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Omicidio di Avellino, i fidanzati assassini si scambiavano 800 messaggi al giorno

Ripartito il processo a carico di Elena Gioia e Giovanni Limata che nel 2021 uccise a coltellate Aldo Gioia, padre della ragazza

    Il processo, in corso ormai da quasi un anno, e’ ripreso dopo la pausa estiva e con un nuovo presidente. Al giudice Pier Paolo Calabrese e’ subentrato oggi Gian Piero Scarlato, che ha conferito l’incarico per una perizia sulle chat tra i due fidanzati nei giorni di preparazione dell’omicidio a ritroso fino all’inizio della loro relazione poco piu’ di un anno prima.

    Circa 20mila pagine di messaggi, foto e video che i due si sono scambiati durante la loro relazione. In base ai rilievi della polizia scientifica i due si sarebbero mandati anche piu’ di 800 messaggi al giorno. E anche nelle ore notturne tra i due c’erano fitte conversazioni. La corte d’Assise ha anche accordato un approfondimento sulla perizia psichiatrica gia’ disposta su entrambi gli imputati.

    Elena Gioia soffre di fibromialgia, ma i sintomi della debolezza, i disturbi del sonno non avrebbero influito sulla sua capacita’ di commettere il delitto di cui e’ accusata oggi assieme all’ex fidanzato Giovanni Limata. La 18enne di Avellino e’ comparsa oggi nell’aula di corte d’Assise di Avellino. E i giudici hanno ascoltato la testimonianza del reumatologo Stefano Stisi, consultato per una perizia medica sulla giovane. Si tornera’ in aula a ottobre prossimo.

    Elena Gioia e Giovanni Limata sono rinchiusi nel carcere di Avellino dal 23 aprile 2021. Furono arrestati entrambi nella tarda serata, dopo che il padre di lei, contrario alla relazione tra i due, mori’ in ospedale in seguito alle coltellate inferte da Giovanni Limata, entrato in casa grazie alla complicita’ di Elena.

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