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Matteo Messina Denaro e quei poster de Il Padrino e The Jocker

I suoi due idoli erano il Padrino e the Jocker: ed è per questo che […]

    I suoi due idoli erano il Padrino e the Jocker: ed è per questo che sui muri del covo in vico San Vito a Campobello di Mazara, Matteo Messina Denaro aveva deciso di affiggere i loro poster. Per lui probabilmente due modelli di ispirazione.

    Uno di questi era una stampa di Marlon Brando nell’interpretazione del padrino Vito Corleone nel primo episodio della saga di Francis Ford Coppola Il Padrino. L’immagine che il boss aveva deciso di tenere sulla sua parete raffigurava il padrino in una scena memorabile del film, quando Vito Corleone vestiva con un elegante papillon e una rosa rossa alla sua destra nel giorno della comunione di sua nipote.

    Ma anche il poster di Jocker, il personaggio di Batman che seminava terrore nella sua follia distruttiva. Ma ieri è stato scoperto anche un terzo covo.

    Si tratta di un appartamento al primo piano di una palazzina gialla. Il paese è sempre lo stesso: Campobello di Mazara, piccolo centro del trapanese.  A poche centinaia di metri dall’abitazione di vicolo San Vito individuata qualche ora dopo il blitz, nella quale sono stati rinvenuti documenti con delle sigle, e non distante dal bunker trovato ieri dalla Guardia di Finanza.

    La casa, che il capomafia avrebbe occupato fino a giugno scorso, è in via San Giovanni. E al momento è vuota e sarebbe in vendita. All’immobile, perquisito dagli inquirenti nel pomeriggio, si è arrivati seguendo un trasloco. Sono in corso indagini per accertare se nell’appartamento siano state ricavate stanze segrete come quella scoperta ieri dalle Fiamme Gialle.

    Un bunker blindato nascosto da un armadio pieno di vestiti, al quale si accede da un fondo scorrevole. A dare la chiave di quel che ha definito un ripostiglio – a quanto pare pieno di scatoloni, alcuni gioielli, pietre preziose e argenteria – è stato il proprietario della casa nella quale il rifugio era stato ricavato: Errico Risalvato, fratello di un fedelissimo del boss condannato per mafia e a lungo indagato.

    La Procura, guidata da Maurizio de Lucia, dovrà ora esaminare tutto il materiale recuperato dopo l’arresto: l’agenda che era nel borsello del capomafia al momento del blitz, che conterrebbe anche riflessioni e pezzi di lettere, i due cellulari di Messina Denaro, post-it, appunti e documenti con sigle, numeri di telefono, nomi e cifre che fanno pensare a una sorta di promemoria su investimenti e spese trovati nell’appartamento di vicolo San Vito e che sono ora all’analisi del Ris. Al momento non ci sarebbe invece traccia di un libro mastro.

    E sull’eventualità che qualcuno possa essere entrato nei covi di Messina Denaro per ‘ripulirli’ subito dopo il suo arresto e prima dell’arrivo degli investigatori, il comandante del Ros, Pasquale Angelosanto, spiega: “Non siamo in grado di dire se qualcuno sia andato prima. Mi auguro che se ci sia stato qualcuno abbia lasciato qualche traccia. E’ un’ ipotesi, ma allo stato non siamo in grado di confermarla”.

    E’ stata posta infine sotto sequestro la casa di proprietà della mamma di Andrea Bonafede, il geometra che ha prestato l’identità al capomafia e che ha acquistato con i soldi del boss l’appartamento di vicolo San Vito, occupato dall’ex latitante negli ultimi mesi.

    Il numero di cellulare dell’ex maestro venerabile della loggia Ferrer di Castelvetrano

    Il Fatto Quotidiano scrive oggi che il numero di cellulare dell’ex maestro venerabile della loggia Ferrer di Castelvetrano è stato ritrovato nel portafogli di Giuseppe Luppino. Dopo l’arresto il broker di olive è stato perquisito: nelle sue tasche un coltello a serramanico e molti bigliettini.

    Tra questi anche quello di un urologo molto noto a Castelvetrano. Che però ha risposto al quotidiano che “se c’era, era per motivi urologici. Perché io lavoro da 42 anni. Il mio numero, tra l’altro, è su Internet per pubblicità”.

    Il medico ha detto di non essere più il responsabile della loggia. L’ex pm Teresa Principato ha detto che la latitanza di Messina Denaro è stata protetta dai massoni. La procura di Maurizio de Lucia dovrà ora esaminare tutto il materiale recuperato dopo l’arresto. Ovvero l’agenda che era nel borsello del capomafia al momento del blitz.

    Che conterrebbe anche riflessioni e pezzi di lettere. E poi due cellulari, post-it, appunti e documenti con sigle e numeri di telefono. Nomi e cifre che sembrano promemoria su investimenti e spese trovati nell’appartamento di via Cb 31 e che sono ora all’analisi del Ris.scambiato con l’ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino. Ma la scoperta più interessante riguarda un numero di telefono.

    La contabilità nell’agendina di colore bordeaux

    Ma la parte che potrebbe essere investigativamente più interessante è la contabilità. Il Messaggero racconta oggi che l’agendina di colore bordeaux con gli appunti dell’ultimo dei Corleonesi, oltre a riflessioni sulla vita e sulla morte, riportava cifre con molti zeri. Uscite fino a 10 mila euro al mese e scontrini per cene da 700.

    La scoperta degli scontrini ha già suscitato qualche interrogativo. Perché pare curioso che un boss latitante da quasi trenta anni decida di portare con sé tante tracce dei suoi spostamenti (e degli eventuali fiancheggiatori). Nell’agendina c’è anche traccia di investimenti a partire dall’anno 2016.

    In alcune pagine ci sono indizi sulla rete di amicizie. I primi nomi sono collegati alla politica locale. E poi ci sono i post-it. Un elenco di località, quasi tutte lontane dalla Sicilia. Secondo i carabinieri potrebbe essere utile per ricostruire gli spostamenti di ‘U Siccu in questi ultimi anni. E fare luce su alcuni misteri.

    Il boss ha rifiutato la prima chemioterapia in carcere

    Invece La Stampa racconta i dettagli di quello che è accaduto ieri tra L’Aquila e Caltanissetta. Il boss aveva l’opportunità di collegarsi dal carcere di Preturo in aula nell’udienza d’appello di un processo in cui è stato già condannato in primo grado come responsabile delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

    Alla fine la sedia del Padrino è rimasta vuota. Messina Denaro ha nominato come suo difensore la nipote Lorenza Guttadauro. Ma alla fine l’udienza è stata rinviata. Con la motivazione che il boss avrebbe dovuto sottoporsi alla prima seduta di chemioterapia a Le Costarelle. Ma alla fine la somministrazione di farmaci chemioterapici l’ha saltata. Le cure erano state organizzate davanti alla sua cella.

    All’ultimo momento Messina Denaro ha fatto saltare tutto. Perché pare che non fosse convinto della quantità di dosi da ricevere. “Preferirei che mi visitasse il mio medico che mi curava a Palermo”, avrebbe detto riferendosi al professionista de La Maddalena. La seduta è stata sospesa. I magistrati decideranno se autorizzare la trasferta del dottore siciliano.

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