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Cinema

‘L’Armée Rouge’, il documentario di Luca Ciriello è in concorso al Festival dei Popoli

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L armee rouge


“L’Armée Rouge”, il del napoletano Luca Ciriello è in concorso al Festival dei Popoli. Dalla Costa D’Avorio un’armata musicale nel quartiere del Vasto. Anteprima assoluta giovedì 19 novembre su MYmovies

 

 

È in concorso al sessantunesimo Festival dei Popoli (International Documentary Film Festival), “L’Armée Rouge”, il del regista napoletano Luca Ciriello in anteprima assoluta nella sezione “Concorso Italiano” giovedì 19 novembre (dalle ore 15 e fino al 26 novembre) su www.mymovies.it/ondemand/popoli/movie/larmee-rouge/. Ambientato nei quartieri di Napoli Est, Ponticelli e il Vasto, è la storia di Idrissa Koné, in arte Birco Clinton, che vive in un container di amianto e ha un sogno: diventare il re del coupé décalé, genere musicale della Costa D’Avorio nato a Parigi nel 2000. Per poterci riuscire ha creato l’armée rouge, una banda di ragazzi avoriani che lo supporta e lo aiuta nell’organizzazione della sua grande festa di Natale, “Siamo un’armata dello show, noi non sappiamo fare la guerra, noi ci vogliamo solo divertire” dice il protagonista.

Il film è prodotto da Parallelo 41 Produzioni di Antonella Di Nocera in collaborazione con Lunia Film dello stesso Ciriello, realizzato con il sostegno di MiBACT e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, e sviluppato nell’Atelier di cinema del reale FilmaP di Ponticelli.

GUARDA IL TRAILER

L’Armée Rouge

L’Armée Rouge è la storia di un ragazzo determinato che vuole diventare il re del coupé décalé in Europa e per farlo ha creato un gruppo di combattenti dello show. Arrivato dalla Costa D’Avorio sei anni fa, il suo nome è Idrissa Koné, ma da tutti è conosciuto come Birco Clinton. Il film è ambientato in due quartieri della città di Napoli (Ponticelli e il Vasto). Birco Clinton vive in uno dei Bipiani di Ponticelli, prefabbricati di amianto costruiti negli anni ‘80 nella periferia est di Napoli, mentre gran parte del suo tempo lo trascorre nel Vasto, il quartiere multiculturale nei pressi della Stazione Centrale, dove cerca di organizzare le sue feste. Birco è arrivato in Italia nel 2014. Dopo un breve periodo in un centro di accoglienza, è andato a vivere a Ponticelli, dove ha iniziato a coltivare il suo sogno, organizzare feste e diventare famoso. Per fare ciò Birco ha pensato ad una struttura, l’armée rouge, un gruppo di ragazzi e ragazze appassionati di musica che si occupa di sostenere le spese comuni e di supportare la comunità avoriana di Ponticelli. Birco fa tante cose per sbarcare il lunario, ma soprattutto ama organizzare feste e videoclip musicali. Alle feste lui di solito non balla ma osserva gli altri da lontano circondato da ragazze. La sua preoccupazione è quella di far quadrare i conti delle serate e guadagnarci qualcosa. Per questo tutti lo chiamano le Barouba di Napoli, ovvero il re di Napoli. La dédicace è la festa annuale che ogni promotore di coupé décalé organizza nella propria zona e Birco per la festa di Natale vuole invitare tutti i personaggi più conosciuti all’interno della comunità ivoriana, in modo tale che possano vedere quanto lui sia bravo e conosciuto, quindi tutto deve andare nel verso giusto. Il lessico utilizzato nella preparazione della grande festa, le felpe tutte uguali come fossero uniformi, le continue telefonate che Birco riceve, i ruoli militari all’interno della banda ci trasportano nel film, donando all’organizzazione della dédicace un alone misterioso. Più volte Birco chiama all’appello i suoi “soldati” per il “duello finale”, ci dice che “non sarà uno scherzo” e che “tutti gli elementi della banda” devono essere pronti per la “battaglia”. Le feste nel Vasto sono dei momenti di evasione da una quotidianità spesso fatta di attese e speranze. Nel Vasto ci sono vari centri di accoglienza per richiedenti asilo e in questo quartiere molti ragazzi aspettano il loro destino, alcuni lavorano alla giornata, altri organizzano piccole imprese, c’è chi cade nel giro della micro-criminalità e chi, come Birco, cerca di organizzare eventi, feste o piccole attività commerciali. Nel Vasto si trovano i migliori ballerini di coupé décalé. Birco, col suo modo di fare egocentrico e a tratti goffo, riesce a convincere i suoi amici a supportare lui e il coupé décalé, stile musicale del nuovo millennio nato proprio in contrapposizione alla musica di regime diffusa in Costa D’Avorio. Il gruppo che decide di creare segue le orme della “Jet Set” (gruppo fondato nel 2003 a Parigi da Douk Saga, l’ideatore del coupé décalé) e si chiama l’armée rouge perché, come afferma Birco “bisogna essere numerosi e veloci, come l’armata rossa sovietica”. Sono una banda di ragazzi tutti sotto i trenta anni che non hanno alcuna intenzione violenta. “Siamo un’armata dello show, noi non sappiamo fare la guerra, noi ci vogliamo solo divertire” rivela Birco. Si tratta di una struttura organizzativa in parte estranea al mondo occidentale contemporaneo ed è per questo interessante approfondirne il funzionamento, le tempistiche e le modalità di azione. Ad esempio, durante le serate organizzate molte persone donano dei soldi a chi ha preparato la festa durante quello che viene chiamato “boucan”. Si tratta di una forma di riconoscimento e rispetto che viene detta “travailler”, ovvero “lavorare”, proprio come un lavoro che si fa per qualcuno che ci ha prestato un servizio. Inoltre, all’interno della propria struttura mutualistica, i soldi che si ricevono vengono di volta in volta rimessi in circolo alle feste successive. “C’est la famille qui compte, c’est le travail qui paye”, ovvero “ciò che conta è la famiglia, ciò che ti dà da vivere è il lavoro” ci dice Birco Clinton.

NOTE DI REGIA di Luca Ciriello

Ho conosciuto i ragazzi della comunità ivoriana di Napoli durante delle ricerche effettuate nell’ambito dell’Atelier di Cinema del Reale di Ponticelli (FilmaP), in seguito ho trascorso circa un anno assieme a Birco e ai suoi amici e per due mesi sono andato ad abitare nel quartiere multiculturale del Vasto, dove Birco trascorre le sue giornate e organizza le feste. La storia di Birco è principalmente la storia di un uomo che vuole trasformare il suo sogno in realtà, con determinazione e inventiva, un ragazzo di 27 anni che ha come modelli i fautori del coupé décalé avoriano nato a Parigi nei primi anni 2000. L’attenzione del film si concentra sul presente e sul futuro, del passato di Birco ho deciso di raccontare poco, la sua storia inizia dalla creazione dell’Armée Rouge, il gruppo di “guerriglieri dello spettacolo” che organizza le feste a ritmo di coupé décalé. Il mio punto di vista narrativo parte da una prospettiva di osservazione dall’interno della comunità avoriana, un approccio anche linguistico ed antropologico in un film dove si parlano quattro lingue (nouchi, djoula, francese e italiano), che cerca di svelare meccanismi e strutture di un gruppo di persone che pochi conoscono o frequentano, un film ambientato in una Napoli non-vista, fatta di sottoscala trasformati in discoteche e container trasformati in case.

Credo che l’occhio della videocamera possa essere vicino allo sguardo personaggi dopo tanti mesi di osservazione e condivisione, ma anche grazie all’avvicinamento linguistico. Parlando francese e comprendendo il nouchi (argot avoriano), ho tenuto lunghe chiacchierate con Birco e i suoi amici, restando in strada con loro, osservando la gente, scherzando e condividendo momenti delle nostre giornate. Attraverso un processo graduale di fiducia e conoscimento ho iniziato ad effettuare le prime riprese di ricerca e studio. Questo periodo è durato circa un anno. Nel momento in cui ho deciso di filmare per realizzare “L’armée rouge” sentivo che la fiducia tra noi era salda e di conseguenza ho scelto di non dare indicazioni di azioni ai personaggi, seguendo piuttosto il flusso degli eventi e inserendo il mio punto di vista tra le trame delle loro esistenze.

 

Luca Ciriello è un regista e documentarista italiano. Laureato in Lettere, ha fondato la società di video produzione “Lunia Film Srls” e ha studiato cinema presso Filmap – Atelier di Cinema del Reale a Ponticelli (Napoli). Il suo primo breve è Racconti dal Palavesuvio. Dal 2019 lavora con la squadra di Francesco Lettieri per i videoclip musicali di Liberato e il film Ultras. Nel 2020 ha partecipato alle Giornate degli Autori (nell’ambito della 77° Mostra del Cinema di Venezia) con il breve Quaranta cavalli (Premio Laguna Sud).

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Cinema

Le attese della Circumvesuviana diventano un film: essere passeggeri a Napoli in “Na Cosa Sola”

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Le attese della Circumvesuviana diventano un film

Le attese della Circumvesuviana diventano un film: essere passeggeri a Napoli in “Na Cosa Sola”.

Mercoledì 25 novembre verrà proiettato al Torino Film Festival “Na Cosa Sola”, del regista napoletano Giovanni Sorrentino che racconta le vite di alcuni passeggeri in attesa della Circumvesuviana. «L’idea è nata mentre attendevo, anche quaranta o cinquanta minuti, il treno che mi portavo a casa, osservavo le persone che come me aspettavano. Così ho deciso di percorrere altre stazione, quelle più deserte, e raccontare le attese di tutti», spiega Sorrentino.

Il suo è un viaggio, della durata di 24 minuti, nel quale le stazioni sono descritte secondo un’ottica corale, con un’attenzione particolare ad alcuni luoghi cari all’autore, come la stazione di Ponticelli. Il sentimento che più emerge dal lavoro è la nostalgia che il regista indaga in senso poetico, come quell’ideale a cui tendere, che crea un legame tra passato e presente.

«Napoli è il luogo in cui vivo e in cui mi sono formato. Sono cresciuto tra le sue contraddizioni e la sua bellezza. Sono innamorato della mia città e ne soffro la violenza. Cerco nei miei lavori di raccontarne la complessità, con uno sguardo meno ideologico possibile» conclude l’autore.

La selezione nella categoria “Italiana Corti” al Torino Film Festival è un altro risultato importante nella carriera del trentenne regista che si è già distinto nel 2015 con la vittoria al Napoli Film Festival, con un sul piccolo litorale di Vigliena, dal titolo “Stay”.

C’è una ferrovia a Sud, intorno al Vesuvio, smossa come la terra della quale è figlia. Le persone si muovono lungo bordi di cemento, dentro carrozze di ferro, uno di fronte all’altro. Si sfiorano, e in questi passaggi si confondono con il paesaggio. Trasformano le stazioni nei luoghi in cui la vita attende, e nell’attesa consumano la loro quotidianità. Ogni stazione assume la forma di chi la abita e Il tutto si fonde in un unico paesaggio umano e naturalistico.

Nato a Napoli nel 1985, ha studiato comunicazione audiovisiva all’Università degli Studi di Salerno e ho frequentato l’Atelier di Cinema del Reale Filmap, a Napoli. Nel 2014 ha prodotto il mio primo dal titolo Stay, che ha vinto il premio di miglior al Napoli Film Festival e ha partecipato al festival Cinemambiente. ‘NA COSA SOLA è il secondo progetto di autoprodotto, in cui provo a raccontare i luoghi da dove provengo e nei quali ho formato la mia visione cinematografica.

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