Ammontano a ben oltre 4 milioni di euro, ed erano stipati in borsoni, sistemati in cantina, i pacchi di contanti sotto vuoto trovati dalla Guardia di Finanza a casa di Salvatore Abbate.
L’imprenditore arrestato è accusato di corruzione e traffico di rifiuti dalla Procura di Napoli che ha delegato alle fiamme gialle e alla Polizia di Stato i 17 arresti (3 in carcere e 14 ai domiciliari) e due sospensioni di 6 mesi dall’esercizio della funzione pubblica. Ci sono volute molte ore per terminare i conteggi dell’ingente somma che va a suffragare l’ampio quadro probatorio riguardante i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro emerso dalle pagine dell’ordinanza.
L’imprenditore aveva a sua disposizione anche rappresentanti delle forze dell’ordine che in cambio di denaro lo tutelavano informandolo circa le indagini e svolgevano quasi funzioni di consulenti. I reati ipotizzati dagli inquirenti sono corruzione e favoreggiamento. Gli indagati si chiamano Vittorio Porcini, sostituto commissario in servizio nel commissariato napoletano di Ponticelli (arresti domiciliari) e i suoi colleghi Domenico Boenzi e Sabatino Domenico, ai quale e’ stata comminata una sospensione semestrale dell’esercizio della funzione pubblica. Consistenti cifre sono state trovate dai finanzieri anche a casa di altri soggetti coinvolti nell’indagine coordinata dai pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock.
Tra il 2017 e il 2018 tonnellate di rifiuti che doveva essere smaltiti nelle discariche finivano in mare. E cio’, secondo la procura di Napoli, anche a causa di appalti ottenuti in cambio di tangenti pagate ai vertici dell’epoca della Sma Campania, la societa’ controllata al 100 % dalla Regione Campania che si occupa tra l’altro di risanamento ambientale e delle bonifiche. La tecnica era semplice: l’affidamento diretto degli appalti, con la “somma urgenza” e quindi senza passare per fare pubbliche. Lavori che finivano sempre alle stesse aziende che facevano riferimento, secondo l’accusa, a Salvatore Abbate, detto ‘totore a’ cachera’.
Abbate viene definito dai pentiti un elemento per i clan Sarno, Mazzarella, Cuccaro e De Micco. Per i suoi affari ‘usava’ tre poliziotti che lo avrebbero informato in cambio di soldi. Luciano Passariello, ex presidente della Commissione d’inchiesta della Regione Campania era per la procura e il gip “un controllore che non controllava”. Lorenzo Di Domenico, direttore generale “pro tempore” della Sma, e’ accusato di avere accettato la promessa di una tangente del 7% dell’importo pattuito per l’indebito affidamento con procedure d’urgenza dello smaltimento di 10 mila tonnellate di fanghi nei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni, comuni tra Napoli e Caserta. Agli arresti domiciliari anche Luigi Riccardi, che era il coordinatore degli impianti di depurazione della Sma Campania, direttore dell’impianto di depurazione di Napoli Est e all’epoca dei fatti anche dell’impianto di depurazione di Marcianise, in provincia di Caserta, per suo figlio Vincenzo, per Errico Foglia, direttore direttore dell’impianto di depurazione di Acerra, all’epoca dei fatti gestito dalla Sma. Tra febbraio e maggio 2018, Riccardi e Foglia hanno disposto lo smaltimento di ben 6mila tonnellate di fanghi che finiranno in mare.
La Procura antimafia di Napoli ha chiesto 26 condanne, per un totale di oltre tre secoli di carcere, nel maxi-processo che vede imputati i presunti capi e gregari dell'alleanza tra i clan Mazzarella e Giuliano.
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