Una gestione che secondo Abbate è stata la sua rovina e accusa un funzionario della Sma non imputato nel processo in corso di essere stato colui che per primo lo pose davanti alla scelta: “Se vuoi continuare a lavorare devi versare il 10% del fatturato come tangente”.
E allora senza mezzi termini, Abbate racconta: “Il dott. Soria, funzionario di Sma, – si legge nel verbale depositato – mi disse chiaramente che se avessi voluto continuare a lavorare come appaltatore di Sma dovevo versare il 10% del mio fatturato a titolo di tangente. Mi disse che se volevo continuare ad avere le proroghe dovevo versare a lui e al suo dirigente il 10%”.
E il 10% in quei primi anni. Era 25-30mila euro al mese. “Sono certo che quella somma veniva divisa tra Soria e Silvestro (dirigente Sma non imputato nel processo in corso, ndr). Ammetto di aver pagato tangenti per continuare a lavorare”.
Un pagamento fisso quello che racconta Abbate: “Veniva consegnata il 2 o il 3 di ogni mese all’interno del Depuratore di Napoli Est. Soria e Silvestro mi dicevano che in cambio mi avrebbero fatto lavorare, nel senso che mi avrebbero prorogato o non avrebbero consentito ad altri imprenditori di entrare negli appalti riguardanti Napoli Est”.
L’imprenditore sostiene di aver ceduto ad una sorta di ‘ricatto’: o paghi o non lavori con noi.
Ma quella tangente non è l’unico ‘sostegno’ che Abbate ha versato per oleare il sistema.









