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Teatro Arbostella. La rassegna estiva Arena Arbostella slitta al 2021

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La direzione del ha deciso di rinviare al 2021 la XI rassegna estiva .

 

 

La direzione del Teatro Arbostello rende nota la decisione sofferta in una nota della rappresentante legale dell’Associazione Laboratorio Teatro Arbostella Immacolata Caracciuolo e del direttore organizzativo Arturo Esposito.

“Una decisione sofferta ma ad oggi non ci sono le condizioni per poter operare in sicurezza. La responsabilità morale nei confronti del nostro pubblico e del nostro territorio vengono prima di qualsiasi altra cosa – dichiara il Direttivo dell’Arbostella. Come tutti i grandi eventi anche per l’Arena Arbostella è il caso di soprassedere.

Oggi poche strutture sono in grado di fare spettacoli e divertimento rispettando il protocollo regionale anti-Covid, prosegue Arturo Esposito. E questo non per mancanza di capacità degli organizzatori ma perché in alcune location (come la nostra) gli stessi si troverebbero ad operare in spazi ristretti dove il distanziamento sociale sarebbe di difficile applicazione. Ed essendo tra l’altro l’Arena Arbostella da oltre un decennio una manifestazione dove ogni sera la prerogativa predominante è il cosiddetto “bagno di folla” (oltre 400 persone ad appuntamento) sarebbe ingiusto fare una cernita del nostro numeroso pubblico lasciando fuori tanti nostri affezionati. E soprattutto verremo meno all’ideologia creata dal fondatore Gino Esposito (scomparso lo scorso aprile) che accontentava chiunque volesse partecipare alla manifestazione mettendo a disposizione del pubblico sgabelli, divanetti e sedie dei camerini stessi.

La promessa è che torneremo più belli e più forti di prima….senza dimenticare che l’attesa aumenta il desiderio. L’augurio e la speranza è per un’Arena Arbostella 2021 che dovrà onorare alla grande la memoria di Gino Esposito con un edizione ricca di grandi sorprese e grandi artisti. Inutile sparare cartucce ora dove in pochi sentirebbero il botto. Nel frattempo, grazie alla disponibilità del Comune di Salerno, traslocheremo nella prestigiosa e attrezzata Arena Del Mare dove per tre serate (23 agosto/ 2 settembre e 15 settembre) il nostro pubblico potrà recuperare gli spettacoli sospesi a marzo per l’emergenza coronavirus e quindi in ogni modo anche in questa difficile estate 2020 riusciremo ugualmente a regalare loro dei sorrisi.”

http://www.teatroarbostella.it/

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Musica

Esce ‘Profumo di colori’ di di Francesco Ruoppolo per Hydra Music

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Esce domani per Hydra Music il nuovo album di Francesco Ruoppolo “Profumo di colori” (https://backl.ink/142779059).

 

“Profumo di colori” è un album che non è solo un album, ma un racconto di vita, di perdite, di amori e di occulta poesia. Per questo nuovo lavoro, composto da quindi tracce, il cantautore ha rinnovato la collaborazione con Hydra Music, con cui già nel 2014 pubblicò il suo secondo album “Gli occhi le mani il sorriso”.

Profumo di colori, dedicato al padre venuto a mancare da poco, raccoglie nella sinestesia del suo titolo esperienze, ricordi, momenti, e desideri futuri in un genere che ha in sé tutti i generi. “Il mio genere – afferma, infatti, l’autore – è non avere generi. È una sorta di manifesto il mio: quello di non scegliere un unico linguaggio musicale, ma usarli tutti”. Per la realizzazione dell’album, hanno collaborato con l’artista gli affermati jazzisti Marco De Tilla e Marco Sannini e i giovani talentuosi Alessandro Iovine, Maurizio Conte, Fabiana Sera e Francesca Petrilli.

I testi, tutti inediti scritti da Ruoppolo ad eccezione de Il mio volo, curato musicalmente da Luigi De Nicola, restituiscono realtà ed emozioni con una semplicità di espressione che sa cogliere i significati più profondi, lasciando un profumo, appunto, che ci conduce alla scoperta dei colori.

L’album sarà presentato domani, 25 settembre, alle ore 18.30, presso il Teatro dei Piccoli a Napoli.

INTERVISTA A FRANCESCO RUOPPOLO, AUTORE DELL’ALBUM “PROFUMO DI COLORI” di Carla Caputo

“L’uomo dei colori”: come nasce questo brano?

“L’uomo dei colori” è mio padre. Quando nel 2016 una terribile malattia lo ha portato via dai nostri occhi e in nostri abbracci, non abbiamo mai smesso di parlare di lui, raccontandoci una enorme quantità di aneddoti, perché mio padre era un personaggio spettacolare, di una creatività incredibile, geniale, un po’ folle; e parte di questa follia me la sento felicemente addosso. Una sua caratteristica era, appunto, quella dei colori, quando preparava qualcosa la riempiva di colori, era quasi barocco. Questa canzone l’ho aspettata quasi quattro anni; quando a gennaio (dopo altri tentativi a vuoto) è partita l’idea che sentivo giusta, ho deciso che il disco poteva uscire, senza non avrei chiuso il lavoro.

“Mi manchi” inedito che passerà in radio. Di cosa tratta?

È un brano dove ho cercato la semplicità, senza messaggi particolari, se non la frase stessa che ne dà il titolo, la frase più utilizzata tra due innamorati, dopo “ti amo”. Una ballata rock dal sapore anni ’90, dove si racconta il tornare alla vita di tutti i giorni, dopo la fine di una storia importante, storia che però continua a lasciare una scia di profumo di vaniglia, la dolcezza di qualcosa che è stato e non potrà più essere, ma ha timbrato sul cuore il viso della persona che ha scelto di andare via, invece di restare.

In una tua presentazione si parla di ballate romantiche, un genere tanto caro al Cavalcanti. Possiamo soffermarci? Quanto la poesia ha influenzato la stesura dei testi? A chi si ispira?

Si, ho parlato di moderno dolce stil novo, apparendo forse presuntuoso; ma era per far capire la direzione del brano in particolare (“Ancora un attimo”), ma anche gli altri dedicati alle donne che ho amato. La figura della donna angelicata mi piace. La poesia ha influenzato moltissimo la mia scrittura, ne ho studiato le forme, uno studio appassionato universitario e personale; mi affascina chi riesce – come Dante – a comporre centinaia di versi perfettamente matematici e letterariamente emozionanti, e chi – come Montale – riesce con una frase ad esprimere il tutto.

In una tua presentazione parli di “manifesto artistico”. Cosa intendi?

Il mio manifesto artistico consiste nel desiderio di pensare che un mio disco, scorrendo in un’autoradio, a casa o in un pc, dia l’impressione dell’ascolto di una radio di altri tempi, quelle ascoltate da ragazzino, dove si ascoltava di tutto e dove ci si nutriva l’anima in maniera onnivora, con canzoni del momento.

Cosa ti aspetta da questo album?

Mi aspetto di regalare 47 minuti di emozioni in musica a chi deciderà di acquistare il disco. E spero che mio padre, lassù, sia contento di questo lavoro.

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Cultura

Le quattro giornate di Napoli a ‘Passato e presente’, il programma di Rai Cultura

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A ‘Passato e presente’ domani le Quattro giornate di Napoli, domani 25 settembre su Rai3

 

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i nazisti occupano Napoli imponendo un regime di durissima repressione. Il nuovo comandante, il colonnello Walter Scholl, impone lo stato d’assedio e ordina a tutti i cittadini la consegna delle armi. Fa anche sgomberare l’intera fascia costiera, lasciando senza casa 200 mila abitanti, in una città già provata da anni di guerra e di bombardamenti aerei da parte degli alleati. Una storia ripercorsa dalla professoressa Isabella Insolvibile e da Paolo Mieli a ‘Passato e Presente’, il programma di Rai Cultura.

Il provvedimento più duro imposto dai tedeschi è l’obbligo, per tutti gli uomini abili, di presentarsi per il lavoro obbligatorio. Questo avrebbe significato diventare schiavi e rischiare la deportazione in Germania. Tutta la città cerca di nascondere i propri uomini e, quando scattano i rastrellamenti da parte tedesca, la popolazione insorge. Dal 28 settembre al 1° ottobre la battaglia delle Quattro giornate trasforma Napoli in un teatro di guerra. Combattono per le strade uomini, donne e molti ragazzi. Si uniscono ai civili anche diversi militari, che dopo lo sbandamento successivo all’armistizio hanno deciso di lottare contro gli occupanti. Alla fine i napoletani riescono a mettere in fuga i tedeschi, che abbandonano il capoluogo campano dirigendosi verso nord, e Napoli diventa la prima città in Europa a essersi liberata da sola dall’occupazione nazista.

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