Spari contro tre pescherecci italiani: ferito ad un braccio un marittimo della nave Aliseo a 35 miglia nautiche dalla costa libica al largo di Misurata.
Lo comunica la Marina militare in una nota precisando che un marittimo della nave Aliseo è stato ferito.
Nella nota, si precisa che “la fregata Libeccio della Marina militare, impegnata nell’Operazione Mare Sicuro, è intervenuta nelle prime ore pomeridiane di oggi in assistenza ad un gruppo di 3 pescherecci italiani (Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo) intenti in attività di pesca nelle acque della Tripolitania all’interno della zona definita dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture “ad alto rischio” (a circa 35 miglia nautiche dalla costa libica, a nord della città di Al Khums)”. “L’intervento – si legge – si è reso necessario per la presenza di una motovedetta della Guardia Costiera libica in rapido avvicinamento ai motopesca italiani”.
“Nave Libeccio, che al momento della segnalazione si trovava a circa 60 miglia dalla scena d’azione, ha diretto verso i motopesca alla massima velocità ed ha mandato in volo l’elicottero di bordo, il quale giunto in area ha preso contatto radio con il personale della motovedetta”.”Per verificare la situazione, è stato inoltre immediatamente dirottato in zona un velivolo da ricognizione della Marina Militare P-72, il quale riporta d’aver assistito ad alcuni colpi d’arma da fuoco di avvertimento da parte della motovedetta libica”.
“La fregata Libeccio, giunta in prossimità dei motopesca, ha ricevuto notizia della presenza di un marittimo del motopesca Aliseo ferito ad un braccio. L’azione è tuttora in corso e dell’evoluzione della situazione è stato dato costante aggiornamento al Ministro della Difesa, onorevole Lorenzo Guerini”.
La Marina libica che controlla la Guardia costiera smentisce di aver sparato ad altezza d’uomo contro i pescherecci italiani, ammettendo di aver “esploso solo colpi in aria” a scopo dopo aver più volte intimato agli italiani di allontanarsi “dalle acque libiche”. Lo ha detto Masoud Ibrahim Abdelsamad, portavoce della Marina libica. “Sono stati sparati colpi di avvertimento con armi leggere perche’ i pescherecci italiani avevano superato la linea di confine ed avevano sconfinato”.
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Covid, sono 11807 i casi in Italia: aumenta leggermente la positività
“Me l’aspettavo che sarebbe successo… Forse il governo aspetta il morto…”. E’ la denuncia di Fayrouz Hedi e Ben Thameur, figlia e fratello di due pescatori che a settembre furono sequestrati dalla Guardia costiera libica e tenuti ostaggio per 108 giorni. “Il Governo italiano non si sta muovendo per i pescatori – dice – forse si muoverà quando qualcuno morirà”. E dice: “Noi ancora stiamo aspettando gli indennizzi promessi dal governo”. Il padre al momento è in malattia. Ma presto tonerà sulla Medinea dove si trovava quando i pescherecci furono sequestrati. “Non ci sono parole -dice – e anche se le trovassi non saprei cosa dire, non è cambiato nulla da dicembre a oggi”.
Si scatena il dibattito politico sulla vicenda. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni chiede una risposta del presidente del Consiglio Mario Draghi sulla Libia, a seguito della notizia secondo cui la Guardia costiera libica avrebbe sparato contro alcuni pescherecci italiani. “Non mi ricordo bene: di che cosa dovevamo ringraziare la Guardia Costiera Libica ? Dei pescatori italiani che vengono mitragliati? O dei naufraghi che vengono bastonati e riportati nei lager della Libia? Aspetto risposta dal presidente Draghi e dalla sua maggioranza”, ha scritto su Twitter Fratoianni.
Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nel primo pomeriggio di martedì nella sua abitazione a Zintan, nella Libia occidentale. L’attacco è stato portato da un commando di quattro uomini che, dopo averlo ferito gravemente nel giardino della residenza, sarebbe fuggito rapidamente. La notizia,…
C’è un’Italia che non si misura in monumenti o metri quadri, ma vive nei gesti quotidiani, nei riti tramandati, nelle lingue locali e nelle tradizioni custodite dalle comunità. È questa l’Italia che emerge dal primo Censimento del Patrimonio culturale immateriale, presentato alla Camera dei deputati, che ha già raccolto oltre trentamila elementi tra tradizioni, manifestazioni, prodotti locali e saperi antichi.
Il progetto, avviato nel 2023 e promosso dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia in collaborazione con Anci e con l’Istituto centrale per il Patrimonio immateriale, sotto la supervisione del ministero della Cultura, nasce con l’obiettivo di preservare e condividere un patrimonio fragile, destinato a scomparire se non viene raccontato e trasmesso. Un lavoro che si inserisce pienamente nello spirito della Convenzione Unesco del 2003 e che, per sua stessa natura, non potrà mai dirsi concluso.
La corsa dell’Italia verso i Mondiali del 2026 entra nella sua fase più delicata. Con la conclusione dei gironi di qualificazione, il cammino verso Stati Uniti, Canada e Messico passa ora per i playoff, dove restano quattro posti ancora da assegnare. Domani a Zurigo verrà tracciato il percorso che gli Azzurri dovranno affrontare, una strada che si preannuncia tutt’altro che semplice.
La squadra guidata da Gattuso è stata inserita in prima fascia grazie al ranking FIFA, un vantaggio relativo che assicura solo un dato: la semifinale del 26 marzo si giocherà in Italia. L’avversaria, però, resta un’incognita pesante. Arriverà dalla quarta fascia, quella delle nazionali ripescate tramite la Nations League, e il ventaglio delle possibili contendenti non permette distrazioni. Tra Svezia, Irlanda del Nord, Macedonia del Nord e Romania il rischio di un incrocio complicato è reale, soprattutto con una Svezia desiderosa di riscatto e una Macedonia già capace in passato di rovinare i piani azzurri.
REDAZIONE






Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti