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Ritrovati ancora telefonini nel carcere di Poggioreale

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Ieri, in un reparto del carcere di Poggioreale nascosto in un posto impensabile, grazie alla professionalità e alla perspicacia della Polizia Penitenziaria in servizio alla Casa Circondariale di Poggioreale “G.Salvia” si è ritrovato il secondo telefonino dall’entrata in vigore del nuovo DL sulla Sicurezza, entrato in vigore dal 22 ottobre, ciò comporterà una denuncia penale per il detenuto coinvolto ed eventuale complici che potranno emergere dalle indagini sullo stesso telefonino.

Nonostante l’inasprimento della norma, la criminalità sembra non averne preoccupazioni. Ne ha dato notizia il vice segretario regioale dell’Osapp, Luigi Castaldo. Che spiega:

“L’operazione di intelligence vede la forte sinergia messa in campo con alto senso del dovere tra il dott.Berdini C. ed il dirigente aggiunto della Polizia Penitenziaria dott.Diglio G.,al fine di contrastare questo increscioso fenomeno che viene posto in essere con molteplici escamotage tecnologici e ingegnosi sistemi, con forte lucro per la criminalità.
La tutela della sicurezza in ambito penitenziario è fondamentale per contrastare il perpetrarsi di fenomeni criminosi, anche perché che senso avrebbe disporre di microtelefonini quando possono tranquillamente chiamare e videochiamare almeno 1 volta a settimana?”
Inoltre, per Castaldo è vergognoso che spesso vengano sfruttate le donne per l’occultamento ovunque di questi congegni, come mezzo per introduzione all’interno dei penitenziari.

Per l’Osapp sindacato maggiormente rappresentativo sul territorio, il plauso va come sempre al personale di Polizia Penitenziaria che nonostante le grosse ed ataviche difficoltà operative dovute alla cronica carenza di personale e risorse strumentali, riesce con alto senso del dovere e forte spirito di abnegazione a contrastare continui fenomeni criminosi all’interno ed all’esterno dei penitenziari anche durante questo travagliato periodo epidemiologico.

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Inchiesta sulla morte di Maradona: lite in famiglia per l’eredità e spuntano altri 4 figli a Cuba

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Inchiesta sulla morte di Maradona e sui presunti ritardi nei soccorsi. ma intanto in famiglia cominciano le liti per l’eredità. Spunta un altro presunto figlio a Cuba chiede l’esame del Dna mentre altri tre sempre a Cuba dallo scorso anno aspettano di essere riconosciuti.

La giustizia argentina ha deciso di aprire ieri sera una indagine per valutare se ci sia stata negligenza nella morte di Diego Maradona. Gli inquirenti di fatto vogliono capire e accertarsi se l’ex calciatore abbia ricevuto le necessarie e immediate cure e i soccorsi necessari. A poche ore dalla sua morte, l’avvocato e amico di Maradona, Matías Morla, aveva denunciato il fatto che “l’ambulanza ha impiegato più di mezz’ora per raggiungere la casa dove si trovava Maradona”. E ha fatto intendere che sarebbe andato “fino in fondo”, Resta ancora un mistero non solo sull’ora del decesso ma anche sulla telefonata arrivata al pronto soccorso. Il quotidiano ‘El Dia’ ha diffuso un audio della chiamata di Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, lo stesso che lo ha operato per un ematoma subdurale e colui che lo aveva operato per rimuovere un ematoma subdurale, per richiedere i soccorsi.

“C’è una persona che da quanto mi dicono è in arresto cardiorespiratorio. Un dottore lo sta assistendo. E’ un uomo, ha 60 anni”, si sente nella registrazione audio. Luque non fa il nome di Maradona. Questo è fondamentale per capire che è stato Luque a chiamare l’ambulanza, mentre le persone che erano deputate all’assistente del paziente si sono limitate ad allertare il medico e non subito l’ambulanza. Inoltre scrive la stampa argentina, una infermiera avrebbe denunciato di essere stata costretta a firmare una dichiarazione secondo cui aveva controllato le condizioni di Maradona, chiuso nella sua camera da letto. Una inchiesta dunque che rischia, tra contraddizioni e accuse, di avvolgere di mistero la morte del campione.

Ma a due giorni dalla cerimonia con cui i suoi resti sono stati consegnati alla terra del cimitero di Bella Vista, alla periferia di Buenos Aires, un rovente ‘dopo-Maradona’ tiene ancora banco El Pibe de Oro sembra  non voler riposare in pace. Magistrati, avvocati, famigliari autentici e presunti, specialisti in eredita’ e persone che hanno sfruttato la vicinanza al cadavere del ‘pibe de oro’ per farsi selfie, continuano ad offrire ai media materiale per alimentare storie destinate a scavare, e in fondo a danneggiare, la vita del celebre defunto. La mancanza di chiarezza sul comportamento del circolo intimo di Maradona nelle ore precedenti alla morte, giovedi’ alle 12, continua a fare notizia. Si va dal medico personale Leopoldo Luque che, chiama un’ambulanza e non specifica il nome del paziente in fin di vita, fino all’infermiera, Dahiana Gisela Madrid, che scrive una versione di quanto stava accadendo per poi sostenere di essere stata obbligata a farlo.

I pm che lavorano sul caso non hanno ancora fornito una loro versione ufficiale ne’ annunciato decisioni, ma hanno raccolto materiale, compreso il fatto che nella villa dove Maradona era convalescente non c’era un medico e neppure un defibrillatore. Stupore ha suscitato il gesto di un dipendente dell’agenzia di pompe funebri ‘Pinier’, Claudio Ismael Fernandez, 48 anni, che non ha creduto ai suoi occhi quando si e’ trovato con il figlio, Sebastian, di 18, vicino alla bara aperta, e non ha resistito a farsi una selfie che e’ diventato virale sulle reti sociali. Si e’ pentito, ha chiesto scusa, ma e’ stato licenziato e incriminato per profanazione di cadavere. Rovente continua ad essere poi la questione della incipiente battaglia per una eredita’ che ragionevolmente dovrebbe essere fra 80 e 150 milioni di dollari, fra immobili, auto, gioielli, rendite in Argentina e in numerosi Paesi del mondo. E non si sa fra quanti potra’ essere spartita. In prima fila ci sono quattro donne: la moglie Claudia e le figlie Dalma e Giannina, Cristiana Sinagra con Diego junior; Valeria Sabalain con la figlia Jana Maradona, e Veronica Ojeda, con il figlio Diego Fernando Maradona).

Ma anche due donne cubane, che gli avrebbero dato tre, e forse quattro figli, per i quali e’ in atto il processo di riconoscimento (Joana, Lu, Javielito e forse anche Harold). Come se non bastasse, poi, oggi e’ emerso un altro aspirante figlio, Santiago Lara, 19 anni, che chiede la riesumazione del cadavere di Diego per poter comparare con lui il suo Dna. “Non ho rivendicazioni finanziarie – ha assicurato – ma solo sapere se e’ lui mio padre, come ha lasciato detto mia madre morta di cancro”. Ma c’e’ anche un versante di buone notizie: il proprietario di Aeropuertos Argentinos 2000 (AA2000), Eduardo Eurnekian, ha annunciato che sta gia’ lavorando per mantenere una promessa fatta al celebre ‘Diez’ quando era ancora in vita. In dicembre, nella hall dell’aeroporto di Ezeiza a Buenos Aires, troneggera’ una grande statua di Maradona, in 3D.

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Coronavirus

I medici dell’ospedale del Mare a De Luca: ‘Abbiamo buste dei rifiuti al posto dei calzari’

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foto di repertorio

I medici dell’ospedale del Mare a De Luca: ‘Abbiamo buste dei rifiuti al posto dei calzari’.

“Caro presidente noi anestesisti rianimatori non possiamo permettere che un uomo delle istituzioni lasci intendere che vi sia qualcuno che non fa il proprio dovere: non si puo’ lasciar intendere, si deve eventualmente punire altrimenti si diventa complici! Tutte le telefonate della Centrale Operativa Regionale sono registrate, quindi il compito di controllo e’ estremamente semplice!”. Lo affermano i rianimatori dell’Ospedale del Mare in una lettera aperta indirizzata al governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dopo le sue dichiarazioni sui medici ‘farabutti’ nella diretta Facebook di ieri.

“Noi non possiamo permettere – aggiungono – che le istituzioni gettino discredito su una categoria creando sfiducia nel rapporto medico-paziente-parenti, soprattutto in questi giorni in cui le comunicazioni avvengono a distanza, e circolano tante “fake news” sul nostro operato anche sostenute da politici e pseudo-scienziati. Da mesi oramai che segnaliamo, anche per via ufficiale, tutte le carenze strutturali, organizzative, e di risorse umane. Noi abbiamo utilizzato sempre i canali istituzionali, non ci siamo affidati alla stampa o ad una diretta Facebook. Lei invece ama i tafferugli mediatici. Dal momento che le nostre denunce non hanno ottenuto riscontro, vorremmo cogliere l’occasione per chiederlo direttamente a Lei: lo sa che da circa una settimana i nostri copricalzari sono stati sostituiti da sacchetti della spazzatura? Lo sa che non abbiamo sistemi di monitoraggio avanzato?”.

I medici dell’Ospedale del Mare di Napoli nella loro lettera a De Luca sottolineano: “E’ consapevole del fatto che nel nostro Covid center non esiste un radiologo di guardia, bensi’ e’ il radiologo di turno in ospedale che deve allontanarsi per venire ad eseguire gli esami necessari? E’ consapevole che negli angusti moduli che voi avete acquistato non possono lavorare in sicurezza circa 50 persone per turno senza creare pericolosi assembramenti? Lo sa che molti degli infermieri assegnati alle nostre Terapie intensive Covid non ha alcuna esperienza in area critica?

Crede veramente che ognuno di quei 6 moduli possa contenere 16 pazienti, come comunicato al Ministero della Salute, quando a stento ne riesce a contenere la meta’? Potremmo continuare a fare la lista delle vostre macroscopiche mancanze, fino alla fine di questa pandemia, ma preferiamo tornare a lavoro”. “Sceriffo – concludono – per cortesia, per una volta riponga la pistola nella fondina, e metta giu’ il cappello di fronte a chi sta facendo sacrifici enormi per non fare affondare la barca!”.

 

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