La sorella dell’ex deputato contagiato in carcere: “Aveva febbre da giorni, contagiati anche un medico e due infermieri”

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Santa Maria Capua Vetere. Preoccupazione per il contagio riscontrato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, per il detenuto Paolo Ruggirello, ex deputato siciliano, ora ricoverato all’ospedale Cotugno di Napoli. A denunciare la difficile gestione del caso è la sorella dell’uomo Bice Ruggirello: “Mio fratello aveva la febbre da più di una settimana, la mattina si abbassava e poi nel tardo pomeriggio aumentava fino a raggiungere i 38,5 gradi. E aveva astenia. Al telefono ci ripeteva da giorni che stava malissimo, ma il tampone è stato fatto solo due giorni fa. Spero solo che non accada nulla a Paolo. Si trovava in carcere ed è lì che ha preso il coronavirus. Mi sembra un fatto molto grave”. Paolo Ruggirello, in carcere da un anno per associazione mafiosa, è risultato positivo al coronavirus. “Lo abbiamo saputo con una notifica arrivata ieri sera dai carabinieri al figlio di mio fratello – dice ancora la sorella – Il garante per i detenuti di Napoli ci ha detto che oggi avremmo saputo dell’esito del tampone. Il tampone è stato fatto venerdì solo grazie all’intervento del garante Samuele Ciambriello”. Sembra che in ospedale Ruggirello sia stato sottoposto alla Tac. “Ma non ci vogliono dare notizie – dice ancora la sorella dell’ex politico – Ci hanno solo detto di stare tranquilli e che ci avrebbero fatto sapere al massimo domani mattina. Anche a lui hanno detto di stare tranquillo, sappiamo solo questo. Ho parlato con la vicedirettrice de carcere di Santa Maria Capua Vetere e anche lei mi ha detto di stare tranquilla. Ma come faccio a stare tranquilla? Mio fratello aveva la febbre da più di una settimana”. “Quando lo sentivamo al telefono o con le videochiamate ci diceva sempre che stava molto male, che la sera la febbre aumentava di molto – spiega Bice Ruggirello – Ci ripeteva: ‘Sto male, sto male, fate qualcosa. Aiutatemi'”. Ruggirello “era in isolamento da qualche giorno – dice ancora la sorella – gli davano la Tachipirina, che si metteva da solo. Mercoledì la febbre è arrivata quasi a 39. E io ho scritto al garante dei detenuti”. “So che hanno fatto il tampone anche a quelli del reparto e messo in isolamento alcuni detenuti – dice ancora – Ma mi chiedo: mio fratello si trovava in stato di sicurezza in carcere, come ha preso il coronavirus? Da noi certamente no visto che non lo vediamo da febbraio. E abbiamo saputo che anche il medico del carcere e due infermieri sono risultati positivi. I tamponi vanno fatti subito, anche alle carceri, non solo ai giocatori, noi chiedevamo aiuto. Speriamo che a Paolo non accada niente”.


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