Quasi stritolato dalla morsa dell’usura cui aveva dovuto far ricorso per via di una cartella esattoriale di quasi 90mila euro, costretto a vendere un terreno e a perdere la propria attività, ha trovato il coraggio di denunciare i suoi strozzini facendoli condannare.
Il processo si è concluso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere (collegio presieduto da Giuseppe Meccariello) con la condanna a tre anni e nove mesi per Elvio Luigi D’Aria e Andrea Rendina e due anni a Giovanni Varatta; parte offesa è l’imprenditore Gianluca Izzo (difeso da Gianluca Giordano e Giovanni Plomitallo, mentre la madre, costituitasi in giudizio, è stata assistita da Andrea Balletta), che presentò denuncia ai carabinieri nell’agosto 2017.
Allora Izzo aveva una ricevitoria/tabacchi a Raviscanina, comune dell’Alto-Casertano, ed era disperato per il debito accumulato con D’Aria e Rendina, entrambi imprenditori, e con Varatta, dipendente pubblico che arrotondava prestando i soldi a strozzo.
Peraltro Izzo inizialmente, per la paura che diventassero reali le minacce di morte pronunciate più volte nei suoi confronti dai tre usurai, ma spinto dalle disperazione finanziaria, aveva denunciato ai carabinieri un furto di sigarette e gratta e vinci alla sua attività, poi però i militari hanno capito che qualcosa non quadrava nel racconto, e lo hanno esortato ad aprirsi e parlare.
È così venuto fuori che da oltre due anni, dopo aver sostenuto spese per ristrutturare il negozio e aver ricevuto una cartella esattoriale, era finito nella morsa dell’usura, in particolare del ‘collega’ imprenditore D’Aria, che gli aveva prestito prima 5mila euro facendosene consegnare 8mila, poi altre somme restituite sempre con interessi pari ad oltre il 50%.
Izzo si era così rivolto a Varatta e poi a Rendina, con precedenti per usura, ricevendo dai due prestiti rispettivamente di 36mila euro e di oltre 10mila euro. Per pagare Izzo ha sborsato interessi altissimi, ma anche gratta e vinci, una Fiat 500, ha venduto un terreno e perso l’attività.
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