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Maradona in cella per un concerto della Carrà. Aveva 18 anni

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Maradona in cella per colpa di Raffaella Carrà, il singolare evento che sancì una lunga e sincera amicizia.

“Un essere fantasioso, un artista in ogni aspetto della vita, un amico con il quale succedevano solo cose strane. Gli voglio tanto bene. Se ne è andato troppo presto”, ricorda l’icona dello spettacolo Raffaelle Carrà in una intervista rilasciata a Il Messaggero.

“L’ho conosciuto in Italia quando lo invitavo ai miei programmi – spiega la Carrà – ma la prima volta è venuto lui da me ed è pure finito in prigione. Io cantavo in una grande arena a Buenos Aires. Era il 1979. Lui avrà avuto 18 anni. L’arena era piena, non c’era più posto, ma lui tentò comunque di entrare per ascoltarmi.
Disse ai poliziotti: ‘Non sapete chi sono io’. Lessi questa storia il giorno dopo sul Clarin. Per colpa mia Diego aveva passato una notte in guardina. Dopo questo episodio – continua – l’ho praticamente inseguito.
Una volta ero a Madrid per un’asta e avrei voluto proporre anche una sua maglietta. Ma Diego non volle mandarmela. Quando ormai stavo per partire però me lo ritrovai nella hall dell’hotel. Arrivò e mi disse: ‘Non ti ho voluto mandare la maglietta, te l’ho portata io’. Facemmo pace, cenammo insieme e lo invitai al programma Hola, Raffaella. Lui venne con piacere e portò la famiglia”.

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Inevitabile il ricordo della preparazione di Sanremo 2001: “Minà mi disse che Diego era a Sanremo. Mangiammo insieme e lui mi confessò che voleva presentare il Festival con me e cantare una canzone. Io, lucidamente, gli dissi che non era il caso. Era il periodo in cui aveva problemi con l’Agenzia delle entrate. Ti portano via tutto, ti fai del male, gli dissi per il suo bene e penso di averlo salvato da una pessima figura sulla stampa italiana”.

“Da molto non ci sentivamo, a fine ottobre un amico dalla Spagna mi ha chiesto se volevo inviargli un video per il suo compleanno. Di solito non mi piace fare queste cose, ma per lui l’ho fatto. Ho indossato la maglietta dell’Argentina che lui mi aveva regalato e gli ho mandato gli auguri”.

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Calcio

L’Inter stende la Juve e affianca il Milan per una notte: Napoli terzo

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L’Inter domina si aggiudica per 2-0 la sfida scudetto con la Juventus, affianca il Milan in vetta a 40 punti in attesa che i cugini giochino domani sera contro il Cagliari e fanno anche un favore al Napoli che è terzo da solo in classifica.

Decisive le reti dell’ex Arturo Vidal e di Barella che regalano alla squadra di Conte i tre punti che la portano a 40, in vetta con il Milan, che deve giocare domani a Cagliari. La squadra di Pirlo resta invece a 33 punti ma con la gara con il Napoli da recuperare. L’Inter non batteva complessivamente la Juventus da 8 confronti, l’ultima vittoria (2-1) datata settembre 2016. Per Conte è il primo successo contro la Juve da allenatore.

Neanche un quarto d’ora sul cronometro e alla prima vera fiammata del match i nerazzurri la sbloccano con il grande ex di turno: la firma e’ proprio quella di Arturo Vidal, che stacca alla perfezione di testa sul cross di Barella, lasciando di sasso un’impotente Szczesny. Appena un minuto prima, dall’altra parte, era stato annullato un gol a Ronaldo per fuorigioco di Chiesa sulla precedente conclusione di Rabiot. La squadra di Conte e’ padrona del campo e va un paio di volte vicino al raddoppio, in particolare con Lautaro che spreca un tap-in a porta vuota dopo un tiro di Lukaku respinto dal portiere.

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Troppo timida la Juve, che ad inizio ripresa non riesce a cambiare passo e al 52′ subisce il 2-0 ad opera di Barella, lasciato incredibilmente solo sul lancio dalle retrovie di Bastoni e bravissimo a battere Szczesny a tu per tu. La reazione dei bianconeri e’ troppo molle per poter impensierire realmente i padroni di casa, tant’e’ che Handanovic non e’ quasi mai chiamato in causa, se non nel finale sul tiro di Chiesa che poteva riaprire il discorso negli ultimi minuti. Prima del triplice fischio non succede piu’ nulla, la squadra di Conte fa grande festa a San Siro.

 

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