Ha 43 anni, lo sguardo fiero e la schiena sempre dritta. Durante tutto il processo di appello, svoltosi tra l’aula bunker di Fuorni e quelle dello storico palazzo di giustizia di Salerno, l’ultraquarantenne di Mercato San Severino ha partecipato alle udienze collegato in videoconferenza dal carcere di Secondigliano. Si tratta di Rainone Sergio, condannato in sede di giudizio abbreviato alla pena di anni 15 mesi 10 di reclusione, per essere stato capo ed organizzatore del clan Pecoraro-Renna, storico sodalizio che ancora insiste tra il fiume Irno e la Piana del Sele, col ruolo specifico di reclutare altri adepti e coordinare le spedizioni punitive con armi e molotov finalizzate alle estorsioni a danno degli imprenditori locali. Dopo la riforma della sentenza di primo grado in anni 9, gli avvocati Giuseppe Milazzo e Immacolata Romano hanno ottenuto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Rainone era infatti ormai da anni rinchiuso nel carcere napoletano perché a Fuorni ridusse quasi in fin di vita un cocellante per avergli spezzato con le mani le ossa in più punti del corpo.
Ottiene i domiciliari il boss del clan Pecoraro-Renna, Sergio Rainone
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