Crisi di governo, Draghi si dimette ma il presidente respinge le dimissioni

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Roma. Il M5S non vota la fiducia sul Decreto Aiuti e il presidente del Consiglio Mario Draghi si dimette.

Si è aperta formalmente la crisi del Governo Draghi a 17 mesi dal suo insediamento. Oggi pomeriggio il premier ha rassegnato le dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che le ha respinte aprendo così le consultazioni tra i partiti. Draghi tornerà in Parlamento mercoledì in quell’occasione si deciderà se questo Governo potrà proseguire nel suo mandato o se verranno confermate le dimissioni.

Ad innescare la decisione del premier il voto sulla fiducia al Decreto Aiuti, contestato neo giorni scorsi dal M5S e in particolare da suo leader Giuseppe Conte. Oggi pomeriggio in Parlamento c’è stato un tentativo di evitare il passaggio della fiducia, votando il provvedimento articolo per articolo, ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà non ha avuto il via libera di Draghi su questo percorso.



    Per il premier l’unica via percorribile era la richiesta di fiducia al Senato sul decreto. Fiducia che poi è arrivata, con 172 voti favorevoli e 39 contrari. A fare notizia, però, è chi non ha votato. Il MoVimento 5 Stelle ha dato seguito alla decisione del Consiglio Nazionale di ieri e non ha preso parte alla votazione. Draghi aveva detto nei giorni scorsi che per lui il Governo non poteva andare avanti senza i pentastellati, e ha mantenuto questa linea.

    L’ha mantenuta anche dopo un colloquio di un’ora con Mattarella, subito dopo il voto del Senato. Poi il Consiglio dei Ministri lampo. Il premier ha annunciato così il suo passo indietro ai componenti dell’esecutivo: “Questa sera rassegnerò le mie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica”. Per l’ex presidente della Banca Centrale Europea “le votazioni di oggi in Parlamento sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico. La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più. Le votazioni di oggi in Parlamento sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico”. “La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più”, ha sottolineato Draghi, per il quale “è venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo. In questi giorni da parte mia c’è stato il massimo impegno per proseguire nel cammino comune, anche cercando di venire incontro alle esigenze che mi sono state avanzate dalle forze politiche”.

    “Come è evidente dal dibattito e dal voto di oggi in Parlamento questo sforzo non è stato sufficiente. Dal mio discorso di insediamento in Parlamento ho sempre detto che questo esecutivo sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. Questa compattezza è stata fondamentale per affrontare le sfide di questi mesi. Queste condizioni oggi non ci sono più”, ha detto ancora Draghi, che ringraziato i ministri “per il vostro lavoro, i tanti risultati conseguiti. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo raggiunto, in un momento molto difficile, nell’interesse di tutti gli Italiani”.

    Poi il secondo passaggio al Quirinale per presentare le dimissioni, e la decisione di Mattarella di respingerle. “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, il quale ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto – si legge nel comunicato del Quirinale -. Il Presidente della Repubblica non ha accolto le dimissioni e ha invitato il Presidente del Consiglio a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica”. Mercoledì prossimo Draghi si presenterà alle Camere, i partiti hanno davanti 5 giorni di riflessione e dibattito interno, poi nelle due Aule di Montecitorio e Palazzo Madama si tireranno le somme.




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