Caserta. In una nota struttura sanitaria alle porte del capoluogo è divampato un focolaio Covid.
Attualmente sono almeno 18 i casi positivi riscontrati all’interno del centro specialistico che ospita anche la residenza per anziani.
Ieri – grazie al supporto delle ambulanze del 118 – sono stati disposti diversi trasferimenti: alcuni sono stati accompagnati a casa per il trattamento domiciliare, quelli con i sintomi più seri tipici del Coronavirus sono stati invece trasferiti nei due ospedali attualmente impegnati esclusivamente alla cura del virus, il Melorio di Santa Maria Capua Vetere e il Covid Hospital di Maddaloni.
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Gli anziani ora vengono monitorati costantemente dai medici e nel frattempo si è provveduto alla sanificazione dei locali della Rsa e si sta procedendo al tracciamento di eventuali contatti.
Santa Maria Capua Vetere– Una catena di omissioni, comunicazioni parziali e una sistematica sottovalutazione di quanto accaduto tra le mura del reparto “Nilo”. Nell’aula bunker del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, davanti alla Corte d’Assise, è il giorno di Francesca Acerra. L’ex comandante del Nucleo Investigativo Regionale (Nir) della Polizia Penitenziaria, chiamata a rispondere…
Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.
I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.
Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.
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