“Non mi sono preoccupato di fare un disco solo di elettronica o solo suonato, ho messo entrambe le cose: brani di matrice jazz e progressive, altri prettamente elettronici, improvvisazioni rock e freejazz, composizioni per archi e chitarra. I miei brani sono strumentali, riflettono sull’accettazione della morte, sull’ineluttabilità del tempo che passa, del mal dell’anima che schiaccia gli uomini in questo periodo storico: la musica senza parole ha spesso un modo di raccontare con più sfumature”. Musica senza parole. Non è un caso che il nome dell’etichetta che lancia , il terzo album di , coincida con la scelta prettamente strumentale del lavoro del chitarrista napoletano. Senza parole, ma con molte cose da raccontare in musica, al crocevia tra jazz, elettronica, rock, improvvisazione e composizione.
A due anni di distanza da Digital Desert, torna con un lavoro pregevole e originale, che parte dal passato glorioso degli Slivovitz – da lui fondati nel 2001 – e arriva all’attuale militanza con i lanciatissimi , attraversando tutta l’esperienza accumulata in anni di lavoro, dalla partnership con Enrico Rava a quella con Flo. Come sottolinea lo stesso chitarrista, “ è esattamente una sintesi tra i precedenti album Frammenti e Digital Desert. A differenza dei precedenti, racchiude tutte le diverse ricerche musicali accumulate in questi anni. Tra composizione e improvvisazione,  è assolutamente in mezzo. Forse, rispetto a Frammenti, c’è meno improvvisazione radicale, meno impro se vogliamo chiamarlo così”.
In questo album che  pubblica solo in digitale, disponibile in streaming e download su tutte le piattaforme (Spotify, YouTube Music, iTunes, Amazon etc.), chiama a raccolta tanti musicisti a lui cari, da Dario Deidda a Stefano Costanzo, passando a Pietro Santangelo e Salvatore Rainone, che con lui hanno condiviso gli anni negli Slitovitz: “Il brano Jakko è assolutamente in linea con quanto fatto con gli Slivovitz. L’esperienza Slivovitz continua a riverberare nel mio percorso attuale. Tutte le sperimentazioni che ho fatto in 17 anni con Slivovitz mi rendono il musicista che sono adesso. È stata una grande scuola”.



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