Pompei, Lorenzo Marone agli Incontri di valore con il suo libro “Le madri non dormono mai”

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Nell’ambito della Kermesse letteraria “Gli incontri di valore”, consolidato appuntamento culturale della città di Pompei presso l’Hotel Habita79, lo scorso 27 giugno, lo scrittore partenopeo Lorenzo Marone ha condiviso con il pubblico presente la toccante storia del suo ultimo libro “Le madri non dormono mai”, edito da Einaudi.

Gli incontri di valore, un salotto culturale che accoglie, intrattenendoli con delle chiacchierate informali, ospiti di prestigio, è un progetto – molto ben riuscito – ideato, realizzato e condotto dal manager Nicola Ruocco.

“Le madri non dormono mai” affronta un tema delicato e potente, descrive la realtà – poco conosciuta e presente solo in Italia – degli Istituti a custodia attenuata per detenute madri, in breve Icam. Si tratta di veri e propri luoghi di detenzione a cui hanno accesso queste donne con figli fino a sei anni, quando i loro piccoli non avrebbero alcun posto dove stare in assenza della madre che sconta la pena.

    L’idea ispiratrice dell’ultimo lavoro letterario di Marone è nata da una visita dello scrittore presso l’Icam di Lauro, nell’avellinese, e dalla spinta che questa esperienza gli ha procurato, di guardare al di fuori di sé stesso ed in direzione dei più sfortunati, focalizzando soprattutto la condizione di questi bambini inascoltati ed invisibili. Bambini innocenti, ma di fatto reclusi in quanto costretti in un luogo, che al di là dell’adattamento strutturale, prevede delle celle come case, nonché porte blindate e finestre sbarrate. 

    “…fu un’esperienza molto intensa, da cui mi venne voglia di raccontarne la storia, perché secondo me era una storia che doveva essere raccontata per far emergere questa realtà”

    L’autore ha riferito con rammarico che i tentativi di regolamentare in modo diverso tali situazioni, in particolare con la previsione di case famiglia destinate ad ospitare madri detenute con figli, sono miseramente falliti. I cinque Icam esistenti in Italia continuano ad operare nella modalità descritta, sebbene con un’opportuna rete di accoglienza e protezione a misura di bambino – e grazie anche al sostegno di associazioni – che danno a questi luoghi le sembianze di una dimora come le altre ed alla vita degli ospiti una sorta di equilibrio e dignità.

    Nel libro vengono individuate cinque voci narranti. È un romanzo corale, che proprio attraverso quelle voci descrive l’ambiente dell’insolito carcere. Tra esse spiccano le figure di Miriam e Diego, madre detenuta e figlio di nove anni, due personalità diverse, in contrasto.

    Miriam, cresciuta senza alcun punto di riferimento e in un quartiere difficile, dove lo Stato è assente, entra nell’Icam in preda ad una grande diffidenza verso tutti, ma poi si accorge che in quel posto si prendono cura d lei e del suo bambino e, soprattutto grazie alla psicologa Greta – che riesce ad aprire un varco sgretolando la sua potente armatura –  la donna inizia a maturare uno sguardo diverso sulle cose. Si sveste pian piano dei suoi panni di guerriera.

    Il piccolo Diego invece, personaggio ispirato all’autore da uno di quei bambini che durante la visita a Lauro lo sequestrarono per giocare in giardino, nonostante il suo precedente vissuto in un quartiere delinquenziale, è buono, timoroso di mostrarsi ed esibirsi e –  a differenza della madre –  si affida agli altri sebbene sia inseguito dal branco che lo bullizza. Purtroppo non è furbo come Miriam vorrebbe. 

    Miriam ama tantissimo suo figlio, ma non è capace di comunicargli quell’amore smisurato e lo fa addirittura sentire inadeguato, ma solo perché lei stessa si sente inadeguata, in quanto vittima della mancanza d’amore e della diffidenza in cui è cresciuta. Un danno di tali proporzioni diventa permanente, se in una vita così flagellata non arriva chi è capace di curare le ferite, se non si verifica l’incontro con un essere umano che finalmente tende una mano. Ecco, attraverso il racconto dell’autore, s’intravede anche la speranza, poiché in questo luogo inadeguato, talvolta nascono legami capaci di restituire un po’ d’amore perduto ed un margine di salvezza anche ai cuori più duri.

    “Le madri non dormono mai”, è dunque un romanzo coinvolgente e drammatico, che traduce la realtà del dolore, della sofferenza, delle vite spezzate di chi ha la sfortuna di nascere in contesti condizionanti, ma che pone in evidenza anche la forza della vita, innata e salvifica, che ciascuno può trovare dentro sé stesso.  

     Annamaria Cafaro



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