Cronaca Salerno

Salerno, sostegno elettorale a Savastano in cambio di appalti

L’imprenditore Fiorenzo Zoccola avrebbe fornito appoggio politico e voti al consigliere regionale Nino Savastano nelle consultazioni elettorali del 2020. Secondo il Gip tra i due c’era “un consolidato accordo corruttivo”



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Salerno. Voti in cambio di appalti: questa l’ipotesi della procura di Salerno tra le accuse contestate nell’ambito dell’inchiesta in cui è finito Nino Savastano il consigliere regionale ai domiciliari. Di ‘possibili inquinamenti nelle consultazioni elettorali’ scrive il gip Gerardina Romaniello nell’ordinanza cautelare notificata stamane. Nella misura cautelare viene delineato anche “un consolidato accordo corruttivo” tra il consigliere regionale e l’imprenditore Fiorenzo Zoccola.

“La gestione degli affidamenti per la manutenzione del patrimonio comunale e delle relative proroghe da parte del Comune di Salerno in favore delle cooperative di tipo B è caratterizzata da rilevanti profili di illiceità penale, con gravi ricadute in termini di gestione del denaro pubblico, violazioni del principio di libera concorrenza tra operatori economici e possibili inquinamenti nelle consultazioni elettorali”.

E’ questo, infatti, uno dei passaggi chiave dell’ordinanza emessa dal gip di Salerno, Gerardina Romaniello con la quale vengono disposte 10 misure cautelari, su richiesta della Procura di Salerno nell’ambito di un’inchiesta su presunti appalti truccati.

Ci sarebbe stato un accordo politico-elettorale, secondo la Procura di Salerno tra Nino Savastano, consigliere regionale campano di “Campania Libera”, e Fiorenzo Zoccola, gestore di fatto di diverse altre cooperative che avevano in gestione la manutenzione ordinaria e conservativa del patrimonio del Comune di Salerno.

Nell’ordinanza emessa dal gip di Salerno Gerardina Romaniello si parla di “un consolidato accordo corruttivo” tra Savastano e Zoccola, con il consigliere regionale, ex assessore del Comune di Salerno, che “stabilmente asserviva le funzioni pubbliche agli interessi personali propri e del privato in cambio del sostegno elettorale assicuratogli da Zoccola, garantendo a quest’ultimo l’affidamento degli appalti banditi dal Comune aventi ad oggetto servizi pubblici alle societa cooperative sociali riferibili a! privato e ai suoi sodali”.

In particolare, Fiorenzo Zoccola, “a fronte della promessa di procurare a Savastano sostegno politico e voti in vista delle elezioni regionali del settembre 2020, otteneva da parte del pubblico ufficiale la promessa dell’aggiudicazione e della proroga degli affidamenti degli appalti di servizi pubblici banditi dal Comune di Salerno, appannaggio esclusivo delle societa cooperative gestite dal medesimo ovvero dai suoi sodali”.

Alle elezioni regionali del 2020 Nino Savastano, candidato nella circoscrizione Salerno con la lista “Campania Libera”, emanazione del movimento politico fondato dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, ha ottenuto 16.587 preferenze, risultando il candidato più votato della lista nell’intero territorio regionale.

Tra i destinatari dell’ordinanza figura il consigliere regionale campano Nino Savastano, mentre tra i 29 indagati c’è anche il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, appena rieletto. Il gip scrive che “accurate investigazioni hanno disvelato che sin dal 2002 l’attribuzione di servizi in favore di enti caratterizzati da scopi mutualistici era irregolare (per l’assenza di requisiti in capo alle cooperative, necessari per l’assegnazione dei servizi da parte del Comune di Salerno), grazie alla complicità di funzionari pubblici, che hanno agito non per il buon andamento della pubblica amministrazione, bensì per tornaconti personali o comunque di parte”.

Il gip sottolinea inoltre “che l’irregolare, sotto il profilo non solo amministrativo ma anche penale, gestione della cosa pubblica che si e realizzata, affidando lavori e prestazioni a chi non ne aveva diritto, ha fortemente frustrato le aspettative di crescita di operatori economici che agivano nel rispetto della legalità e che si sono visti pretermessi da enti solo apparentemente mutualistici ovvero con finalità di favorire il reinserimento sociale di persone svantaggiate, ma in realtà erano vere e proprie società con scopo di lucro. In sostanza, normative tese a favorire soggetti deboli sono state strumentalizzate e piegate per perseguire scopi diversi”.

Inoltre, “il lungo periodo di tempo nel quale le condotte sono state poste in essere – scrive ancora il gip – è indice della cronica distorsione del potere amministrativo facente capo a taluni pubblici funzionari, che hanno durevolmente e deliberatamente tradito il pubblico interesse. Tale ultimo aspetto rende i fatti che si esporranno particolarmente gravi e meritevoli di intervento cautelare”.

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