“Flussi, rotte e luoghi del contrabbando di sigarette: le principali caratteristiche dei traffici illeciti in Italia”, è questo il titolo dello studio curato da Andrea Di Nicola (Professore di Criminologia), e Giuseppe Espa (Professore di Statistica Economica), fondatori di “Intellegit”, la start-up sulla sicurezza dell’Università di Trento realizzato con il contributo di British American Tobacco (BAT) Italia.

Lo studio presenta un focus sulla città di Napoli: i dati infatti mostrano che la città partenopea si colloca in cima alla classifica dei Comuni monitorati per incidenza del contrabbando ed è storicamente considerata la capitale italiana del contrabbando di sigarette. Fin dagli anni ’50 quando, per via del complesso contesto socio-economico, della presenza di un grande porto al centro del Mediterraneo e di una strutturata azione della criminalità organizzata, il commercio di sigarette illegalmente prodotte e commercializzate fungeva quasi da “ammortizzatore sociale”. Oggi i livelli di incidenza sono ben inferiori rispetto al passato, ma il fenomeno presenta un trend in crescita e comunque molto superiore alla media nazionale.

Secondo i dati dello studio, l’incidenza del contrabbando a Napoli risulta di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale, con picchi che vanno oltre il 50% nel 2015 e 2016 e, comunque, mai al di sotto del 10%. Dalla metà del 2018 si registra un trend in lieve calo, sebbene con incidenze sempre al di sopra della media nazionale e nel terzo trimestre del 2019 si attesta al 20%, a fronte di una corrispondente media nazionale del 6,2%.

Tra i pacchetti di sigarette di origine non domestica raccolti a Napoli, si registra una netta prevalenza di illicit whites rispetto ai marchi noti (circa 7 pacchetti non domestici su 10 sono illicit whites), presumibilmente proprio in ragione dei prezzi più bassi della prima categoria rispetto alla seconda. Il brand più diffuso di “illicit whites” nel nostro Paese è “Regina”, soprattutto per l’ampia diffusione nelle città campane.

I pacchetti illegali rilevati a Napoli risultano essere in larga misura provenienti dal canale duty free (54,7% nel 2019), ovvero privi del tassello fiscale. Guardando invece ai Paesi di provenienza, emerge che un’ampia porzione dei pacchetti non domestici provengono da Paesi dell’Est Europa, con particolare riferimento a Ucraina, Bielorussia, Russia e Moldavia. Quello dall’Ucraina, in particolare, rappresenta un flusso importante che si attesta attorno al 14% del totale. Interessante notare come i flussi provenienti dall’Europa occidentale siano aumentati esponenzialmente negli ultimi tre anni (da meno dell’1% sul totale nel 2017 a quasi il 15% nei primi 6 mesi del 2019).

Il monitoraggio operato nella città di Napoli include anche l’attività di Mystery Shopper che consente di controllare l’andamento del mercato illecito all’interno della città e di raccogliere informazioni sul campo in termini di modalità di vendita, di prezzo medio illegale e di zone “calde” del contrabbando. Dai risultati di tale attività emerge come Napoli presenti dei profili di unicità rispetto alle altre piazze analizzate.

Differentemente da quanto avviene in altre città come Bari, Palermo e Milano, la vendita illegale di sigarette a Napoli si svolge generalmente alla luce del sole, con banchetti e bancarelle istallati nelle vie dei mercati o ai lati di alcune delle principali strade di passaggio pedonale. Le bancarelle sorgono molto spesso proprio accanto alle rivendite autorizzate e possono essere facilmente rimovibili in caso di arrivo delle Forze dell’Ordine. Mediamente, i prezzi di vendita risultano essere i più bassi tra le diverse piazze monitorate, a conferma di come il prezzo guidi la scelta del consumatore (dai 3 euro per un pacchetto illecito di Regina, ai 3,5 euro per le Marlboro).

Anche dal punto di vista dei sequestri Napoli conferma la propria peculiarità. Dall’analisi dei dati forniti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli emerge, infatti, come i sequestri effettuati nel Napoletano abbiano una incidenza molto alta rispetto al totale nazionale, sia in termini di quantità sequestrate (volumi) che di numero di operazioni. Nel periodo 2015-2018, infatti, le operazioni effettuate nell’area del napoletano hanno rappresentato sempre più del 40% del totale nazionale dei sequestri (con un’incidenza superiore al 50% nel 2016).

Si evince inoltre il duplice ruolo rivestito dalla Provincia di Napoli nel mercato illecito di sigarette: importante hub di transito verso altre città del nostro Paese e zona di consumo particolarmente radicato. Se si analizzano invece le quantità sequestrate, l’incidenza dell’area napoletana rispetto al totale nazionale è inferiore, seppur rilevante: si passa da un minimo del 16,4% nel 2017 ad un massimo del 36,3% nel 2016.

Nel napoletano si concentrano quindi un gran numero di operazioni, sebbene la quantità sequestrata sia spesso di modica entità. Ciò è anche confermato dall’analisi della grandezza media delle sigarette intercettate dalle Forze dell’ordine: 1,2 kg contro i 2,1 kg del dato nazionale. In Provincia di Napoli è quindi particolarmente diffusa la tendenza dei contrabbandieri a parcellizzare i carichi al fine di mitigare gli eventuali danni derivanti dalla scoperta del carico da parte delle Autorità.

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, da sempre in prima linea nel contrasto al fenomeno, nei primi dieci mesi del 2019, ha effettuato 1.087 interventi, sequestrato 59 tonnellate di tabacchi, 31 mezzi di trasporto, denunciato 603 soggetti e tratti in arresto altri 98.

Sono numeri che denotano un trend sostanzialmente stabile negli ultimi anni, che induce a ritenere che il mercato illegale dei prodotti da fumo non abbia subito contrazioni, come confermano i risultati conseguiti in tutto il 2018 dallo stesso Comando Provinciale partenopeo: 1.560 operazioni portate a compimento, 88 tonnellate di sigarette di contrabbando sequestrate, la denuncia di 1.125 soggetti e l’arresto di altri 142.

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