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“Solo” 20 anni di carcere per il boss Salvatore Marfella e i suoi affiliati Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale e Lorenzo Carrillo, ritenuti responsabili dell’omicidio di Francesco Balestrieri, ucciso nel corso di una faida il 10 aprile 2014,

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Ridotto l’ergastolo al boss Salvatore Marfella e a tre affiliati per un omicidio durante la faida di Pianura. Lo ha deciso la Corte Assise Appello Napoli che ha ridotto la pena a 20 anni.

La Corte di Assise di Appello di Napoli ha ridotto a venti anni di reclusioni le condanne all’ergastolo, quattro in tutto, comminate il 5 dicembre 2019, al termine del processo di primo grado al boss Salvatore Marfella, e a Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale e Lorenzo Carrillo, ritenuti responsabili dell’omicidio di Francesco Balestrieri, ucciso nel corso di una faida il 10 aprile 2014, nel quartiere Pianura di Napoli.

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Secondo il racconto del collaboratore di giustizia, Raffaele Dello Iacolo detto “Toc-Toc”, fu Salvatore Marfella ad emettere la sentenza di morte, eseguita poi da Giuseppe Foglia (oggi difeso dall’avvocato Raffaele Chiummariello) e da Emanuele Bracale. l’agguato scatto’ in via Pallucci: i sicari erano a bordo di un’auto con la quale speronarono lo scooter sul quale viaggiava Balestrieri. Poi Foglia e Bracale scesero dalla vettura esplodendo numerosi colpi di pistola calibro nove. Balestrieri, 44enne, mori’ poco dopo l’arrivo in ospedale.Lorenzo Carillo si occupo’ invece di recuperare e portare i killer lontano dal quartiere Pianura.

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La vittima con un passato nel clan Lago nel 2000 aveva fatto il pentito per sette mesi per poi uscire dal programma di protezione. Dopo 14 anni di carcere pensava che potesse stare tranquillo e che i nemici si fossero dimenticati di quel periodo da pentito. E invece non fu così. Un mese dopo la sua scarcerazione fu ucciso. Ecco cosa ha raccontato Raffaele Dello Iacolo nel verbale del 14settembre del 2017:  “Conosco Emanuele Bracale. È un affiliato al clan Marfella. Fa parte del gruppo di fuoco insieme a Salvatore Marfella, Giuseppe Foglia, Antonio Campagna detto “Sasà”, Maurizio Legnante detto ’o talebano. La sera prima dell’omicidio di Francesco Balestrieri il Bracale venne insieme a Giuseppe Foglia a casa mia a nome di Salvatore Marfella e mi chiesero due pistole, che gli consegnai e precisamente una “Beretta” calibro 380 automatica e una calibro 357”.
(nella foto il luogo dell’omicidio balestrieri e da sinistra in alto: Raffaele Dello Iacolo toc-toc, Salvatore Marfella, Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale)


Di La Redazione



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