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Un museo diffuso per Oplontis

Un gruppo di Giovani Architetti e Archeologi, integrati opportunamente da Restauratori ed Esperti di esposizioni […]

    Un gruppo di Giovani Architetti e Archeologi, integrati opportunamente da Restauratori ed Esperti di esposizioni e mostre, è stato individuato e attivato dal Direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, fresco dei complimenti ricevuti dal Ministro Sangiuliano.

    Il Direttore li ha investiti  del Progetto di un Museo diffuso permanente che consenta di raccontare, conservare e valorizzare l’eccezionale patrimonio statuario di Oplontis, in un’ottica che ripercorre quella che già il grande precursore Amedeo Maiuri propose negli anni Cinquanta del Novecento, lasciando nei siti di Scavo i reperti più significativi.

    E’ una bella notizia questa che ci perviene attraverso un Comunicato Stampa del Parco pompeiano il quale prospetta così l’iniziativa: “Emozioni che prendono corpo alla Villa di Poppea, attraverso la ricollocazione di statue e reperti originari, mai prima esposti nel sito. Precedentemente in mostra presso il Palazzo Criscuolo di Torre Annunziata, e in parte provenienti dai depositi del Parco archeologico di Pompei.

    Le opere sono state riposizionate in alcuni ambienti della villa, regalando un imprevisto colpo d’occhio nel delicato contrasto tra il marmo delle statue, le linee eleganti dei bassorilievi e dei busti, e gli affreschi delle stanze che risaltano dei loro vivaci colori.  Non si tratta solo della proposta di un nuovo percorso visita, con inediti scorci, ma di un invito al sentire, a lasciarsi sorprendere dall’impressione che la vista di tanta bellezza solleva.”

    Di questo ha bisogno Oplontis e la intera Città di Torre Annunziata che annaspa sotto la gestione commissariale dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale oplontino. Presto infatti – anche attraverso i fondi del PNRR/CIS Vesuvio-Pompei – potrà vedere emergere i tesori che il ventre sotterraneo dell’area dello Spolettificio borbonico ancora conserva intatti, nonostante tutto e tutti.

    E qui bisogna ricordare anche l’impegno profuso per Oplontis fin dagli anni Ottanta del Novecento dall’Allora Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, estesa da Teano a Capo di Sorrento, diretta dal Fausto Zevi un gigante dell’Archeologia, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma e Accademico dei Lincei.

    Egli infatti volle per Oplonti, in sede di pianificazione urbanistica intercomunale – estesa ai tre comuni di Torre Annunziata, Boscotrecae e Trecase – una precisa previsione urbanistica di tutela e valorizzazione dell’area dello Spolettificio.

    Presto, dunque, saranno ricollocati in sito ben quindici reperti che un tempo adornavano la grandiosa Villa di Poppea. Ci limitiamo ad elencarli brevemente. Il visitatore potrà vedere da vicino per la prima volta un grande cratere a calice in marmo pentelico con bassorilievi, la Nike, l’Artemide e l’Efebo, e poi il busto di Eracle, il bambino con l’oca, e ancora una testa di Afrodite e vari ritratti di bambini.

    A questi reperti già posizionati si aggiungeranno presto i centauri e il gruppo scultoreo del Satiro con Ermafrodito. Si aspetta infatti il termine della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” presso la palestra grande di Pompei, dove sono attualmente esposti.

    Il Direttore Zuchriegel in particolare comunica che “Riportare questi reperti nel luogo originario di provenienza è stata un’operazione di tutela finalizzata a garantirne un’adeguata conservazione in ambienti monitorati, da un punto di vista della sicurezza e delle condizioni conservative.

      Ma anche di valorizzazione sia delle opere sia della villa in quanto l’esposizione in loco consente un racconto diretto e suggestivo del contesto reale”. Possiamo ben dire che finalmente la Villa di Poppea – una delle più importanti ville d’otium della costa del Golfo di Napoli, nota anche come Villa A per distinguerla dalla villa B rinvenuta poco lontano, sarà epicentro di interesse nel panorama turistico a gravitazione pompeiana.

    Federico L. I. Federico

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