Camorra, capo Dia Salerno: clan sempre più dentro economia

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“Le organizzazioni criminali di maggior spessore e di più datato radicamento hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti ‘tradizionali’, come il traffico di stupefacenti e le estorsioni, più incisive iniziative di penetrazione del tessuto socioeconomico, politico e imprenditoriale locale, finalizzate a inserirsi in alcuni settori nevralgici dell’economia provinciale”.

Il capo della sezione di Salerno della Dia, Vincenzo Ferrara, analizza quanto emerge, per la provincia salernitana, dalla relazione del primo semestre 2022 della Direzione investigativa antimafia, realizzata “sulla base delle evidenze investigative, giudiziarie e di prevenzione”. “E’ confermata la presenza di una pluralita’ di sodalizi, ciascuno con un proprio ambito territoriale di influenza e con un largo grado di autonomia sia con riferimento ai settori criminali di operatività che con riferimento alle alleanze con analoghi gruppi operanti in territori diversi”, premette.

“Come ha acutamente osservato nel recente passato il procuratore della Repubblica di Salerno – evidenzia Ferrara – tra gli aspetti che destano maggiore interesse, il principale risiede nella significativa evoluzione delle modalità di azione delle organizzazioni criminali, in particolare operanti nella zona a Sud di Salerno.

    Vale a dire la sostituzione delle forme tradizionali di intimidazione, suscettibili di essere ricondotte al parametro normativo di cui all’articolo 416 bis, con altre più sfuggenti riconducibili alla creazione di condizioni monopolistiche in determinati settori economici e imprenditoriali, che pur traendo la loro legittimazione dal carisma conferito dai vecchi capi mafia, prescindono completamente dall’uso della violenza e della minaccia e si avvalgono della capacità di condizionamento della pubblica amministrazione e della classe politica”.

    A livello nazionale, il tenente colonnello Ferrara rileva come l’analisi documenti “la tendenza, rilevata da diversi anni, circa il generale inabissamento dell’azione delle consorterie più strutturate che hanno ormai raggiunto un più basso profilo di esposizione e, come tale, particolarmente insidioso proprio in ragione dell’apparente e meno evidente pericolosità”.

    Una tendenza che “risulta sempre più diffusa in tutte le matrici mafiose – aggiunge – in considerazione del vantaggio loro derivante dalla insidiosa mimetizzazione nel tessuto sociale e dalla conseguente possibilità di continuare a concludere i propri affari illeciti in condizioni di relativa tranquillità senza destare le attenzioni degli inquirenti”.

    “Un’indubbia capacità attrattiva – sottolinea Ferrara – è rappresentata dai progetti di rilancio dello sviluppo imprenditoriale nella fase post-pandemica e dall’insieme di misure finalizzate a stimolare la ripresa economica nel Paese compulsate anche dai noti finanziamenti europei del Pnrr”.

    Quanto al contrasto delle consorterie criminali, Ferrara ritiene che questo “debba essere svolto soprattutto avvalendosi della cooperazione internazionale, attesa la perdurante tendenza delle mafie nazionali a rivestire ruoli di rilievo anche all’estero”.

    E, poi, “utilizzare un linguaggio comune, metodologie e normative condivise per massimizzare l’efficacia delle azioni di contrasto” e “c’è bisogno di un approccio globale nel contrasto alla criminalità organizzata, con particolare attenzione all’aggressione dei beni illecitamente accumulati dalle mafie, anche fuori dai confini nazionali, mediante gli strumenti dei sequestri penali e di prevenzione”.

    Tra gli strumenti di contrasto, come si legge nella relazione, vi sono misure di prevenzione e interdittive antimafia.

    “L’entità dei provvedimenti di prevenzione eseguiti nel periodo in riferimento testimonia la priorità strategica assegnata all’aggressione ai patrimoni mafiosi dalla Direzione investigativa antimafia le cui intense attività sono state tutte orientate verso l’obiettivo di incrementare il contrasto alle infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nel tessuto economico del nostro Paese”, evidenzia Ferrara, confermando che “la Sezione Dia di Salerno, nel periodo in considerazione, ha fatto ricorso a entrambi gli strumenti riuscendo a conseguire risultati significativi”. 


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