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L’Inps: ‘La Cassa integrazione pagata a 6,8 milioni di lavoratori’

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domanda bonus 600 euro inps


I lavoratori che hanno ricevuto la cassa integrazione sono 6,8 milioni, di cui 2,6 milioni sono stati pagati direttamente dall’Inps e 4,2 milioni sono stati anticipati dalle aziende con conguaglio dell’Istituto.

 

E’ quanto emerge dai dati aggiornati al 28 maggio su cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario, richieste di pagamento Sr41 e cassa integrazione in deroga, diffusi dall’Inps. I beneficiari potenziali complessivi di cassa integrazione nelle diverse tipologie sono circa 8,2 milioni (8.177.614), per 1.137.444 domande di aziende. Queste domande, spiega l’Istituto, sono prenotazioni di risorse, e non effettive domande di fruizione di cassa integrazione. Si tradurranno in effettive domande solo con invio del modello sr41 (se a pagamento diretto) o con denuncia in Uniemens (se a conguaglio) nel mese successivo a quello di sospensione, con il quale le aziende comunicano le effettive sospensione e iban dei lavoratori (in caso di pagamento diretto).

 

Ad oggi l’Inps ha ricevuto 1.176.614 sr41, e 923.026 sono stati già pagati per 2.583.671 lavoratori. Dei relativi beneficiari potenziali, 4.241.954 sono già stati anticipati dalle aziende. Scendendo nel dettaglio, le domande di cassa integrazione ordinaria pervenute dalle aziende sono 415.507 di cui 395.359 sono state autorizzate. Per quanto riguarda le domande di assegno ordinario, quelle inviate ai fondi sono 175.836 per un totale di 2.589.783 potenziali beneficiari. Le domande di cassa integrazione in deroga, determinate dalle singole regioni e inviate all’Inps per autorizzazione al pagamento, sono 546.101 di cui 490.404 sono state autorizzate da Inps. In media sono state autorizzate il 90% delle domande.

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Le follie della Dad: al liceo di Scafati gli studenti si interrogano bendati

Studenti bendati per le interrogazioni in video

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studenti bendati scafati

Scafati. Studenti bendati per le interrogazioni in video. Non è l’ennesima trovata di studenti burloni per acchiappare like sui social e non è una parodia per interrogazioni ‘al buio’.

E’ quello che è accaduto in una classe del Classico del Liceo Renato Caccioppoli di Scafati, in provincia di Salerno, in questi giorni. Storture della didattica a distanza, eccesso di zelo per addivenire ad una valutazione degli studenti quanto più veritiera possibile? Quell’immagine di un’adolescente costretta dalla professoressa a bendarsi per non sbirciare sul computer o sugli appunti non risponde certo ai principi della formazione, della cultura e della libertà dell’individuo che dovrebbero essere il fondamento della scuola pubblica italiana.

Ad inaugurare questo nuovo metodo – che richiama, immancabilmente, ad una tortura fisica e psicologica – è stata una professoressa di latino e greco, più attenta alle nozioni che i suoi studenti possano sbirciare, piuttosto che alla loro formazione come individui, al loro equilibrio psicologico, alla loro autostima.

Nel liceo di Scafati, la didattica a distanza attuata in tempo di pandemia da Covid pare abbia scatenato in alcuni insegnanti reminiscenze del secolo scorso quando i maestri punivano i più discoli mettendoli in ginocchio sui ceci dietro la lavagna. Questa volta non ci sono ceci, bensì bende, o pagine e pagine di compiti ‘punitivi’ per costringere i ragazzi a non uscire di casa, visti più come untori che come adolescenti smarriti per una situazione più grande di loro che sta frantumando gli anni più belli della loro vita.

Il metodo educativo della professoressa in questione non è passato inosservato e alcuni studenti hanno sottoposto la questione al preside Domenico D’Alessandro che al momento non sembra aver preso alcun provvedimento ne le distanze dalla malsana metodologia della zelante professoressa. Gli studenti, dal canto loro, non hanno la forza di ribellarsi, più forte il timore – comprensibile – di ripercussioni in ambito scolastico da parte della stessa professoressa e degli altri insegnanti che faranno squadra con lei. E quindi da giorni va in scena questa pantomima dei bendati.

Sarà lo stress collettivo, l’ansia da perfezionismo in una società imperfetta o semplicemente l’ultima frontiera dell’insegnamento ai tempi del Covid, ma quello che è accaduto e accade in alcune lezioni di didattica a distanza – la famigerata Dad – passerà agli annali della storia contemporanea come una generalizzata forma di diseducativa follia collettiva e a farne le spese saranno sempre e solo loro: gli studenti. Quelli che già escono malconci e frustrati da un periodo buio per tutti e non perchè sono stati costretti ad indossare una benda per essere interrogati.

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