Variante Delta, a Napoli contagiato 28enne vaccinato

E' ricoverato al Cotugno: è stato vaccinato con Astrazeneca e Pfizer, Contagiato con la Variante Delta anche un ragazzino di 11 anni. Ad Agerola invece 0 casi

Variante Delta a Napoli: c’è preoccupazione per la positività rilevata su un uomo di 28 anni che era stato vaccinato con la doppia dose (Astrazeneca e Pfizer) e che ora è ricoverato al Cotugno.

Dei 14 casi registrati nella sola cinta urbana della città di Napoli in otto non risultano vaccinati ma c’è anche un ragazzino di soli 11 anni. La buona notizia invece arriva dal cluster di Agerola dove il contagio sembra essersi fermato visto che nelle ultime 24 ore si registrano 0 casi dopo il boom dei 10 casi del giorno precedente che aveva portato a ben 34 i positivi al covid con la variante Delta. Cinque nuovi casi di covid invece ieri a Torre del Greco (dove vi è stato il primo forte cluster di Delta) con due ospedalizzati.

Ma dai dati è evidente che la variante Delta si stia largo tra i cittadini residenti a Napoli risultati positivi al Covid. E la preoccupazione cresce anche perchè secondo gli studi è stato dimostrato che per infettarsi con la variante Delta basta essere in contatto senza protezione con un portatore anche per 5 o 6 secondi. L’indice di trasmissibilità del virus è quindi velocissimo.

A Napoli conferme di positività riguardano dunque circa il 30% dei casi esaminati. L’approfondimento epidemiologico che consegue alla classificazione di variante Delta, come disposto dalle circolari ministeriali, ha gia’ permesso di individuare le aree di residenza ed eventuali cluster familiari.

 

“Gli elementi che abbiamo indicano la maggiore contagiosità della variante delta, così come tempi più stretti, di pochi secondi, per la trasmissibilità. Anche i diversi focolai in diversi Paesi del mondo lo dimostrano: è questo il nuovo fronte della battaglia contro il Covid”, ha spiegato Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano.

BONFANTI: “PREOCCUPA LA MAGGIORE CONTAGIOSITA’ DELLA VARIANTE DELTA”

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Paolo Bonfanti, professore di Malattie infettive all’università di Milano Bicocca e responsabile Malattie infettive della Asst di Monza:  “L’elemento di preoccupazione è legato alla maggior contagiosità della variante delta rispetto alla variante alfa, la variante inglese. La maggior parte di queste informazioni ci giungono dal Regno Unito. Gli studi sulle popolazioni vaccinate provengono da lì, si è visto che sicuramente è più contagiosa rispetto alla variante alfa, che era già più contagiosa rispetto al virus iniziale. Questo è il maggior pericolo”.

La speranza, come sempre, è data dal vaccino: “Il dato positivo – sottolinea infatti Bonfanti – è che, sempre gli inglesi, hanno potuto dimostrare che le persone completamente vaccinate sono protette dall’infezione e soprattutto dalle forme gravi di malattia. Anche in Gran Bretagna l’impatto sugli ospedali è molto inferiore, e da loro sta interessando soprattutto le persone non vaccinate o vaccinate con una sola dose, in particolare i giovani. Tra i giovani ha però una gravità modesta e scarsa pericolosità”.

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Ora la sfida è il tracciamento: “Ci si aspetta che anche in Italia tra qualche settimana questa variante sia predominante. L’aspetto positivo da noi è che i casi rimangono molto pochi, finché la situazione resta questa andiamo bene. Bisognerà individuare i focolai. Devo dire che ad esempio Regione Lombardia ha chiesto proprio che tutti i casi nuovi vengano sequenziati, in modo da riconoscere i focolai di variante delta. Il lavoro grosso di questo periodo, in cui il virus circola molto poco, è fare un tracciamento diffuso. Riusciremo a impedire quello che sta succedendo in Gran Bretagna? Questa è la sfida delle prossime settimane”, conclude Bonfanti.

 Il vaccino Moderna: positivi i primi test sulla variante Delta 

Hanno dato esito positivo i primi test del vaccino anti Covid di Moderna sulla cosiddetta ‘variante Delta’ del nuovo coronavirus. Lo ha annunciato l’azienda statunitense, secondo la quale la risposta immunitaria a questa mutazione e’ inferiore solo di poco a quella nei confronti del ceppo originale. Lo studio e’ stato condotto su otto persone, una settimana dopo la somministrazione della seconda dose del siero. “Questi nuovi dati sono incoraggianti e rafforzano la nostra convinzione che il vaccino contro il Covid-19 di Moderna dovrebbe continuare a garantire protezione contro le nuove varianti”, ha affermato l’amministratore delegato del gruppo, Stephane Bancel.

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Redazione

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