“Noi stiamo mettendo tutto l’impegno necessario. Ma serve anche che i cittadini cambino le loro abitudini quotidiane: bisogna evitare luoghi affollati, lavarsi spesso le mani, adottare comportamenti responsabili ed evitare contatti con chi può essere esposto a rischi o ha sintomi influenzali”. Lo ha detto il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in collegamento con il Tg1 dalla sede della Protezione Civile. “Non so se sarà una settimana decisiva – ha aggiunto – ma sarà sicuramente importante per capire l’andamento del coronavirus in Italia”. In ogni caso “faremo di tutto perché nel nostro paese possa essere prestata la necessaria assistenza alla popolazione”.
Non si arresta ancora la diffusione del coronavirus in Italia: sale il numero dei malati, ora sono 1.835, e sale il numero delle vittime, 52 in totale, 18 in più nelle ultime 24 ore con il primo morto nelle Marche, un 88enne di Fano. L’ultimo bollettino della Protezione Civile conferma quello che da giorni ripetono gli esperti e che anche oggi ha sottolineato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro: i prossimi giorni saranno fondamentali per capire se le misure adottate sono davvero in grado di fermare il contagio o se, viceversa, ne serviranno di nuove e ancora più stringenti. A leggere i numeri, però, qualche aspetto positivo c’è: i guariti sono arrivati a 149, 66 in più in un solo giorno. E non solo. Se ieri l’incremento dei malati era stato del 50%, oggi si è fermato a ‘solo’ il 16%, con 258 casi in più. Di questi, inoltre, il 50% è asintomatico (o con sintemi lievi) e in isolamento domiciliare, il 40% è ricoverato con sintomi e solo il 10% in terapia intensiva. “Un dato confortante” dice il commissario Angelo Borrelli sottolieando che si tratta di una percentuale che ricalca il dato complessivo: su 1.835 malati, 927 sono in isolamento nella propria casa, 742 ricoverati con sintomi e 166 in terapia intensiva. Dati positivi che non bastano certo a considerare l’emergenza finita, come dimostra la decisione del Piemonte di prolungare la chiusura delle scuole fino all’8 marzo; come dimostrano i primi casi, non ancora “ufficiali”, registrati in Sardegna – un imprenditore cagliaritano di 40 anni che avrebbe contratto il virus dopo aver partecipato ad una fiera a Rimini – in Molise, dove una donna di 60 anni è ricoverata nel reparto malattie infettive di Campobasso e in Trentino, dove è risultata positiva una 83enne di Trento. E come conferma la situazione a Roma, dove i contagi sono saliti a 12 (anche se i numeri ufficiali parlano di 7 persone di cui 3 guariti) e dove le autorità sanitarie del policlinico di Tor Vergata hanno richiamato 98 pazienti per sottoporli ad accertamenti visto che il poliziotto risultato positivo ai test era stato al pronto soccorso a fine febbraio. Ma c’è un altro elemento che dà la misura della portata dell’emergenza: la Difesa, dopo una verifica effettuata in tutta Italia tramite il Comando operativo di vertice interforze, ha messo a disposizione della Protezione Civile un’ottantina di strutture – caserme, ospedali e basi logistiche – per un totale di 6.600 posti letto. L’ex ospedale militare di Baggio, a Milano, aprirà nelle prossime ore, con 50 posti letto, ma gia’ sono pronte strutture dell’Aeronautica a Linate e Piacenza cosi’ come la base logistica di Colle Isarco (Bolzano) e quella di Roccaraso (L’Aquila) dell’Esercito, le basi dell’Aeronautica di Taranto, Trapani Birgi e Decimomannu (Cagliari). Al momento non è emersa la necessità di utilizzarli né, ha ripetuto Borrelli, ci sono “criticità per quanto riguarda le terapie intensive”. Ma è necessario essere pronti in caso di quarantena di massa. E l’Italia deve fare i conti anche con l’altro aspetto del coronavirus, il disastro economico che ogni giorno diventa sempre più evidente. L’Ocse parla di una “minaccia all’economia mondiale senza precedenti” e dunque il nostro paese non e’ solo, ma intanto taglia le stime del Pil prevedendo una crescita zero. Taglia anche Ryanair, il 25% per centro dei voli da e per l’Italia, e taglia Lufthansa, che ha ridotto l’offerta su diverse città italiane, Roma e Milano incluse. Che sia crisi vera lo dicono anche i numeri del cinema: incassi in picchiata nel week end, con solo 2 milioni, -63% rispetto alla settimana scorsa e -75% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In questo disastro, però, il paese non s’arrende: ha riaperto, seppur con molte cautele, il Duomo di Milano e riapre San Luigi dei Francesi, dopo aver escluso che il sacerdote positivo al coronavirus avesse contagiato altri religiosi. Non riapre invece, ma è come se l’avesse fatto, la Fenice di Venezia: il gruppo d’archi Dafne e’ andato comunque in scena sul palco, stavolta non per i mille fortunati della platea ma per tutte le migliaia di cittadini che li hanno seguiti in streeming.

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