Finisce la storia della società che si occupava della gestione dei rifiuti: una brutta pagina per il Cilento e per la politica.
La Yele Spa è fallita. La sentenza dichiarativa del fallimento é stata resa il 5 novembre dal Giudice dell’esecuzione del Tribunale di Vallo della Lucania. Finisce così, dunque, la tormentata storia della società pubblica che si occupava della gestione dei rifiuti in 49 comuni del Cilento.
Dopo anni di dispute politiche, vengono quindi confermati i timori di chi denunciava la difficile situazione economica della società. Inevitabilmente ora salirà la tensione politica e giudiziaria in tutto il Cilento, ma soprattutto a Vallo della Lucania. Il centro cilentano infatti non è soltanto la sede della fallita, ma è anche il Comune guidato da un’amministrazione fortemente coinvolta nelle vicende societarie della Yele Spa. La società fallita, presieduta dal 2010 alla fine del 2017 da Marcello Ametrano, assessore del Comune di Vallo della Lucania e consigliere provinciale in quota Cobellis, fu prorogata sul finire del 2014 scatenando forti polemiche. Recentemente, indagini e sequestri disposti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vallo hanno interessato la Yele Spa e il suo ormai ex presidente.
Il fallimento della società ha fatto scattare ulteriori indagini che hanno coinvolto molti amministratori coinvolti a vario titolo nella gestione della Yele Spa.
Intanto i lavoratori, oltre trenta, sono stati licenziati e molti Comuni ora dovranno vedersela con il curatore fallimentare nominato.
Resta il dubbio se la Yele Spa poteva essere salvata intervenendo prima che la situazione precipitasse, mentre é ormai, purtroppo, una certezza il duro colpo arrecato all’intero territorio cilentano.
Gli indagati:
Ametrano Marcello
Astone Alberto
Avella Massimiliano
Carbone Ciro
Celotto Gianfranco
Chirico Emanuela
Di Blasi Sergio
Falcione Gabriele
Gerardo Elena Anna
Manzi Antonio
Nuzzo Giampiero
Petillo Giovanni
Ronsini Giuseppe
Vitale Giuseppe
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Le indagini hanno fatto emergere operatori completamente sconosciuti al fisco, evasori dell’Iva e privi di ogni autorizzazione in materia sanitaria e di sicurezza. È stato inoltre accertato un reddito sottratto a tassazione superiore ai 100mila euro, segnale di un sistema parallelo che danneggia il mercato e le casse pubbliche. Particolarmente rilevante la violazione in tema di Codice Identificativo Nazionale, obbligatorio dal 2025: in 34 casi non era stato richiesto, esposto o comunicato, rendendo di fatto invisibili le strutture al censimento ministeriale.
REDAZIONE






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