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E’ fatto noto e risaputo che negli ultimi mesi, e non solo, la Dea Fortuna non ha dato una grossa mano alla Società del Napoli Calcio, dimostrandosi strabica e quasi dispettosa nei confronti della squadra, che – come unanimemente riconosciuto dagli addetti ai lavori – è stata ampiamente bersagliata dalla malasorte.

La rosa degli uomini a disposizione dell’allenatore Spalletti, dapprima privata di uomini/squadra di grandissimo livello, come Osimhen e Koulibaly, è stata poi assottigliata sempre più dal e dagli infortuni, perché privata di tanti altri protagonisti essenziali per il prosieguo del campionato e per fare fronte agli impegni Europei, visto che è stata persa già la corsa alla Coppa Italia.

La perdita di Insigne ha poi lasciato l’amaro in bocca ai tifosi, ma ad essa non dedicheremo nemmeno una parola in più. Se ne sono dette già tante, troppe. Meglio pensare al Napoli. E basta.

Negli ultimi giorni però è comparsa sulla Stampa una notizia che si è posta a mezza strada tra la attualità sportiva e quella finanziaria, sfuggendo all’attenzione di gran parte dei tifosi napoletani, almeno di quelli occupati a tifare soprattutto per il ritorno della normalità, prima di ogni altra cosa.

La notizia è questa: il Presidente Aurelio ha fatto rivalutare il marchio della SSC Napoli. Per far questo ha però fatto ricorso, legittimo, a una norma di Legge vigente, la Legge n. 126 del 2020. Il Patron ADL sarà pure un tantinello antipatico, per i suoi toni ruvidi, ma sa il fatto suo in materia di conduzione delle Società.

E a nulla vale rinfacciargli – malevolmente da parte di certa Stampa che alimenta i malumori di una parte della tifoseria ultra – di avere riempito il consiglio di Amministrazione societario di familiari o di uomini a lui legati a doppio filo. Qualsiasi Patron – o padre padrone – che lo può fare, lo fa. In ogni campo e ad ogni latitudine. Perciò, visto che i “diné”, gli “sghei” o anche “ ’e sorde” li rischia soltanto Lui, e nessun altro, torniamo aa Rivalutazione del Marchio del Napoli.

Esso è – per capirci – la grande lettera N iscritta un cerchio. Il divo Aurelio ha avuto la genialata di far valutare con apposito documento peritale il valore del sportivo del da un qualificato Docente Universitario. Ebbene, considerati i tanti fattori che lo sostengono e che, per certi versi, lo esaltano il Perito ha sentenziato nella propria Relazione, assunta nel Bilancio societario del Calcio Napoli, che esso raggiunge il valore di 75 milioni di euro.

Grazie a questo intelligente artifizio viene fuori che oggi il della squadra partenopea ha un valore di 75 milioni di euro e che – nonostante un bilancio 2021 chiuso in rosso, come peraltro quello precedente – si registra un patrimonio netto nuovamente positivo, anzi in aumento di oltre 140 milioni di euro.

La Società “SSCN”, cioè il Napoli, si è avvalso infatti del giudizio di un esperto indipendente, al fine di stimare il valore economico del marchio “secondo i principi di prudenza, ragionevolezza e dimostrabilità, evitando rischi di sopravvalutazione e conseguente ingiustificato incremento di patrimonio netto”. Questo in sintesi il principio ispiratore della operazione come emerge dal documento depositato dal club partenopeo.

Non è il gioco delle tre carte. Né gli assomiglia più di tanto, se si va a spulciare tra le recenti dichiarazioni di ADL, che ha colto l’occasione per annunciare la prossima revisione della grafica del Marchio che, oltre alla N, secondo lui, dovrebbe contenere anche la figura di un cavallo, che possa ispirarsi alla figura del cavallo rampante e sfrenato che si vede nello stemma della Città metropolitana di Napoli, cui si ispirò anche il “cavallino rampante” della Ferrari di un altro grande patron: Enzo Ferrari.

Ed è questa l’altra (grande) novità che propone ADL: il recupero della figura del Ciuccio del Napoli, riabilitato e restituito alla sua originaria essenza, anzi alla quintessenza della Napoletanità, incardinatasi sul trono del Meridione d’Italia ad opera dei Normanni intorno all’anno millecento.

E la figura del cavallo sfrenato e rampante si affermò a partire dall’età Angioina, prima grande dinastia a valorizzare il patrimonio ippico meridionale e il cavallo, che poi prenderà di nome di Cavallo Napolitano, grazie alla dinastia Aragonese che fece di Napoli la capitale del mondo equestre.

In seguito Napoli, per un ampio arco di oltre sette secoli, è stata rappresentata dalla figura di un Cavallo sfrenato e rampante, simbolo di un Sud vagheggiato, bramato e conteso dalle più grandi dinastie europee.

La squadra di Calcio che la rappresenta ha dunque il diritto di fregiarsi della figura del Cavallo rampante e sfrenato? e a patrimonializzare il valore di questo simbolo? Noi pensiamo di sì, perché la strada che sembra indicarci ADL porta dal Ciuccio perdente al Cavallo vincente e oggetto di desiderio: Un ritorno alle origini, per andarne tutti consapevolmente fieri.

 Federico L.I. Federico

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