C’e’ un’immagine che racchiude il grande Milan Arrigo Sacchi: e’ quella Franco Baresi con il braccio alzato a chiamare il fuorigioco. Domani il ‘Totem’ rossonero (come lo defini’ Carlo Pellegatti), soprannominato ‘Kaiser Franz’ in onore del primo (e il piu’ grande) ad aver avuto questo appellativo, Franz Beckenbauer, compira’ 60 anni e ne sono passati 43 dal suo esordio in Serie A quando ne aveva 17. Quando entro’ in campo contro il nel 1978 veniva chiamato ‘Piscinin’ per la sua giovane eta’ ma fu Gianni Rivera, bandiera e storico pilastro del Milan, a intuire subito che “questo ragazzo fara’ molta strada”. Il palmares del capitano rossonero parla da se’: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane, vicecampione del mondo 1994. Regista una difesa impenetrabile con Tassotti, Maldini e Costacurta, 719 presenze complessive con il Milan e votato come “milanista del secolo” nel 1999.

C’e’ un’immagine che racchiude il grande Milan di Arrigo Sacchi: e’ quella di Franco Baresi con il braccio alzato a chiamare il fuorigioco. Domani il ‘Totem’ rossonero (come lo defini’ Carlo Pellegatti), soprannominato ‘Kaiser Franz’ in onore del primo (e il piu’ grande) ad aver avuto questo appellativo, Franz Beckenbauer, compira’ 60 anni e ne sono passati 43 dal suo esordio in Serie A quando ne aveva 17. Quando entro’ in campo contro il nel 1978 veniva chiamato ‘Piscinin’ per la sua giovane eta’ ma fu Gianni Rivera, bandiera e storico pilastro del Milan, a intuire subito che “questo ragazzo fara’ molta strada”. Il palmares del capitano rossonero parla da se’: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane, vicecampione del mondo 1994. Regista di una difesa impenetrabile con Tassotti, Maldini e Costacurta, 719 presenze complessive con il Milan e votato come “milanista del secolo” nel 1999.

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Quando invece aveva il pallone tra i piedi era capace sia di ottima conduzione che di grandi abilita’ di costruzione. Inoltre Baresi si proponeva spesso come un’alternativa alle linee di passaggio aumentando di conseguenza le possibilita’ di manovra della squadra. Con Sacchi, da libero, divenne difensore centrale vero e proprio che guidava la difesa nei movimenti in avanti in modo da mantenere la squadra nei famosi 25 metri richiesti dal mister di Fusignano. Jorge Valdano, parlando del Milan, spiego’ come i compagni di Baresi guardassero solo il loro capitano: “Raccontano i giocatori del Real Madrid che i rivali del Milan non guardavano ne’ loro ne’ il pallone: guardavano solo Baresi. Cosi’ si rispetta un vero capo. Raccontano ancora che ad ogni fuorigioco provocato gli scappava un sorriso”. La capacita’ di Baresi di adattarsi a diversi ruoli e’ stata la sua grande forza perche’ riusci’ a trasportare le sue capacita’ anche quando cambio’ posizione in campo. In pratica quel centrocampista prestato alla difesa che come ultimo battitore si era imposto come uno dei migliori di sempre riusci’ a disimpegnarsi egregiamente come centrale puro mantenendo intatto il suo modo di giocare. Franco Baresi e’ stato un calciatore unico soprattutto perche’ capace di adattarsi al ruolo che doveva ricoprire e adattare il ruolo stesso alle sue qualita’ sempre con estrema intelligenza.



Collaboratore di lunga data di Cronache della Campania Da sempre attento osservatore della società e degli eventi. Segue la cronaca nera. Ha collaborato con diverse redazioni.

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