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Arzano, il clan della 167 approda su Tik Tok e attacca i pentiti

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Arzano. Il clan della 167 approda su Tik Tok e attacca i pentiti Pasquale e Pietro Cristiano definendo la collaborazione con lo Stato “una passione comune cantare “.

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Pubblicando la foto del cantante Pino Franzese e Cristiano che,  secondo le dichiarazioni rese proprio dal pentito, sarebbe stato sponsorizzato e finanziato da quest’ultimo. Giuseppe Monfregolo, invece,  definito nel profilo denominato “ArzanoClan167”, “l’unico uomo vero che almeno si fa la galera zitto e muto”.

E’ da qualche giorno che la mala locale  si sta sbizzarrendo sul noto social. Alleanze annunciate. Leadership ostentate. E messaggi subliminali come quelli che accusano Pasquale Pikstik  di aver “cantato i suoi fedelissimi Luigi Piscopo e Vincenzo Marino o’ balordo”.

Un post dopo l’altro, la mala arzanese ha trovato i suoi nuovi mezzi di comunicazione. Veloci, istantanei e per nulla controllabili visito che, come dichiarato dai pentiti, anche dal carcere molti affiliati utilizzano lo smartphone con la creazione di profili falsi per poter restare in comunicazione con l’esterno.

I messaggi e i video diffusi in molti casi addirittura dalle carceri hanno l’obiettivo di gestire le dinamiche malavitose in rete avviene nonostante il rischio di offrire agli investigatori elementi per comprendere gli equilibri fra le cosche. Cambiano i tempi e cambiano le “tradizioni” malavitose che non disdegnano, come nel caso Arzano, di pubblicare momenti di feste private, di piazza e incontri con affiliati e ospiti “d’onore”, dando una grossa mano alle forze dell’ordine nell’identificazione dei soggetti.

Ancora più eclatante quello che  accade il 6 giugno 2021, nel centro di Arzano attraversato da una sfilata di fuoriserie, con a capo da una Ferrari Portofino rossa proprio Pasquale Cristiano, considerato in quel momento uno dei capi del clan della 167. Il corteo era  stato organizzato per festeggiare la prima comunione del figlio di Cristiano.

In quel momento il boss è agli arresti domiciliari e venne autorizzato dal giudice a partecipare alla sola funzione religiosa. Ma decise di fare le cose in grande invadendo anche i social, con video pubblicati su Instagram e la festa allietata  dalle note di del neo melodico Franzese. Ma Giuseppe Monfregolo addirittura si superò facendosi intervistare dal programma in onda su Italia Uno, Le Iene.

E’ proprio analizzando queste scene che il pm anti camorra Giuliano Caputo, nelle pagine della richiesta di ordinanza cautelare che ha debellato il cartello di Arzano, scrive: “I social media sono ormai diventati una tipica forma di comunicazione utilizzata abitualmente dalla criminalità organizzata, per affermare modelli e stili di vita e riaffermare la propria presenza non solo attraverso il controllo del territorio in senso stretto”.

Intanto la pericolosità criminale ad Arzano non è affatto scongiurata nonostante gli arresti. Dopo le scarcerazioni eccellenti di Angelo Gambino, Salvatore Romano e Giosuè Belgiorno, il clan cerca di riorganizzarsi e dare nuove leadership per gestire piazze di spaccio e pseudo circoli ricreativi.

Carmine Longhi

@RIPRODUZIONE RISERVATA



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