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Attualità

Esame di avvocati, l’UPAVV dice no ai ricorsisti collettivi

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“Abbiamo promesso ai praticanti di tutta Italia che saremmo stati al loro fianco per vincere questa lunghissima battaglia e vogliamo ribadire il concetto: Upavv c’è”. Queste le parole di Claudia Majolo, Presidente di Upavv, sull’opportunità di avanzare un ricorso avverso la bocciatura agli scritti dell’esame d’avvocato.

“Ogni giorno riceviamo decine di messaggi e di mail di candidati respinti agli scritti che non sanno ancora bene come muoversi e quali opportunità di ricorso valutare. Ovunque, infatti, si legge di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica o della possibilità di aderire a una class action. Ma quali sarebbero le basi giuridiche su cui si fonderebbero questi ricorsi collettivi? Il candidato che è stato bocciato, infatti, deve poter analizzare in maniera puntuale i motivi che lo spingono a proporre il ricorso, valutando se sussistano gravi violazioni di tipo formale, tra le quali rientrano l’errata o incompleta formazione della Commissione esaminatrice, la violazione delle norme in merito all’anonimato delle prove scritte e l’annullamento delle prove per asserita copia senza che la Commissione fornisca evidentemente la prova del testo copiato.

Aderendo a una class action oppure a un ricorso collettivo, in alcun modo il giudice potrebbe intervenire sul merito, non avendo alcuno strumento idoneo a ravvisare eventuali profili di illegittimità all’interno degli atti.
Ed è proprio per questo motivo che Upavv ha deciso di non aderire né alla class action né a tale ricorso collettivo straordinario al Presidente della Repubblica, considerate modalità strumentali per raggiungere il maggior numero di persone ma senza assicurare un risultato. Benché, infatti, molti candidati respinti agli scritti siano attirati dalle cifre piuttosto basse per aderire a tali modalità di ricorso, solo attraverso un ricorso singolo al Tar si avrebbe la garanzia di una valutazione oggettiva con una maggiore possibilità di successo”.

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Attualità

Il virologo Pregliasco: ‘Sospendere per 14 giorni per salvare il campionato di calcio’

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coronavirus pregliasco

“Una sospensione di 14 giorni, sfruttando e anticipando la settimana di ‘salto’ già pianificata per gli impegni della Nazionale, sarebbe utile per salvare il campionato di calcio”.

 

E’ il suggerimento del virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, dopo le positività rilevate nei calciatori del Genoa e di altre squadre. “Sarebbe uno stop utile per salvare il campionato di calcio, considerato che il virus circola. E lo dimostra anche il caso dei senatori M5S positivi. I calciatori sono stati individuati perché sono iper-controllati e vengono esaminati ripetutamente”, aggiunge. Lo stop di 14 giorni permetterebbe una sorta di quarantena, in grado di interrompere il rischio di eventuali contagi. “Dobbiamo tener conto del fatto – dice Pregliasco – che ormai i contagi sono per lo più intrafamiliari, e che non possiamo far vivere” i giocatori “in una bolla. Si tratta in effetti di una soluzione che sarebbe efficace, ma che è impraticabile. La sospensione di 14 giorni è una mediazione che permetterebbe di salvare il campionato”, conclude il virologo.
Ma il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, intercettato prima di entrare al vertice di maggioranza sulla legge delega, ha spiegato: “Voglio essere ottimista, non ci sono le condizioni per fermare il campionato. Rivedere il protocollo vista la curva dei contagi? No, mi sembra che non sia il momento. Il protocollo per ora va bene così”.

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Pronti al vaccino anti influenza. Scotti: ‘Utile contro il Covid’

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L’Italia si prepara al vaccino anti-influenzale. Una misura mai tanto utile quanto in questo periodo di pandemia. A dirlo è Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale.

“L’importanza di vaccinarsi contro l’influenza in fase pandemica è parte essenziale anche del controllo di diffusione del covid rispetto alle caratteristiche sintomatologiche della stessa influenza. L’influenza ha caratteristiche molto simili ed essendo i sintomi respiratori, il Covid può essere facilmente trasmissibile anche con un colpo di tosse. La vaccinazione permette di aiutare il servizio sanitario nazionale, il medico puo fare più facilmente diagnosi differenziale se sa che quel paziente ha fatto il vaccino e nota sintomi influenzali”.

Il vaccino non è obbligatorio ma Scotti raccomanda a tutti di farlo: “La vaccinazione è sempre uno strumento duale, serve all’individuo ma anche alla collettività grazie all’effetto gregge, è un atto di solidarietà”. In linea con le raccomandazioni del ministero, da ottobre i medici di base devono essere pronti con la somministrazione del vaccino che ad esempio è arrivato giusto ieri al professor Scotti in qualità di medico di base. La vaccinazione è gratuita per i soggetti sopra i 60 anni, per quelli sotto i sessanta con patologie croniche e per i bambini dai sei mesi a sei anni.

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