Seguici sui Social
Privacy Policy Cookie Policy

Cronaca

Pompei, ricercato internazionale in giro per il santuario: arrestato

Pubblicato

in



Pompei: ricercato internazionale in giro per il santuario. Carabinieri arrestano 35enne.

 

A Pompei i carabinieri del posto fisso santuario – nell’ambito di servizi disposti dal comando provinciale di Napoli volti al controllo nelle adiacenze della basilica – hanno arrestato un cittadino polacco, da tempo ricercato in tutta Europa per numerosi furti commessi nel suo paese di origine.

Durante una delle quotidiane pattuglie a piedi svolte per garantire la sicurezza dei cittadini e dei turisti al santuario, i militari dell’arma hanno notato il 35enne allontanarsi con fare sospetto verso la Casa del Pellegrino e lo hanno bloccato per controllarlo. I militari hanno constatato che si trattava effettivamente di un ricercato colpito da una pena ancora da espiare in Polonia, motivo per cui veniva arrestato. L’uomo farà rientro nel proprio paese per continuare la permanenza in carcere.

Continua a leggere
Pubblicità

Cronaca Napoli

Napoli, scippo con ferimento di un turista: arrestato 41enne

Pubblicato

in

Stamattina personale della Squadra Mobile ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, nei confronti di Francesco Ferrone di 41 anni, gravemente indiziato di furto con strappo.

L’uomo, in seguito ad attività investigativa, è ritenuto responsabile di aver strappato la borsa ad una turista italiana che, la mattina del 25 luglio scorso, stava passeggiando a Corso Umberto con degli amici, e di essere poi fuggito in sella a uno scooter e successivamente rintracciato dai “Falchi” in Via Foria.
Grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza ed al riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima e dai suoi amici, è stato ricostruito il fatto delittuoso.
Gli agenti, inoltre, hanno recuperato la refurtiva che è stata riconsegnata alla vittima.

Continua a leggere



Caserta e Provincia

Clan Zagaria in ospedale a Caserta: condanna definitiva per la sorella del boss Zagaria

Pubblicato

in

Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.

Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.

L’indagine da cui e’ nato il processo, fu condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e affidata agli investigatori della Dia, e porto’ a 24 arresti nel gennaio del 2015 tra dirigenti e dipendenti pubblici e imprenditori, e allo scioglimento, tre mesi dopo, dell’azienda ospedaliera di Caserta per infiltrazioni camorristiche, primo caso in Italia. La gestione dell’ospedale fu affidata per due anni ad una triade di commissari di nomina governativa guidati da un prefetto. Le indagini e poi i processi nei vari gradi, hanno svelato la costante e profonda infiltrazione del clan guidato da Michele Zagaria nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale di Caserta, prima attraverso la “rete” di contatti creata e gestita dal cognato Franco Zagaria, poi deceduto, quindi attraverso la sorella Elvira; e’ cosi’ emersa l’esistenza nell’ospedale di “un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. L’organizzazione creata da Zagaria si insedio’ nel cuore nevralgico dell’ospedale, ovvero nell’ufficio del dirigente dell’unita’ operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 2006 per volere, secondo i giudici, dello stesso Zagaria. Da quel momento il cognato del boss assunse, fino al decesso, il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose; dal canto suo Festa truccava con i suoi collaboratori i bandi per favorire le imprese del clan.

Continua a leggere



Le Notizie più lette