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Salute

Correre sotto la pioggia, quali sono i rischi?

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correre sotto la pioggia


Correre con la pioggia, soprattutto per i veri run lovers, può avere il suo fascino. Qualcosa che si trova a metà tra il romanticismo del gesto atletico, l’amore per la corsa e la tenacia nello sfidare qualsiasi tipo di condizione atmosferica. Insomma, si potrebbe dire che correre sotto la pioggia sia per runner pro e non per quelli occasionali della domenica mattina.

Al netto di tutto questo romanticismo esistono dei rischi però, connessi direttamente all’attività che si sta svolgendo e che possono rendere l’esperienza pericolosa e non propriamente piacevole.

Quali sono quindi i rischi di correre con la pioggia? Oltre a un bel raffreddore, s’intende. Scopriamolo insieme.

Correre con la pioggia: quando potrebbe diventare rischioso

Prendere freddo non è il solo rischio di correre con la pioggia, anche perché potrebbero succedere in estate e non si avrebbe quel tipo di problema. I rischi, possiamo dire, sono di natura più pratica. Analizziamoli con il supporto di queste notizie su cice2012.it che offrono consigli anche su tale argomento.

Il terreno bagnato è più scivoloso – Non è una fantasia, è un dato di fatto. Correre su un terreno bagnato è più rischioso perché espone maggiormente al rischio di cadute. Per limitare questo rischio si può fare attenzione ad alcuni dettagli, come evitare le falcate troppo lunghe, meglio infatti correre a passi più corti. Così come sarebbe meglio diminuire la velocità e magari correre per qualche chilometro in più, se non diluvia ovviamente.

Nei mesi più freddi il corpo ha bisogno di più streching – Uno dei rischi di correre sotto la pioggia in inverno è quello di non riscaldare a sufficienza la muscolatura, per fretta o temperature, e di ritrovarsi a far fronte a strappi o stiramenti. Il consiglio è quello di dedicare qualche minuto in più allo stretching e al riscaldamento prima di uscire di casa.

Attenzione alle scarpe – Se anche in condizioni ideali le scarpe sono la prima cosa a cui fare attenzione, con la pioggia ancora di più. Oltre a essere ben ammortizzate e a calzare perfettamente in base all’anatomia del proprio piede, quando si corre con la pioggia uno dei requisiti principali è di avere scarpe che non scivolino sul terreno. Non bisogna pertanto utilizzare scarpe vecchie e dalla suola liscia, perché il rischio di prendere il volo non è esattamente quello di correre veloce verso il traguardo.

Correre sotto la pioggia: consigli vari ed eventuali

Le scarpe sono giuste, il riscaldamento è adeguato, abbiamo capito che bisogna correre un po’ più lentamente e a piccoli passi, ma i rischi a cui fare attenzione quando si corre sotto la pioggia sono anche altri.
Un consiglio è certamente quello di fare ancora più attenzione al traffico, soprattutto se si corre in strade vissute, perché la visibilità di tutti con la pioggia è nettamente inferiore. Indossa poi il giusto abbigliamento impermeabile con strati termici a contatto con la pelle, così da non lasciare che il sudore si raffreddi sulla pelle e che la pioggia con faccia una pericolosa combo.

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Attualità

Svapo: che differenza c’è tra il tiro di polmone e il tiro di guancia

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Svapo

Il tiro di polmone e il tiro di guancia rappresentano i due modi diversi in cui si può svapare: saper distinguerli permette non solo di soddisfare i propri gusti quando si usa la sigaretta elettronica, ma anche essere certi di trovare il dispositivo per svapare migliore. In particolare, lo svapo di polmone è quello che non prevede di accumulare il vapore all’interno della bocca: esso, infatti, viene aspirato direttamente all’interno dei polmoni, un po’ come si fa quando, prima di andare sotto il pelo dell’acqua, si prende aria.

Le caratteristiche dello svapo di polmone

Il tiro di polmone si articola in due fasi: nella prima si aspira direttamente, per non più di due secondi; nella seconda si espira. Lo svapo di polmone è raccomandato, tra l’altro, a coloro che hanno smesso di fumare già da qualche tempo e non sono più molto assuefatti alla nicotina. Non a caso, si suggerisce di solito di impiegare una quantità superiore ai 3 mg di nicotina, dal momento che l’hit risulterebbe eccessivo. In più, nei polmoni finirebbe una quantità esagerata di nicotina.

Come è fatto lo svapo di polmone

Quello che è alla base dello svapo di polmone è un tiro molto arioso e potente, ma soprattutto deciso: non si deve fare fatica quando si tira. Il dosaggio di nicotina è ridotto, mentre il vapore viene prodotto in quantità notevoli ed è piuttosto caldo. Sono due i vantaggi più significativi che derivano da questa modalità di svapo: il primo ha a che fare proprio con la quantità di vapore più elevata; il secondo riguarda la maggiore percezione dell’hit nei polmoni, a parità di nicotina. Per il tiro di polmone si deve puntare su sigarette elettroniche che consentano, nel corso dell’inspirazione, di aprire l’afflusso dell’aria in maniera consistente, usando potenze elevate – per un range compreso tra i 20 e i 100 watt, se non addirittura oltre – e resistenze con fori ampi sotto gli 0.5 Ohm.

Che cosa bisogna sapere sul tiro di polmone

Prima di decidere di dedicarsi al tiro di polmone, in ogni caso, può essere utile conoscere anche i potenziali svantaggi correlati a questa modalità di svapo, che ha il grande difetto di stressare i componenti delle e-cig in misura superiore a quel che avviene con il tiro di guancia. Inoltre, sia il liquido che la batteria vengono consumati in tempi più rapidi, e la percezione degli aromi meno forti è meno intensa. Le sigarette elettroniche da usare devono essere in grado di generare non meno di 20 Ampere e non meno di 50 watt. Si possono usare atomizzatori non specifici e resistenze più elevate per il tiro di polmone, con una maggiore apertura del flusso di aria, ma è bene essere consapevoli che l’hit non sarà lo stesso.

Il tiro di guancia

La tecnica del tiro di guancia è quella che viene adoperata nella maggior parte dei casi da coloro che usano la sigaretta elettronica per la prima volta. Si tratta, infatti, del metodo che viene più naturale e più spontaneo, visto che si basa sul ritmo fisiologico della respirazione: insomma, è una tecnica che viene applicata in modo quasi inconscio. Ma come funziona di preciso? Il vaper che ricorre al tiro di guancia contrae le guance per tirare una boccata di vapore e si riempie la bocca; quindi inspira. In questo modo il vapore va giù in gola, per poi essere espulso al momento dell’espirazione.

Le caratteristiche dello svapo di guancia

Mentre il tiro di polmone si articola in due tempi, come si è visto, nel caso dello svapo di guancia i tempi sono tre. Chi ricorre a questa soluzione ha la possibilità di svapare in maniera tranquilla e rilassata. Se lo svapo viene effettuato tenendo i denti stretti, si ha una percezione gradevole, dal momento che si accresce l’attrito dell’aria che viene inspirata sulla superficie della lingua. Di conseguenza l’aroma può essere assaporato in modo più efficace, a maggior ragione nel caso in cui sia delicato. I principianti prediligono lo svapo di guancia, ma non solo i soli: questa tecnica è raccomandata anche a coloro che vogliono assaporare al massimo gli aromi. Inoltre, tale tecnica consuma meno batteria e meno liquido, oltre a generare meno vapore.

Dove comprare le migliori sigarette elettroniche

Che si opti per lo svapo di guancia o quello di polmone, il migliore e-commerce in cui comprare le sigarette elettroniche resta sempre Volari.it: qui è possibile trovare, a prezzi davvero convenienti, tutti i migliori brand di e-cig, da Joyetech a Smoktech, passando per Geekvape ed Eleaf, senza dimenticare Aspire. Non mancano, poi, gli aromi più celebri, tra i quali vale la pena di citare Vaporart e Dea Flavour. Il catalogo viene aggiornato e ampliato in maniera costante per garantire un’offerta sempre ai migliori livelli.

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Salute

Squilibrio intestinale: tre cattive abitudini alimentari da evitare

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Se siamo soggetti ad alterazioni intestinali, una causa potrebbe essere la nostra routine alimentare: non si tratta solo del tipo di alimentazione, ma anche di alcuni comportamenti alimentari sbagliati. Fermenti lattici probiotici e correzione delle abitudini sbagliate potrebbero contribuire a migliorare la situazione.

Disbiosi intestinale: di cosa si tratta?

Nell’intestino vivono miliardi di microrganismi in costante equilibrio tra loro, con l’importante funzione di creare una barriera contro patogeni esterni, contrastando così l’insorgenza di vari disturbi. Questa moltitudine di microrganismi è detta microbiota o microflora normale. La microflora intestinale varia da persona a persona: è possibile affermare che ciascuno di noi ha una propria “impronta digitale batterica” o “fingerprint batterico”. La salute intestinale dipende dall’equilibrio fisiologico della microflora, a sua volta fondamentale per il benessere di tutto l’organismo.

Possiamo individuare:

  • Batteri ad azione benefica;
  • Microrganismi potenzialmente dannosi.

Finché c’è equilibrio, l’intestino è in salute e così anche l’intero organismo. Tuttavia, questo equilibrio può alterarsi, per varie ragioni. La rottura dell’equilibrio tra microrganismi benefici e patogeni è nota come disbiosi intestinale. Questa situazione provoca una serie di sintomi relativi soprattutto al tratto gastrointestinale:

Ecco alcune tra le principali cause della disbiosi:

  • Intolleranze alimentari;
  • Infezioni intestinali;
  • Parassitosi;
  • Fumo;
  • Stipsi;
  • Alcool;
  • Stress;
  • Sedentarietà;
  • Dieta scorretta.

Problemi intestinali? Tre cattive abitudini alimentari da correggere

Spesso non ci facciamo caso, ma ciò che mangiamo e come ci comportiamo a tavola, possono influire sensibilmente sulla nostra salute intestinale. Ecco tre abitudini sbagliate:

  • Saltare i pasti. Lunghi periodi di digiuno possono causare un eccessivo accumulo di aria nella pancia, con possibile meteorismo e gonfiore addominale. Inoltre, non mangiare per molto tempo ci renderà affamati e golosi, con il rischio di eccedere nel pasto successivo, con uno sbilanciamento di calorie e nutrienti. Anche le funzioni digestive potrebbero essere rallentate. Consumiamo piccoli pasti frequenti, possibilmente tre pasti principali e due spuntini a base di frutta fresca o una manciata di frutta secca.
  • Mangiare con trascuratezza. Durante le ore lavorative non è sempre possibile sedersi a tavola per mangiare con calma. Tuttavia, molti di noi consumano un panino al volo, aprono una scatoletta o sgranocchiano snack e dolciumi davanti alla TV anche quando avrebbero tempo di predisporre i propri pasti. Dedichiamo tempo di qualità al nostro nutrimento: mangiamo con calma, mastichiamo bene il cibo, rinunciamo al cibo spazzatura e cuciniamo qualche piatto semplice. Il nostro intestino ringrazierà.

 

  • Non bere acqua. Idratarsi è fondamentale: siamo composti per la maggior parte di acqua! Se abbiamo diarrea, bere contribuirà a reintegrare i liquidi persi. Viceversa, in caso di stipsi, l’acqua favorirà l’espulsione di feci morbide. Rinunciamo, invece, alle bibite gassate, ricche di zuccheri o dolcificanti che possono fermentare a livello intestinale.

Fermenti lattici: i nostri alleati in caso di disturbi intestinali

 

Per contribuire a promuovere un buon equilibrio intestinale, è opportuno assumere fermenti lattici. Si tratta di batteri vivi e vitali, ad azione benefica, in grado di ripristinare la flora batterica intestinale, spesso alterata.

La loro azione regolatrice e probiotica favorirà l’equilibrio intestinale e contribuirà a rafforzare le pareti intestinali contro l’eventuale azione dannosa di virus e batteri. In particolare, i fermenti lattici sono una sottocategoria dei probiotici, e sono in grado di metabolizzare il lattosio e produrre acido lattico. Vediamo i meccanismi d’azione dei probiotici:

  • Inibiscono i microrganismi patogeni, contrastandone l’azione dannosa;
  • Migliorano la barriera intestinale: producono la mucina, che riveste la parete intestinale, e producono sostanze che permettono alle cellule intestinali di funzionare al meglio;
  • Stimolano il sistema immunitario;
  • Esercitano un’azione antinfiammatoriasulle pareti intestinali.

Per essere definito “probiotico”, un microrganismo deve rispettare alcuni requisiti:

  • Non deve essere patogeno;
  • Deve essere di origine umana;
  • Deve resistere agli antibiotici;
  • Deve resistere all’acidità dello stomaco e all’azione della bile (un liquido prodotto dal fegato);
  • Deve aderire alla mucosa intestinale, riproducendosi;
  • Deve contrastare l’azione dei microrganismi patogeni, producendo naturali sostanze antimicrobiche;
  • Deve avere una concentrazione di almeno un miliardo di cellule vive per ceppo.

Abbiamo visto che ciascuno di noi ha una propria “impronta digitale batterica” o “fingerprint batterico”. Proprio per questa ragione, è consigliabile assumere prodotti che contengono probiotici in grandi quantità e di specie diverse. Infatti, probiotici di diverse specie agiscono in sinergia per meglio ripopolare l’intestino, integrare i microorganismi mancanti e a contrastare l’azione dei patogeni.

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