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Jabil, l’azienda conferma i licenziamenti: appello alle istituzioni

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Con la fumata nera al quarto confronto, avvenuto lunedì 7 novembre, si è conclusa senza un accordo tra le parti sociali la trattativa tra i sindacati e i vertici della multinazionale Jabil sulla questione dei 190 licenziamenti annunciati dall’azienda per il sito produttivo di Marcianise.

I rappresentanti dell’azienda hanno infatti ribadito per la quarta volta (lo avevano già fatto nei confronti tenutisi il 29 settembre, il 17 ottobre e il 28 ottobre) che non ritireranno la procedura di licenziamento collettivo annunciata il 23 settembre scorso; nel frattempo i lavoratori hanno più volte manifestato, davanti alla prefettura di Caserta, alla Regione, al Consolato Usa, senza però ottenere il ritiro dell’iter.

La procedura prevede ora altri trenta giorni per il confronto istituzionale, poi se non saranno individuate soluzioni alternative ai licenziamenti o strumenti come la ricollocazione, la Jabil potrà iniziare ad inviare le lettere di licenziamento. Intanto le segreterie regionale e casertane dei sindacati dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm e Failms, hanno inviato una lettera alla Regione chiedendo un incontro urgente per trovare una soluzione che possa scongiurare i licenziamenti.

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Trasnova, i sindacati contro Stellantis: «A rischio 53 lavoratori dopo trent’anni di attività»

di Vincenzo Scarpa 19 Febbraio 2026 - 13:24 13:24

Trent’anni di lavoro rischiano di essere cancellati con un colpo di spugna. È l’accusa durissima lanciata dalle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic contro Stellantis, dopo la decisione di non rinnovare la commessa alla Trasnova. Una scelta che, secondo i sindacati, lascia 53 lavoratori davanti a “un muro di silenzio e indifferenza” e apre la strada a licenziamenti che scatterebbero il Primo Maggio, nel giorno simbolo della Festa dei Lavoratori.

«Dopo tre decenni di servizio ininterrotto e dedizione al fianco di Stellantis, i lavoratori di Trasnova si trovano oggi davanti a un atto di abbandono gravissimo verso un bacino occupazionale storico», denunciano le organizzazioni sindacali, sottolineando come quell’attività abbia contribuito per trent’anni ai successi dello stabilimento. Una decisione che viene definita «un insulto alla dignità del lavoro», soprattutto per la data individuata per l’uscita dal ciclo produttivo.

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