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Coronavirus

Coronavirus, sale sempre il contagio in Italia: oggi 1210. Campania quarta

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Salgono ancora i contagi di Coronavirus in Italia. Oggi registrati 1210 casi in più rispetto a ieri. Il totale sale così a 259.345.

 

E’ quanto emerge dal report quotidiano del Ministero della Salute che è consultabile sul sito della Protezione Civile.

. Il numero totale di attualmente positivi e’ di 18.438, con un incremento di 935 rispetto al 22 agosto. Tra gli attualmente positivi, sono 69 (+5) in cura presso le terapie intensive. 971 persone sono ricoverate con sintomi, con un incremento di 47 pazienti rispetto al 22 agosto. 17.398 persone sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto al giorno precedente i nuovi deceduti sono 7 e portano il totale a 35.437. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 205.470, con un incremento di 267 persone rispetto a ieri.

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Le persone decedute nelle ultime 24 ore per la Covid-19 in Italia sono sette, portando la quota dei decessi totali dall’inizio dell’epidemia a 35.437. Ed è un dato in aumento rispetto a ieri, quando i decessi accertati per nuovo Coronavirus erano stati tre.

I Dimessi / Guariti sono 205.470 con un incremento di 267. Sono cinque le regioni che hanno superato oggi i cento contagiati, con la Lombardia che ritorna al top con 239 nuovi casi, seguita dal Lazio con 184, dal Veneto con 145, dalla Campania con 138 e dall’Emilia Romagna con 127. Piu’ distanziate le altre regioni, con 81 casi in Sardegna e 59 in Toscana. L’unica regione che oggi non registra contagi e’ la Valle d’Aosta mentre in Molise se ne segnala uno, 3 nella provincia di Trento e 5 sia in Basilicata che nelle Marche. Per quanto riguarda i ricoverati con sintomi, il Lazio continua ad aver il dato piu’ alto (286) con un incremento di 21 rispetto a ieri. Stabile la Lombardia con 148. Le terapie intensive sono piu’ numerose in Lombardia (14) con al secondo posto la Sicilia (10)

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Covid-19: muore nella notte 33enne incinta, Nocera piange Veronica

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Dramma a Nocera Inferiore. Il Covid-19 ha falciato una nuova giovane vita: si tratta di Veronica, 33enne incinta di pochi mesi, moglie del titolare di un noto locale. La vittima era stata ricoverata a Napoli a causa di alcune complicanze: vani i tentativi di salvarla. Nella notte, purtroppo, il suo cuore ha smesso di battere.

Il cordoglio del sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato
Speravo, stamane, di poter salutare questa incredibile settimana con le immagini del San Francesco illuminato. Ma la luce di ieri è stata spenta nel cuore dei nocerini. Una ragazza, una collega, una giovane madre è scomparsa oggi. Non saprei dire ora quanto il covid c’entri in questa tragedia.

Ma qualunque causa non spiega e non rende accettabile che una ragazza, bellissima, sbocciata alla vita e portatrice con sé di altra vita, possa spegnersi così. Non saprei avere altre parole, adesso, per suo marito per suo padre e sua madre per i suoi amici più cari.
Non saprei. Comprendete il silenzio.

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Il Cardarelli contribuisce alla produzione di plasma iperimmune per il protocollo sperimentale Tsunami

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Il Cardarelli contribuisce alla produzione di plasma iperimmune per il protocollo sperimentale Tsunami. Michele Vacca: «Fondamentale esserci per sostenere la ricerca, cruciale evitare di creare suggestioni e false speranze. C’è ancora molto da comprendere».

È Carlo Molino, direttore dell’Unità operativa complessa di chirurgia generale I e chirurgia del pancreas, il primo donatore di plasma iperimmune del Cardarelli di Napoli. Uscito solo da pochi giorni da una forma fortemente sintomatica, Molino è già tornato in sala operatoria. Come gesto di grande responsabilità ha voluto essere il primo a donare il plasma da trasferire all’ospedale Cotugno, HUB campano del protocollo Tsunami.

«Il dibattito sull’utilità del plasma Covid è aperto – spiega Molino – questo plasma servirà proprio a quei ricercatori che dovranno comprendere se e in che modo il plasma iperimmune potrà essere un’arma efficace contro il Covid».
Molino, che ha scelto di gestire la propria malattia da casa per non pesare sull’esistenza ospedaliera, lancia anche un messaggio che va nella direzione della prevenzione. «Troppe persone non stanno venendo a curarsi per il timore del Covid, il Cardarelli ha tutti i requisiti e i percorsi che mirano a garantire la sicurezza dei pazienti. Sottrarsi a cure indispensabili per paura del virus potrebbe portare a conseguenze drammatiche».

Con la certezza di poter fare la propria parte anche nel sostenere la ricerca, il Cardarelli di Napoli ha avviato lo screening per la raccolta di plasma iperimmune tramite il servizio trasfusionale che afferisce all’Unità Operativa Complessa di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, diretta dal dottor Michele Vacca. Per le prossime settimane il Cardarelli identificherà i pazienti idonei a donare il plasma e li convocherà chiedendo una disponibilità allo screening e alla eventuale successiva donazione, ove siano presenti anticorpi neutralizzanti in quantità adeguata.

«Ad oggi i report pubblicati sono contraddittori – dice Michele Vacca -, l’unico studio randomizzato con un numero di casi accettabile, peraltro pubblicato su una rivista ad alto impatto scientifico, ha concluso per l’inefficacia di questa terapia. Questo studio è stato però fortemente criticato dalla comunità scientifica europea che ne evidenziato bias importanti. È dunque evidente che la questione è tutt’altro che consolidata».

Sono in corso numerosi trial in Europa e nel mondo e l’Italia da questo punto di vista si è dimostrata molto organizzata riuscendo nell’impresa di riunire in un unico studio multicentrico e multi-Regione numerosissimi Centri Clinici e Servizi Trasfusionali che hanno aderito al protocollo denominato “Tsunami” sotto l’egida dell’ ISS e del Cento Nazionale Sangue. «In questa fase – conclude Vacca – è doveroso raccogliere il maggior numero di casi e di dati con rigorosissimo metodo statistico e scientifico. Solo così si potrà dare presto risposte conclusive sull’efficacia o meno di questo trattamento. Eviterei invece ogni speculazione o utilizzo inappropriato perché si rischia solo di ostacolare la ricerca, creando grandi suggestioni e, forse, anche false speranze».

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