Legambiente presenta dossier sui rifiuti tessili

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Il mondo dei rifiuti tessili è grande, articolato e per molto tempo è stato anche poco valorizzato. In Italia il tessile è uno dei settori più importanti della nostra manifattura e rappresentano circa il 13% delle imprese (rispetto all’intera branca industriale).

Anche rispetto al settore dei rifiuti, il tessile ricopre una certa importanza, in particolare, ogni anno in Italia si producono in media 149 mila tonnellate di rifiuti urbani tessili che rappresentano circa il 0,5% del totale dei rifiuti urbani prodotti e lo 0,8% della frazione differenziata (triennio 2018-2020).

Negli ultimi anni, inoltre, i rifiuti tessili post consumo (la frazione urbana) hanno subito un incremento importante, con un aumento in termini di produzione di quasi il triplo dal 2010 al 2019, dovuto anche al fenomeno del fast fashion. La raccolta urbana dei rifiuti tessili incide per ben circa il 30% del totale dei rifiuti tessili prodotti (dati Fondazione per lo sviluppo sostenibile).

Il tema dei rifiuti tessile, per la nuova edizione del dossier di “Facciamo Secco il Sacco” di Legambiente appare più che mai un tema attuale, non solo per la normativa che dal 1° gennaio del 2022 impone la loro corretta raccolta, ma anche per le innumerevoli ricadute ambientali che l’intero comparto (dalla produzione allo smaltimento) ha sul pianeta.

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) questo settore sarebbe responsabile del 10% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra, più dell’intero trasporto aereo e marittimo messi insieme. I rifiuti tessili sono quindi al centro dell’agenda politica europea, che ha individuato, non a caso, questo settore come uno dei prioritari, con il Piano d’azione europeo 2020 sull’economia circolare.

A questo si aggiunge un altro dato dell’Ispra, secondo cui il 5,7% dei rifiuti indifferenziati è composto da rifiuti tessili, si tratta di circa 663mila tonnellate/anno destinate a smaltimento in discarica o all’inceneritore, che potrebbero essere, in grande parte, riutilizzate o riciclate.

Parlare di rifiuti tessili, dalla riduzione della produzione alle corrette pratiche di differenziazione, è fondamentale per proseguire con il nostro obiettivo di mettere a dieta il sacco dell’indifferenziato e per ridurre sempre di più la produzione dei rifiuti.

In Campania, nel 2020, la produzione di rifiuti tessili è stata di 14.263 tonnellate, in diminuzione rispetto al 2019 del 7%. La frazione tessile rappresenta lo 0,6% del totale dei rifiuti prodotti in Campania, valore che risulta essere superiore alla media nazionale che si attesta allo 0,5% e decisamente superiore al dato medio del Sud Italia che si ferma allo 0,42%.

Tra le province della Campania, in termini di produzione assoluta di rifiuti tessili, il maggior contributo arriva da quella di Napoli con ben 7.962 tonnellate di rifiuti tessili, seguita dalla provincia di Caserta con 2.436 tonnellate e da quella di Salerno con 2.133 tonnellate. Chiudono, invece, le province di Avellino con 998 tonnellate e di Benevento con 707 tonnellate.

In termini di produzione assoluta, tutte le province campane mostrano una crescita generale della produzione e raccolta di questa tipologia di rifiuto. Aumento che è legato non solo al trend, in generale in crescita, della raccolta differenziata su tutto il territorio regionale ma anche, come accennato nella prima parte del dossier, al fenomeno del fast fashion.

Proprio rispetto all’aumento della produzione di rifiuti tessile, è la provincia di Avellino che fa registrare un balzo in avanti più grande, con un + 61% dal 2016 al 2020. Grande aumento in termini di produzione è anche quello della provincia di Caserta che segna un +33%, seguita poi dalla provincia di Napoli con un +29%, da quella di Salerno con un aumento dal 2016 al 2020 del 14% e infine da quella di Benevento con un 10%.

“A partire dal 1° gennaio 2022- commenta Francesco Esposito, ufficio scientifico Legambiente Campania- come previsto dal decreto legislativo n°116/2020, in Italia è scattato l’obbligo della raccolta differenziata dei rifiuti tessili, anticipando così la normativa europea che ne prevede l’attivazione della raccolta separata a partire dal 2025.

La nuova disciplina approvata dal Parlamento italiano va, in ogni caso, contestualizzata in una realtà eterogenea come quella del nostro Paese. La raccolta dei rifiuti tessili, forse proprio per la prolungata assenza di un obbligo di legge, rappresenta un po’ una Cenerentola della differenziata, con regole più che mai diversificate in base ai comuni.

Troppi sono i tessili che finiscono erroneamente nel contenitore del secco indifferenziato e partendo dalla stima, su base nazionale, fatta dall’ISPRA di un 5,7% secco indifferenziato caratterizzato da questa tipologia di rifiuto è possibile ipotizzare, solo per il 2020, un quantitativo di oltre 670 tonnellate tra vestiti, abiti e tessuti vari sfuggiti in Campania al processo di recupero e riciclo.

Veicolare informazioni sul corretto conferimento di tutte le tipologie di rifiuti è il primo passo per migliorare la raccolta differenziata, mettendo a dieta il sacco dell’indifferenziata e contribuendo al circolo virtuoso del riciclo anche di questa tipologia di rifiuto. “

Per questa edizione del dossier “Facciamo secco il sacco” Legambiente Campania ha effettuato una piccola indagine sui comuni della Campania. Selezionando un campione di comuni per ogni per provincia individuando nel sito istituzionale il calendario e le regole di conferimento per la raccolta differenziata dei territori in particolare per i rifiuti tessili.

Nel 55,2% dei comuni esaminati non sono riportate le informazioni per il corretto conferimento della frazione tessile. Nella maggior parte dei casi la raccolta di questa tipologia di rifiuto è fatta grazie alla presenza di contenitori specifici distribuiti sul territorio comunale, oppure vi è la raccolta effettuata attraverso il deposito nelle isole ecologiche.

Se analizziamo il dato in base alla popolazione residente, la situazione più complessa si riscontra nei grandi comuni, quelli con più di 15 mila abitanti. In particolare, solo un comune su tre di questo raggruppamento riporta le informazioni sulle modalità di raccolta di questa categoria di rifiuti.

La provincia di Salerno risulta la più virtuosa in termini di comunicazione delle informazioni sul conferimento della frazione tessile. Infatti, il 66,7% dei comuni campionati per la nostra indagine ha riportato sul proprio sito le corrette informazioni per la raccolta di questa tipologia di rifiuto.

Segue, in ottica di buona comunicazione offerta ai propri cittadini, la provincia di Benevento, nella quale sono il 60% i comuni analizzati che riportano informazioni sul corretto conferimento dei rifiuti tessili. La provincia di Napoli mostra un’equa ripartizione tra corretta informazione e assenza di quest’ultima. Infatti, nel 50% dei comuni presi in esame sono presenti le informazioni per la raccolta dei tessili mentre nell’altro 50% risultano assenti.

Le province in cui si evidenzia la minore presenza di comunicazione sono Avellino, in cui solo un comune su tre offre una adeguata informazione mentre la maglia nera va alla provincia di Caserta dove il sito istituzionale, nell’83% dei casi, risultava sprovvisto di informazioni sul corretto conferimento di questa tipologia di rifiuto.

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