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Cronaca Nera

Il boss al carcere duro trovato con tre telefonini in cella: aperta un’inchiesta sulle complicità

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E’ stata aperta un’indagine dallo speciale nucleo investigativo della polizia penitenziaria per scoprire le complicità che hanno permesse al boss Giuseppe Gallo detto peppe o’ pazzo di detenere e usare addirittura tre telefonini nonostante fosse al regime di carcere duro nel penitenziario di Parma. Ieri mattina infatti gli agenti del Gom (gruppo operativo mobile) della Polizia penitenziaria e quelli del Nic (nucleo investigativo centrale) hanno scovato nella sua cella addirittura tre telefonini. Un iPhone e due apparecchi Android, tutti perfettamente funzionanti e dotati di schede sim sulle quali sono state avviati accertamenti. Gallo – sostengono gli investigatori – utilizzava quasi quotidianamente il cellulare. Ora le indagini oltre a scoprire come è stato possibile intrdurre i tre telefoni e soprattutto con la complicità di chi sono volte ad accertare anche con chi parlava e soprattutto se questi telefoni venivano utilizzati o messi a disposizione anche da altri detenuti. Del rinvenimento è stata informata la procura nazionale antimafia. Giuseppe Gallo, infatti, è il primo detenuto al 41bis trovato in possesso di cellulari, almeno il primo di cui si ha conoscenza. E’ considerato un pericoloso narcotrafficante e aveva anche strettissimi legami con il clan Amato-Pagano, i famosi scissionisti di Secondigliano. Un episodio gravissimo su cui ora vi è grande attenzione da parte degli investigatori per arrivare a tutti i responsabili. il boss che per anni si è finto pazzo, percependo anche la pensione di invalidità è stato condannato in settimana in appello a 20 anni di carcere per aver partecipato al duplice omicidio di Massimo Frascogna e Ruggiero Lazzaro, in un intreccio di ‘favori criiminali tra i clan Lo Russo di Miano e gli Amato-Pagano. Il mese scorso alla moglie sono stati sequestrati beni per oltre 100 milioni di euro.

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Cronaca Giudiziaria

Napoli, ucciso a Capodanno dalla figlia del boss: stop alla cartella esattoriale. L’avvocato: ‘Fine dell’incubo’

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Napoli, ucciso a Capodanno dalla figlia del boss: stop alla cartella esattoriale. L’avvocato: ‘Fine dell’incubo’.

 

L’Agenzia delle Entrate ha fatto un passo indietro rispetto alle pretese fiscali relative a un risarcimento mai ottenuto da una vittima della criminalita’, Nicola Sarpa, rimasto vittima, a soli 24 anni, di un colpo di pistola esploso a Capodanno da Emanuela Terracciano, all’epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto ‘o niron , capocamorra dei Quartieri Spagnoli di Napoli. L’assassina e’ nullatenente e ad accollarsi le spese, quasi 17mila euro, avrebbe dovuto essere la famiglia della vittima, che per la Legge risponde in solido. “Ringraziamo l’Agenzia delle Entrate”, dichiara in una nota l’avvocato Angelo Pisani insieme con i suoi assistiti. “Oggi siamo stati sollevati e liberarti da un incubo, una cartella fiscale impossibile da pagare. Le nostre istanze sono state accolte e sono state cancellate tasse e sanzioni inammissibili”. “La somma, quasi 17mila, era stata richiesta anche in relazione a un ingente risarcimento, 626mila euro – spiega Pisani – che la famiglia non percepira’ mai in quanto la responsabile dell’omicidio risulta nullatenente”.

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La famiglia avrebbe dovuto pagare imposte e sanzioni relative alla causa di risarcimento danni intentata dalle vittime contro colei che e’ stata ritenuta dalla Giustizia la colpevole della morte di Nicola Sarpa. Il Giudice ha ritenuto che la colpevole dovesse risarcire con 626mila euro la famiglia della vittima. “L’Agenzia delle Entrate – sottolinea Angelo Pisani – ha dimostrato che chi sta dalla parte giusta deve continuare a credere nella Giustizia e contrastare sempre l’ingiustizia. Ora aspettiamo il riscontro del Presidente della Repubblica in merito alle nostre richieste e alle tante problematiche/oneri per i cittadini che auspicano giustizia ma collezionano delusione e danni”. “Speriamo che in futuro nessuno piu’ debba pagare o peggio esser tassato in luogo di chi sbaglia e del colpevole di turno che con trucchi e cavilli mortifica e delude chi chiede giustizia”, conclude l’avvocato.

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