dello stupro: nella maxi retata dei giorni scorsi a Roma è finita anche la dottoressa Rosa Trunfio, responsabile del centro vaccinale di Boscotrecase in provincia di Napoli, originaria di Avellino.

Rosa Trunfio, secondo gli inquirenti, era una delle lady del Gbl, la cosiddetta droga dello stupro, ed è tra i 39 indagati (11 in carcere e 29 ai domiciliari) colpiti da un’ordinanza cautelare della Procura di Roma accusati di importazione e traffico di sostanze stupefacenti tra cui il fentanyl, Gbl (la droga dello stupro), catinoni sintetiche e altri principi farmacologici appartenenti alla categoria delle “Nuove sostanze psicoattive”, acquistati sul deep e sul darkweb.

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Rosa Trunfio, odontoiatra di Avellino, da tempo aveva incarichi presso l’ospedale di Boscotrecase. Le era stato affidato il compito di coordinare l’hub vaccinale dell’ospedale Sant’Anna-Madonna della Neve e anche quello all’interno della palestra Ic Cardinal Prisco di Boscotrecase.

L’odontoiatra con studio a Napoli, docente di Medicina estetica all’università di Roma Tor Vergata, secondo le accuse della Procura di Roma tra il 2019 e il 2020, sarebbe stata complice di Danny Beccaria, l’uomo che a Roma riforniva di droghe dello stupro politici, medici, forze dell’ordine e anche preti.

La notizia dell’ della dottoressa Trunfio ha spinto l’Asl 3 a chiarire la sua posizione: “La dottoressa ha con noi un contratto Covid da esterna e non è una nostra dipendente – ha chiarito il direttore sanitario dell’Asl 3 Sud, Gaetano D’Onofrio -. C’è un accordo in essere fino al 31 dicembre che potrebbe decadere nel caso in cui la sua situazione non venisse chiarita”.

Savio Marziani, direttore sanitario dell’ospedale di Boscotrecase, ha aggiunto: “Abbiamo il ricordo di una dottoressa che usciva dall’ospedale sempre a tarda sera. Fiduciosi nel lavoro della magistratura”. C’è sconcerto nell’ambiente ospedaliero napoletano per il coinvolgimento della professionista nell’ambito di un’indagine che coinvolge numerosi insospettabili in un traffico di nuovi stupefacenti utilizzati per festini a base di sesso e droga.

Nomi altisonanti quelli finiti nell’operazione dei Nas di alcuni giorni fa, tra i quali anche quello di Claudia Rivelli, 71 anni, sorella dell’attrice Ornella Muti, finita agli arresti domiciliari per importazione e cessione di sostanze stupefacenti.

Undici persone erano finite in carcere mentre altre 28 agli arresti domiciliari: quasi tutti insospettabili, come la dottoressa Rosa Trunfio, e con lei un avvocato, un funzionario di un ente locale, un insegnante di scuola media (che, addirittura, faceva giungere proprio a scuola le spedizioni contenenti i pericolosi catinoni sintetici), due impiegati di banca, due militari in congedo e un architetto. Insieme a loro, personaggi della malavita romana che avevano individuato nel nuovo traffico di stupefacenti un affare lucruoso sul quale investire. Gli inquirenti hanno ricostruito alcune “rotte” internazionali di provenienza delle Nps acquistate in rete, suddivise per tipologie strutturali: fentanili (Canada, Polonia e Repubblica Ceca), Gbl (Cina, Olanda, Francia e Croazia), catinoni sintetici (Olanda) e benzodiazepine (Olanda), oltre ad eroina ad alta concentrazione (rinvenuta in spedizioni provenienti dalla Gran Bretagna e dalla Germania). Una scoperta fatta grazie anche al costante scambio informativo nell’ambito della cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia (con Eurojust, Europol e Interpol) e al coordinamento, a livello nazionale.

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Gli inquirenti, grazie al costante monitoraggio degli e-shop presenti sul web, deep e dark web ed all’individuazione dei canali di importazione hanno individuato oltre 290 spedizioni verso soggetti dediti all’importazione sparsi su tutto il territorio nazionale, per un volume di affare stimabile in circa 4.800.000 euro.

L’indagine ha permesso altresì l’individuazione di un “centro di importazione” italiano, situato a Roma, attivo nella sistematica importazione di Gbl (gamma butirrolattone), anche noto come ‘Droga dello stupro’ nonché numerosi canali di approvvigionamento estero di queste sostanze, spesso commerciate insieme ai Catinoni sintetici fra cui il pericoloso flualprazolam, mai rinvenuto in Italia prima d’ora. In sintesi, le caratteristiche ricorrenti del traffico emerso sono: l’utilizzo, per gli ordini e il pagamento, del cosiddetto “deep web” e “dark web” da gruppi criminali localizzati in paesi esteri, attivi nel rifornimento di Nps; il pagamento mediante metodi non tracciabili, solitamente con criptovaluta (bitcoin); invio di plichi dall’estero, con l’indicazione di mittenti e destinatari fittizi con indicazione di nominativi di fantasia o di defunti; l’esistenza, in Italia, di “centri d’importazione”, il più importante dei quali operativo su Roma: ovvero soggetti, o gruppi più o meno organizzati, dispiegati sul territorio nazionale, che si occupano di alimentare il traffico illecito in entrata e di gestirne in molti casi la successiva distribuzione alla nutrita clientela, anche altolocata, utilizzando un linguaggio “in codice” per sviare le indagini; l’utilizzo di servizi di home delivery per la successiva distribuzione di tali sostanze a livello locale, con corrieri del tutto ignari del reale contenuto dei plichi trasportati; il reinvestimento in criptovaluta, da parte di alcuni indagati, dei proventi dello spaccio su conti correnti esteri. È stato così possibile accertare e ricostruire, per la prima volta in Italia, l’autoriciclaggio di monete virtuali. L’indagine ha consentito di sequestrare, anche grazie a due distinte “operazioni sotto copertura” antidroga, ingenti quantitativi di stupefacenti: 42 litri di Gbl (DROGA dello STUPRO), pari ad oltre 50.400 dosi singole; 1,3 kg di sostanze stupefacenti sintetiche in polveri e cristalli, tra cui 116 grammi di fentanili (la cui assunzione superiore ad 80 microgrammi può provocare overdose) e 1,2 kg di catinoni sintetici; 8 grammi di eroina ad alta concentrazione (purezza al 99%), destinata alla miscelazione con fentanyl; 20 francobolli a base di flualprazolam; 115 grammi di marjiuana; l’ in flagranza dei 3 importatori italiani, tra cui il gestore di una casa famiglia per minori. 



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