore della bellezza interiore. E’ tutto ciò che un uomo riesce a realizzare elevando il proprio spirito. Sostanzialmente non vi è differenza fra un balletto e una forma del karate, come fra un dipinto e le traiettorie armoniche e fluide disegnate dai nostri calci. In entrambi i casi vi è l’elevazione spirituale di un corpo, le cui movenze, gioia per gli occhi e musica per le orecchie, esprimono emozioni e gioia di vivere. I calci ed i pugni nella loro bellezza esteriore diventano lo specchio della tua anima ed espressione della tua arte”.

Cos’è per lei la passione?

“La passione è il fuoco che ti brucia dentro, la linfa vitale che nutre i tuoi sogni, l’energia che consente l’autorealizzazione fisica e mentale. La passione ti porta a dare anima e corpo all’ arte, a superare ostacoli insormontabili per il coronamento di un sogno, a vivere gioie, amarezze, vittorie, sconfitte, delusioni; un cammino fatto di forti emozioni. Una passione può essere anche distruttiva. SHAKESPEARE ebbe a dire: “Distruggi ciò che ami, o ciò che ami distruggerà te“ quasi a dire che la passione deve essere ben gestita altrimenti quel fuoco che brucia dentro finirà per bruciare la tua vita”.

Per passione si è mai bruciato?

“Come tutte le passioni, in virtu’ del fuoco che arde dentro, alla fine si resta scottati. Nello specifico mi sono scottato tutte le volte che i miei insegnamenti sono andati disattesi, sentendomi tradito nel profondo del mio essere, quasi come se quel fuoco mi si rivoltasse contro. Un maestro di karate non è un maestro di calci e pugni, è un maestro di vita, deve essere un esempio per i suoi allievi. A molti allievi avrei voluto insegnare che è più importante vincere nella vita che sui quadrati di gara, che tutti i trofei innalzati al cielo per quanto importanti siano, non avranno mai lo stesso valore dell’amicizia, del rispetto e dell’amore. E più di ogni altra cosa avrei voluto insegnare loro a combattere gli avversari interiori, che non combattono con calci e pugni ma che sono dei veri e propri fantasmi psicologici che possono prendere varie forme come l’orgoglio esagerato che spinge a non accettare le lezioni di vita del maestro, le critiche del tecnico, a sfidarlo verbalmente senza rispetto alcuno e giudicare i suoi metodi di insegnamento dando credito a falsi illusionisti. Molte volte non mi è stata data questa possibilità, soprattutto quando i genitori non remano nella tua stessa direzione. E questo è un peso che mi porto dentro pesante come un macigno, una ferita aperta sull’altare della passione, in virtu’ della quale, il prezzo da pagare è quello di “Soffrire ed essere grandi” nel silenzio della propria solitudine”.

Ha mai pensato di abbandonare tutto?

“Più di una volta, ma sarebbe stato come rinnegare se stessi, il proprio credo ideologico ed in virtu’ di questa fiammella che si mantiene accesa sotto la cenere, si è richiamati a risorgere come l’araba fenice”.

In che modo le arti marziali hanno influenzato la sua vita professionale?

“Tutto ciò che ho realizzato nella mia vita lo devo alla disciplina marziale. Le arti marziali hanno influenzato i miei studi, le mie scelte professionali e lavorative. In realtà lo studio delle arti marziali prevede uno studio anatomico dei punti vitali, per cui mi resi conto che alcuni punti del corpo umano toccati in un modo marziale possono provocare la morte, mentre toccati secondo metodiche terapeutiche orientali dare la vita, la guarigione. Oggi grazie alle arti marziali sono un terapista della riabilitazione, lavoro che ti porta a guardare in faccia la sofferenza altrui, assorbendo molta negatività, ma che ti dà grande gratificazione morale nel vedere un viso triste tornare a sorridere”.

Ultimamente ha scoperto la passione per la musica rap…

“Niente, mi è sempre piaciuta la scrittura. Sotto lo pseudonimo artistico Sensei Raffy, attraverso le mie canzoni rap riporto in rima la mia passione per lo sport e le arti marziali. L’ ultima mia canzone si intitola Enter the dragon Bruce lee, prima canzone rap italiana sul piccolo drago”. Sin qui le dichiarazioni del Maestro Raffaele Patalano che lunedì prossimo 11 settembre tra passato glorioso ed ambizioni future, riapre la sua palestra per la stagione sportiva 2023/2024”.


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