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Cultura

The Others Art Fair 2019. Ottimo riscontro per la Galleria PrimoPiano di Napoli, presente con le opere di Laporta, Pastore e Patti

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Si è conclusa domenica 3 novembre The Others Art Fair 2019, la principale fiera italiana dedicata all’arte emergente internazionale. Nata da un’idea di Roberto Casiraghi e Paola Rampini, questa edizione ha visto la regia di Lorenzo Bruni e si è tenuta per la prima volta presso l’ex Ospedale Militare Alessandro Riberi della città Sabauda. Valorizzare le nuove energie creative è il presupposto da cui è nato quest’evento nomade che, di anno in anno, rivitalizza e riconverte importanti edifici in disuso e che va ad impreziosire, con la presenza di centinaia di artisti internazionali, Torino Contemporary Art Week. Al richiamo dell’arte dialogante non ha saputo resistere Galleria PrimoPiano di Napoli, presente con un progetto curatoriale dell’eclettico Antonio Maiorino Marrazzo dal titolo “LES UNS ET LES AUTRES _ a recomposed BOLERO” che ha visto protagonisti Mario Laporta, Massimo Pastore, Pier Paolo Patti e il compositore Andrea Tarantino. “Mostrare/verificare la polverizzazione degli ideali del XX secolo, confrontarsi con la contemporaneità degli uni e degli altri in una ricomposizione/riproposizione di quegli ideali che animarono un mondo e che sembrano spegnersi sotto le ceneri dell’ignavia o bruciare sulle alte fiamme dell’egoismo”, come si legge nella nota, è il plot del progetto espositivo di Maiorino Marrazzo il quale, attravero le opere dei tre artisti visivi, ha imbastito e strutturato una narrazione con diversi codici linguistici, forti, esseziali, poetici.
Mario Laporta, fotoreporter collaboratore della Reuters e di Agence France Press, con le sue opere, partendo dall’abbattimento del muro di Berlino a eventi successivi che hanno segnato l’Europa dal 1989 in poi, ci restituisce il ‘bello che è splendore del vero’ con una preziosa lucidità visiva.
Pier Paolo Patti, artista multidisciplinare, nella silloge EX indaga la dissolvenza di quel secolo breve con Uno sguardo poetico sulla ‘maestosità ideologica’ che diventa decadenza. Del declino restano le immagini fugaci di colui che attraversa: la solitudine, la ruggine. Un esodo verso l’ignoto da tutto ciò che era certezza e che adesso è relitto abitato.
Massimo Pastore poeticamente riconcilia le distanze e idealmente ricompone le crepe che la propaganda nazionalista impone. Lampedusa è, per l’artista, luogo d’elezione, di confini da infrangere e confondere perché perdano il senso stesso del limite ma è anche l’isola militarizzata, estrema piattaforma di controllo che l’Europa utilizza come stanco argine guardando all’Africa mentre la sua malattia è specchiatamente endogena.
Andrea Tarantino, direttore d’orchestra e compositore, ha realizzato per questo progetto un Bolero ripreso e ricomposto dai suoi scritti giovanili: “…ricordo cosa provavo nello scriverlo, sentivo ogni variazione come uno scalino dell’esistenza da affrontare sempre con dignità e forza. E poi sentivo la parte finale come il raggiungimento della libertà, quella vera”.
Il successo riscosso dagli appuntamenti in calendario a cavallo tra ottobre e novembre (Artissima, The Others, Paratissima), portano alla immediata conclusione di una Torino che si riconferma città dell’arte. Tanti e diversificati appuntamenti hanno coinvolto e coinvolgono – trasversalmente – utenze di ogni genere imponendosi senza timore, in un  panorama creativo internazionale in cui la promozione dell’arte passa attraverso atmosfere vivaci e a volte informali. In un contesto generale, desertificato dall’assente sensibilità per il concetto più alto e largo possibile del “bello”, a Torino germogliano ancora i semi dell’arte (e non solo quella visiva) continuando a dare lustro al capoluogo piemontese che ha visto nascere “altezze” come Pavese, Gozzano, Primo e Carlo Levi e Alfredo Casella, Leone Sinigallia e …

 

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