Un gruppo di undici poliziotti italiani, insieme a un collega spagnolo, sono bloccati da una settimana in Bolivia. Impegnati in una missione umanitaria in Sud America, organizzata dall’associazione MotoForPeace Onlus, sono stati travolti in itinere dall’emergenza coronavirus. Avrebbero dovuto far ritorno in Italia il 30 marzo prossimo con un volo da Lima ma nel momento in cui stavano per attraversare il confine con il Perù hanno trovato la porta sbarrata. Il governo della Bolivia per contrastare il diffondersi del Covid-19 ha deciso di chiudere la frontiere e decretato il coprifuoco per la popolazione dalle 13 in poi. “Siamo ora a La Paz, ospiti di un seminario. Quando è possibile uscire, visto il coprifuoco, la gente del luogo ci insulta perché pensa che siamo stati noi ad aver portato il virus.

Ci vedono come untori. Contattata immediatamente l’ambasciata italiana ci hanno fatto sapere che stanno organizzando dei voli di rimpatrio anche se non abbiamo informazioni precise circa le tempistiche, l’aeroporto di destinazione, ed infine i costi. E la stessa risposta l’hanno avuta, in generale, tutti i connazionali bloccati qui, tra i 40 e i 50”, spiega all’Adnkronos Bernardo Lepore, il presidente MotoForPeace Onlus e guida della missione, che coinvolge i membri della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di finanza e dei corpi di polizia esteri, che, in sella alle due ruote, quest’anno è partita a fine gennaio alla volta del Sud America. L’obiettivo è quello di portare progetti di sviluppo nei paesi più remoti del pianeta. La missione è in collaborazione con il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. “Siamo costretti ora a lasciare in questo seminario i mezzi – moto e furgoni – per poi tornare a prenderli chissà quando. Non siamo turisti, siamo venuti qui con degli obiettivi precisi e ci siamo trovati in mezzo alla crisi. Sono ore di difficoltà perché non ci fanno sapere nulla”, sottolinea Lepore.