Tredici anni per chiudere un matrimonio nato, secondo la sua denuncia, da un inganno. Una storia cominciata nel 2011, quando Agnese Di Sarli, infermiera originaria di Teggiano, nel Salernitano, sposò un uomo che si presentava come un alto funzionario della Polizia di Stato.
Una storia che sembrava destinata a concludersi con la scoperta della truffa, ma che per la donna si è trasformata in un lungo percorso giudiziario, terminato soltanto nel 2024 con il divorzio.
Oggi, a distanza di anni, Di Sarli torna a rivolgersi alle istituzioni. Dopo aver scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la donna ha deciso di appellarsi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio. La sua richiesta è una riforma del diritto di famiglia e, in particolare, dell’articolo 122 del Codice civile, la norma che disciplina l’annullamento del matrimonio in presenza di determinate condizioni relative alla volontà dei coniugi.
Una battaglia che nasce da una vicenda personale dolorosa e che, nelle intenzioni della donna, dovrebbe servire a evitare che altre persone si ritrovino intrappolate in situazioni analoghe.
Il matrimonio, la falsa identità e l’arresto a Roma
Il caso risale al 2011. Di Sarli conosce un uomo che si presenta come un dirigente della Polizia di Stato, dichiarando di ricoprire un incarico di prestigio e accreditandosi anche attraverso l’uso di una divisa. La donna si fida, fino ad arrivare al matrimonio. Secondo quanto raccontato negli anni dalla stessa infermiera, l’uomo avrebbe sfruttato quella falsa identità per conquistare la sua fiducia e ottenere ingenti somme di denaro, oltre a diversi gioielli.
La svolta arriva nell’ottobre 2012, quando l’uomo viene arrestato a Roma dagli investigatori della Squadra Mobile, impegnati in un’indagine su un giro di truffe. Il controllo e la successiva perquisizione fanno emergere un quadro che va ben oltre la vicenda matrimoniale.
Il falso funzionario viene sorpreso mentre sta per uscire di casa indossando una divisa da primo dirigente della Polizia di Stato, completa di gradi e fregi. Gli investigatori trovano anche una seconda uniforme, un falso tesserino della Direzione investigativa antimafia e numerosi documenti relativi a enti della pubblica amministrazione.
Tra il materiale sequestrato figurano curriculum, domande di impiego e lettere fotocopiate dell’ufficio del personale del Senato, complete di loghi e firme attribuite a un presunto funzionario. Gli investigatori intendono verificare eventuali collegamenti con altri episodi illeciti. L’arresto viene comunicato dalla stessa Questura di Roma il 6 ottobre 2012.
La vicenda conquista rapidamente spazio sui media nazionali. Ma, mentre l’identità dell’uomo viene smascherata, per Agnese Di Sarli comincia un’altra battaglia: quella per liberarsi sul piano giuridico da un matrimonio che ritiene fondato sull’inganno.
La prima richiesta alle istituzioni nel 2014
La donna non si rassegna e cerca una strada per ottenere l’annullamento delle nozze. Nel 2014, dopo aver raccontato pubblicamente la propria esperienza, si rivolge all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo un intervento sulla normativa che regola il matrimonio civile.
Il nodo è proprio la distanza tra la scoperta di un raggiro e la possibilità di ottenere una risposta giuridica adeguata. Per Di Sarli, il fatto di aver sposato una persona che si sarebbe presentata con un’identità professionale falsa avrebbe dovuto consentire di affrontare la questione in tempi più rapidi.
La sua vicenda, invece, prosegue per anni, anche a causa delle difficoltà nel rintracciare l’ex coniuge, come riferito nelle ricostruzioni pubblicate sul caso.
Il divorzio arriva soltanto nel 2024
Il risultato definitivo arriva nel 2024, tredici anni dopo il matrimonio. Per la donna, però, la conclusione dell’iter non cancella le conseguenze personali di un’attesa tanto lunga.
«Questa vicenda ha segnato profondamente la mia vita», racconta Di Sarli, che spiega di voler trasformare quanto vissuto in una battaglia per cambiare le regole. Il passaggio più doloroso riguarda il progetto di maternità che, secondo la sua testimonianza, sarebbe stato compromesso dal protrarsi del vincolo matrimoniale.
«Mi è stato negato il diritto di avere un figlio e questo, a causa delle nostre leggi», afferma, collegando direttamente la propria esperienza ai tempi della giustizia e alle difficoltà di ottenere una risposta tempestiva.
È su questo punto che la storia personale diventa una richiesta di riforma. La donna non chiede soltanto che venga riconosciuta la sua esperienza, ormai conclusa sul piano del divorzio, ma che il legislatore affronti le situazioni in cui il consenso al matrimonio sarebbe stato condizionato da un inganno sull’identità o sulla posizione personale del coniuge.
Divorzio lungo e inganno sull’identità: cosa chiedere al diritto di famiglia
La vicenda di Agnese Di Sarli, che ha ottenuto il divorzio nel 2024 dopo tredici anni dal matrimonio, mette in luce criticità del diritto di famiglia. Di Sarli chiede al legislatore una revisione dell’articolo 122 per tutelare chi è stato ingannato al momento del consenso matrimoniale.
Che cosa prevede l'articolo 122 del Codice civile?
Discipline l'annullamento del matrimonio in presenza di vizi del consenso, tra cui determinate forme di errore o inganno rilevante.
Qual è la differenza tra annullamento del matrimonio e divorzio?
Sono istituti differenti: l'annullamento riguarda la validità del matrimonio fin dall'origine, mentre il divorzio ne conclude l’esistenza legale; hanno presupposti e conseguenze diverse.
Perché la vicenda di Agnese Di Sarli è stata portata all’attenzione delle istituzioni?
Perché l’inganno sull’identità del coniuge ha portato a un lungo iter giudiziario e a una percepita inadeguatezza della normativa nel tutelare chi è stato ingannato al momento del consenso.
Quali passi sta intraprendendo Di Sarli ora?
Ha scritto al presidente della Repubblica nel 2014, chiede un’udienza a Giorgia Meloni e ha sollecitato l’attenzione del ministro della Giustizia Carlo Nordio per una riforma del diritto di famiglia; ha anche raccontato la sua esperienza nel libro Rosso Amarone.



